Chiusura shock di Juana de Aizpuru in Spagna, mentre Cheim & Read dice addio a New York

Ma interessanti nuove aperture rinnovano il panorama delle gallerie internazionali

Juana de Aizpuro. Foto cortesia della galleria Juana de Aizpuru
Roberta Bosco |  | Madrid

«Ho sempre detto che non mi sarei mai ritirata, ma tutto ha una fine». Con queste parole la gran dama dell’arte spagnola Juana de Aizpuru, 90 anni compiuti a agosto, fondatrice della fiera Arco e sua prima direttrice, ha annunciato la chiusura del suo mitico spazio della calle del Barquillo di Madrid, a due passi dal Museo Reina Sofía. Senza perdere tempo, il direttore del principale museo d’arte contemporanea di Spagna Manuel Segade, ha acquistato per 96.800 euro l’archivio della galleria. In cambio sulla vendita della collezione («vendita, non donazione», conferma la gallerista), per ora assoluto riserbo.

La notizia è stata come una doccia fredda per il mondo dell’arte spagnolo, nessuno se lo aspettava, anche se le voci erano iniziate un anno fa, quando la figlia di Juana, Concha, andò in pensione, dopo aver lavorato 27 anni nella galleria, che venne aperta a Siviglia nel 1970 e si spostò a Madrid nel 1983. In una Spagna appena uscita dalla dittatura franchista, senza istituzioni culturali né legami con la modernità e negli anni seguenti, Aizpuru fu fondamentale per la difesa delle avanguardie contro l’immobilismo artistico e per la professionalizzazione, l’evoluzione e il consolidamento del mercato dell’arte spagnolo. «Soprattutto mi spiace per gli artisti, molti sono con me da 40 anni», assicurava la gallerista. 

La chiusura è senza dubbio la più eclatante, insieme a quella di N2 a Barcellona, un punto di riferimento per artisti mid-career ed emergenti, ma non è l’unica, anche se non si può parlare di crisi. Sembra piuttosto un momento di cambio e le chiusure si equilibrano con cambi di spazio e di progetto e con nuove e rilevanti aperture. «Se c’è un problema non è la mancanza di gallerie, ma di collezionisti e non penso alle grandi fortune, ma ai liberi professionisti che preferiscono spendere in abiti firmati o in oggetti di design» assicura Quico Peinado, presidente dell’influente Art Barcelona e membro del consiglio direttivo del Consorzio di gallerie d’arte contemporanea della Spagna, che riceve quotidiane richieste di adesione. «I progetti molto personali come quello di Juana non sopravvivono all’abbandono della loro alma mater, ma non è un momento di crisi. Siamo un settore che ha un costante bisogno di reinventarsi e di adattarsi alle trasformazioni della società» afferma Peinado, citando la trasformazione logistica e concettuale di Intersticio di Madrid che diventa la galleria Belmonte.

La galleria Pedro Cera di Lisbona ha festeggiato il suo 25mo anniversario aprendo una sede a Madrid con una mostra di David Claerbout, mentre la storica Mayoral di Barcellona, che rappresentò maestri come Picasso o Miró, in occasione del 35mo anniversario, tra gennaio e febbraio, inaugurerà un nuovo spazio dedicato alle tendenze più contemporanee. «Barcellona si è sempre distinta per essere una metropoli dove convergono grandi movimenti artistici di portata globale e il nostro obiettivo è offrire una vetrina alle avanguardie emergenti che le proietti a livello internazionale» spiega Eduard Mayoral, figlio del fondatore della galleria, che consolidò il suo processo di internazionalizzazione nel 2019 con l’apertura di una sede a Parigi.

La tendenza spagnola si apprezza anche in altri paesi e tra le recenti chiusure illustri spicca a fine dicembre quella della galleria di New York, Cheim & Read dopo un impeccabile percorso di 26 anni. John Cheim e Howard Read inaugurarono la galleria a Chelsea, con una mostra di Louise Bourgeois e Jenny Holzer e da allora hanno rappresentato molti importanti artisti contemporanei, in particolare donne. La direttrice della galleria Maria Bueno ha già reclutato la maggior parte dei nomi blue-chip rappresentati da Cheim & Read, come Jean-Michel Basquiat, Louise Bourgeois, Joan Mitchell, Alice Neel o Sean Scully per la sua nuova impresa Bueno & Co. Intanto Cheim ha venduto la sua collezione personale a Sotheby’s New York per 34,7 milioni di dollari.

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