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Aste

Christie's: primavera italiana

Le case d'asta in Italia

Mariolina Bassetti. © 2019 Christie's Images Ltd

Intervista a Mariolina Bassetti, presidente di Christie's Italia e direttore del dipartimento di Arte del dopoguerra e contemporanea di Christie's per l'Europa continentale.

Nella storia della vostra casa d’aste e dall’inizio della vostra attività, quali sono stati i vostri top lot storici?

Christie’s è presente in Italia da oltre mezzo secolo e nel corso di questi decenni di attività ha stabilito numerosi record per quasi tutte le categorie d’arte, oggetti da collezione, gioielli e orologi. Più di recente, data la vocazione internazionale della nostra azienda, abbiamo deciso di concentrare la nostra attenzione sul mercato dell’arte moderna e contemporanea italiana con un’asta dedicata che avviene ogni primavera a Milano. Di conseguenza, tutte le altre categorie sono ora offerte nelle nostre sale d’asta straniere con risultati straordinari che ci rendono i leader mondiali del mercato secondario. Restando in Italia, dunque, mi pare più opportuno enfatizzare il successo degli artisti italiani del Novecento che, grazie alla nostra asta milanese ed alla sua omologa londinese (Thinking Italian, ogni ottobre a Londra), hanno attratto un pubblico sempre più vario ed internazionale. La nostra strategia continua a portare ottimi risultati – basti pensare che la nostra Milan Modern and Contemporary ottiene sempre il massimo totale individuale per qualsiasi asta battuta in Italia. Sebbene non si vive di soli record, Christie’s può andar fiera del suo primato. Detiene infatti i record mondiali d’asta per alcuni dei maggiori esponenti del Novecento italiano. Primo fra tutti, Lucio Fontana con un sublime «Concetto spaziale, La fine di Dio» del 1964 venduto a NY nel novembre 2015 per oltre $29 milioni. Altro record assoluto per Giorgio de Chirico con «Il ritornante» del 1918, presentato nel contesto della leggendaria vendita della Collezione di Yves Saint Laurent e Pierre Bergé a Parigi nel 2009 (€11 milioni). Il 2018 ha visto poi un nuovo record Giorgio Morandi, quando una sua iconica «Natura morta», proveniente dalla Collezione di Peggy e David Rockefeller è stata aggiudicata per $4,3milioni a New York lo scorso maggio; ma anche quello dell’«Achrome» di Piero Manzoni che, con quasi €3 milioni, ha raggiunto il prezzo più alto per qualsiasi opera d’arte contemporanea mai venduta all’asta in Italia.

Quali sono le categorie di compratori oggi - età, sesso, professione…?
Christie’s è fisicamente presente in quarantasei Paesi, abbiamo inoltre dieci sale d’asta che si trovano a Londra, New York, Parigi, Ginevra, Amsterdam, Dubai, Zurigo, Hong Kong, Shanghai e naturalmente anche a Milano. Tutte le nostre aste si distinguono per l’approccio fortemente internazionale e vedono la partecipazione di collezionisti provenienti da tutto il mondo, ciascuno dei quali è spesso interessato a diverse categorie. Sempre più di frequente, i nuovi compratori sono giovani e derivano le proprie fortune dal settore delle nuove tecnologie.

Perché comprano arte?
La passione per l’arte e per gli oggetti da collezione accumuna tutti i nostri clienti: infatti, di norma, un collezionista non limita il proprio interesse a un’unica categoria o ad un’epoca specifica e, nel tempo, una raccolta significativa finisce per includere vari settori, dal classico al contemporaneo, dalla ceramica alla fotografia. Ad esempio, in occasione della Frieze Week londinese di ottobre, abbiamo curato un’asta speciale intitolata Un/Breakable. La vendita, che è stata pensata proprio per questo tipo di collezionisti cross-category, tracciava lo sviluppo della tecnica e degli stili impiegati nella produzione ceramica da Paul Gauguin fino all’artista contemporaneo giapponese Takuro Kuwata. È stato un grande successo che ci incoraggia a proseguire sulla via della sperimentazione. Nelle nostre aste di arte del dopoguerra e contemporanea di marzo a Londra presenteremo Masterpieces of Design and Photography, un format che accosterà altre due dinamiche discipline.

