Chiese nazionali di Roma | San Nicola dei Lorenesi

Arte e architettura da riscoprire delle comunità europee e regionali

Alessandro Agresti |  | Roma

Situata nei pressi di Piazza Navona, e chiamata in precedenza San Nicola in Agone, questa chiesetta venne assegnata alla nazione di Lorena da Gregorio XV Ludovisi con una bolla del 1623. Infatti in precedenza gli stessi lorenesi, insieme ai francesi, nel 1588 fondarono la Congrégation de Saint-Louis, con la relativa costruzione della chiesa di San Luigi dei Francesi, nel 1588; d’altronde i primi avevano solo una loro cappella in quell’edificio ed avevano già in progetto di edificarne uno proprio.

Quindi nel fatidico 1623 si iniziò a demolire un vetusto edificio preesistente per costruirne uno nuovo, su progetto dell’architetto François du Jardin, che venne terminato nel 1635. Suggestiva la descrizione che ne fa Pompilio Totti: «di questa chiesa non ci è dato altro da scrivere, se non che hora è fatta di nuovo dalla nazione di Lorena con bella facciata di pietra; poiché cavando i fondamenti, v’hanno trovato sotto smisurate pietre del vecchio Cerchio Agonale, e con questo l’hanno fabbricata».

Il severo aspetto della facciata non lascia presagire la ricchezza dei preziosi marmi che ornano l’interno della chiesa non che il fasto garbato e vezzoso delle pitture che tutt’oggi è possibile ammirare. Infatti nel 1730 la beatificazione del lorenese Pierre Fourier, avvenuta sotto il pontificato di Clemente XII Corsini, fu l’occasione che spinse la confraternita a dare ancor più lustro alla sua chiesa: si decise di affrescare l’interno dell’edificio, fino a quel momento qualificato solo da alcuni dipinti, e si decise di commissionare il lavoro a Corrado Giaquinto, che nel giro di soli due anni, dal 1731 al 1733, portò a termine l’opera.

Essa consistette nelle pitture della navata (un complesso sistema decorativo composto da bassorilievi, cornici e lunette a trompe l’œil di gusto squisitamente settecentesco con al centro la raffigurazione di «San Nicola che fa scaturire l’acqua da una roccia»), nelle pitture della tribuna (con la raffigurazione delle «Virtù Teologali»), dei peducci della cupola (con le «Virtù Cardinali»), infine della cupola (con «Il Paradiso»).

Fu quella la prima commissione pubblica di colui che era destinato a divenire uno dei più abili e richiesti frescanti d’Europa, che nella leggiadria di quelle raffigurazioni bibliche declinate con un fasto tutto profano si mostra già come uno dei pittori più «moderni» del tempo. E varrà la pena di segnalare due bei modelli, poco conosciuti, per la cupola, il primo in collezione privata, il secondo nel Museo di San Paolo del Brasile, nei quali l’educazione napoletana – vi si ravvisano echi della lezione del Giordano come del De Matteis – lascia il posto a una gentilezza figurale tutta romana.

CHIESE NAZIONALI DI ROMA
Arte e architettura da riscoprire delle comunità europee e regionali

Sant’Antonio dei Portoghesi
Santa Maria in Monserrato
Sant'Isidoro
San Nicola dei Lorenesi
Santa Maria dell'Anima
Santo Spirito dei Napoletani
Basilica di San Marco
San Salvatore in Lauro
San Giovanni dei Fiorentini

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