Chiese antiche: perché porte moderne?

Con la scomparsa di Desideria Pasolini dall'Onda riproponiamo un articolo a sua firma apparso sul Giornale dell'Arte, dove la fondatrice di Italia Nostra sottolinea l'importanza di un approccio rigoroso agli interventi sui beni storici italiani

Desideria Pasolini dall'Onda insignita dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi
Desideria Pasolini dall'Onda |

«Nella nostra cultura non è ancora entrata la sensibilità di rifiutare arbitrarie immissioni di arte contemporanea in opere d'arte antiche o nei centri storici considerati monumento unico. Questa volta tocca al Duomo di Faenza, dopo molti episodi in altre storiche cattedrali in tutt'Italia. E sì che numerosi architetti contemporanei autori di bellissimi edifici sacri (vedi la chiesa di Meyer a Tor Tre Teste a Roma) hanno la possibilità di progettare tutta la chiesa, compresi i portoni d'accesso.

È nello spirito della concezione unitaria della loro opera: solo a loro spetta il compito di proseguirla e completarla. Non si comprende per quale ragione oggi in numerosi centri storici la Curia senta la necessità di alterare le porte della facciata delle basiliche o del Duomo o di abbellire l'interno degli edifici sacri con arredi discutibili per la loro incongruità all'ambiente. Qui non si vuole discutere la qualità dell'opera inserita, ma l'inaccettabile inserimento dell'arte contemporanea nella vetustà della facciata dell'edificio.

Contro le porte del Duomo di Orvieto, scolpite da Emilio Greco, l'opposizione delle associazioni con in testa Italia Nostra e di molti studiosi fu forte. Ma a nulla è servita. Inutile anche la disapprovazione e la lotta per evitare che le sculture di Manzù decorassero le porte di San Pietro a Roma. Benché artista ammirato e amico di Italia Nostra, l'Associazione non diminuì la sua rivolta, ma perse la battaglia.

Lo stesso allarme destò la porta dorata della basilica di Santa Maria Maggiore a Roma del tutto contrastante con il porticato. Tutto invano. Ora la decisione della Curia di porre mano alle porte lignee della Cattedrale di Faenza e di sostituirle con porte di bronzo scolpite da un artista contemporaneo è un'operazione gravissima. Tra le associazioni culturali Italia Nostra è in prima linea.

La cattedrale di Faenza risale al 1474 su progetto del fiorentino Giuliano da Maiano. Presenta una facciata che trasferisce all'esterno la struttura interna a tre gradazioni altimetriche risolvendosi nell'equilibrio dei campi a salienti. Il fronte incompiuto in laterizio con basamento marmoreo dei primi del '500 è scandito da oculi e finestre e da tre portali lignei di nobile fattura. Si aggiunga che la scabra facciata in mattoni dentati bruniti dal tempo ha una potenzialità di vigoroso chiaroscuro che da sola contrasterebbe i nuovi battenti istoriati in bronzo.

La Curia di Faenza ha colto l'occasione di un lascito legato allo scopo per impegnare la somma nella realizzazione di porte bronzee ad opera di artisti selezionati tra un numero di progetti presentati alla Diocesi. Ma la cittadinanza, a quanto appare dalla stampa nell'infuriare della vivace polemica in rapporto all'iconografia e alle dubbie giustificazioni culturali dell'operazione, ignora la sostanza dei progetti. La Curia rifiuta di esporre i progetti e di discutere pubblicamente come richiesto. La situazione è preoccupante perché ripropone un atteggiamento di grande disinvoltura verso i contesti storici.

Vi è stata l'opinione contraria e autorevole di studiosi come quella di Antonio Paolucci (Resto del Carlino, 26 maggio 2006). Egli auspica per la cattedrale di Faenza una posizione che ribadisca l'intangibilità del contesto, non potendosi accettare un qualsiasi intervento diretto a modificare l'aspetto consolidato dei monumenti sulla base della Carta del Restauro che è ancora insuperata e vincolante».


L'articolo è apparso originariamente su « Il Giornale dell'Arte» n. 263, marzo 2007, a firma di Desideria Pasolini dall'Onda, già Presidente di Italia Nostra

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