Su quali categorie di opere, autori, epoche suggerite di investire?
Il mio consiglio è sempre di concentrarsi sulle opere e sugli artisti che stimolano maggiormente il nostro intelletto e appagano il nostro senso estetico. L’acquisizione di un’opera d’arte dovrebbe essere guidata soprattutto dalla passione piuttosto che unicamente dal perseguimento di un investimento economico. I luoghi più adatti per mettersi alla prova e dar inizio alle proprie ricerche sono senz’altro le mostre, le fiere d’arte e le case d’asta. I nostri specialisti sono costantemente disponibili per rispondere alle domande sulle opere degli artisti esposte nei nostri spazi espositivi e siamo sempre felici di condividere la nostra conoscenza storico-artistico ed esperienza di mercato.

Qual è la vostra previsione per il mercato del 2019?
Prevediamo un anno stabile con numerosi nuovi successi nel mercato delle aste. Ritengo infatti che, sia all’estero che in Italia, stia avvenendo un ritorno ai capolavori del Novecento storico. In tal senso posso anticiparvi che, nella nostra prossima asta Milan Modern and Contemporary ad aprile, sarà inclusa una splendida «Natura morta» di Giorgio Morandi.

Potete già fare qualche anticipazione delle vostre proposte del prossimo anno?
La Post-War & Contemporary Art Week di marzo a Londra sarà guidata da un altro straordinario doppio ritratto di David Hockney raffigurante Henry Geldzahler e Christopher Scott. Questo dipinto, proveniente dalla serie dei sette doppi ritratti di grande scala, coinvolge lo spettatore nell’intimità della cerchia di alcuni tra gli amici più cari di Hockney. Osservandolo si ha l’impressione di percepire la presenza di un «non-detto» tra i due amanti in esso effigiati. Credo sia proprio questo che conferisce all’opera un forte drammatismo umano – la caratteristica più tipica dei capolavori di Hockney. L’opera proviene dalla prestigiosa collezione di Barney A. Ebsworth di cui Christie’s ha già offerto vari capolavori nel corso del 2018 ottenendo, finora, un totale di oltre $323 milioni.

Come è composto oggi il vostro staff?
La nostra squadra è veramente internazionale, dinamica, appassionata. Siamo uniti dalla passione per l’arte e per gli oggetti che selezioniamo per i nostri clienti. Possiamo contare su un gruppo di Direttori Internazionali che dirige un team regionale dall’Europa all’America e all’Asia. In Italia, dove siamo presenti dal 1958, abbiamo un ufficio a Roma ed uno a Milano, dove hanno luogo le nostre aste. Lo staff italiano è composto da amministratori, specialisti e rappresentanti regionali. Tutti insieme lavoriamo per soddisfare le richieste provenienti da tutto il territorio nazionale, assistendo venditori e compratori.

Quali strategie suggerite per rilanciare i settori in sofferenza quali mobili antichi, argenti, tappeti orientali ecc.?
Ricercato, storico, delicato, complesso, appariscente e meraviglioso sono alcuni degli aggettivi che vengono subito in mente quando si parla delle grandi Arti Decorative classiche, offerte nelle aste di Christie’s fin dalla sua fondazione nel 1766. Anche nel corso del 2018 Christie’s ha voluto celebrare queste categorie investendo in innovativi programmi capaci di ispirare nuove generazioni di acquirenti. Infatti, numerose aste curate da alcuni dei nostri migliori esperti sono state proposta in concomitanza delle fiere-chiave del settore, come ad esempio The Exceptional Sale e The Collector Sale, oltre alle aste denominate Interiors e Private Collections. Coordinando il calendario delle vendite in modo più attento alle esigenze dei collezionisti, abbiamo potuto rivolgerci ad un pubblico più ampio ed internazionale che risposto con entusiasmo producendo notevoli risultati di vendita. Infine vorrei sottolineare che nel 2018 abbiamo notato una crescita delle acquisizioni di Arte Decorativa da parte dei nostri clienti asiatici, culminata con la celebrazione del concetto di «Brown as the new Black» nella seconda metà dell’anno. Crediamo che questa tendenza continuerà a crescere anche nel 2019 con il coinvolgimento e l’aumento d’interesse dei Millennials che portano nel nostro mondo una prospettiva estetica ed eco-consapevole.

Michela Moro, da Il Giornale dell'Arte numero 393, gennaio 2019






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