Chiese nazionali italiane di Roma | Chiesa del Santissimo Sudario dei Piemontesi

Arte e architettura da riscoprire delle comunità europee e regionali

Alessandro Agresti |  | Roma

La colonia dei piemontesi (che comprendeva anche i savoiardi e i nizzardi) ebbe la sua arciconfraternita a Roma nel 1597, per espressa volontà del pontefice regnante, Clemente VIII: la sua sede era nella chiesa, scomparsa, di San Ludovico, sorta dove ora è Sant’Andrea della Valle. Non casualmente per il nuovo edificio si scelse un luogo non troppo lontano: per la sua costruzione ebbe una parte fondamentale Carlo Rainaldi, prima nel 1667, con allungamento della navata, rifacimento del tetto e delle fondamenta, poi nel 1682-1692, con l’esecuzione dell’attuale facciata e del sontuoso altare maggiore.

La prima, scandita da paraste che tripartiscono la superfice, è sormontata da un bel timpano spezzato che, insieme allo stemma dei Savoia, dona movimento a un’architettura nel suo insieme sobria e nitidamente articolata. Il secondo spicca nel prezioso interno con marmi colorati ad un'unica navata: le colonne abbinate incorniciano la splendida pala di Antonio Gherardi, di iconografia inconsueta. Cristo, infatti, è esposto su un catafalco al cospetto dei principali santi cari alla casa di Savoia, con una immagine improntata a un severo realismo e a una notevole ricchezza della tavolozza di ascendenza veneta.

Immagine che si collega direttamente ai rutilanti stucchi del poco conosciuto Pietro Mentinovese, che informati alla più strenua poetica del barocco berniniano vedono angeli e cherubini che paiono portare al cielo la Sacra Sindone che sta per essere accolta dal Cristo planante dal Timpano, con una immagine particolarmente teatrale e vivida. La copia della Sindone che vediamo tutt’oggi venne eseguita dalla principessa Maria Francesca di Savoia, che si specializzò nella produzione di siffatti oggetti: quella nella chiesa del Santissimo Sudario venne donata ad Alessandro VII che la donò a sua volta all’arciconfraternita.

La bella pala con «La visione del beato Amedeo di Savoia» è stata di recente riferita al talentuoso Luigi Garzi, pittore romano che ebbe importanti committenze per la corte sabauda: ordinata da una calcolata impaginazione per diagonali si distingue per la ricca cromia e il contenuto dinamismo: nella convenienza dei gesti e della resa degli affetti come nella accorta idealizzazione dell’immagine già preannuncia i successivi sviluppi settecenteschi si simili raffigurazioni (nate sotto il segno della poetica di Carlo Maratti). Infine in sagrestia sono due belle pale di Lazzaro Baldi, informate alla più pia devozione, non che un notevole cenotafio di epoca neoclassica del talentuoso e poco indagato scultore piemontese Felice Festa.

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