Chi non viaggia non legge: -88% tra 2019 e 2021

Crollo dei viaggiatori e musei chiusi, costi di carta e di stampa: mentre il mercato di narrativa e saggistica è cresciuto del 16% nel 2021, l’editoria artistica e del turismo è in piena crisi. Che cosa dicono gli editori

Tra il 2019 e il 2021 l’editoria d’arte e di viaggio ha presentato una riduzione del fatturato dell'88%
Arianna Antoniutti |

Per l’editoria d’arte e di viaggio la profonda crisi dovuta alla pandemia non ha conosciuto tregua. In ragione di un’attività imprenditoriale legata a doppio filo al turismo, le case editrici del comparto presentano fatturati allarmanti: si registra una riduzione media dell’85% tra il 2019 e il 2020, dell’88% tra il 2019 e il 2021. I numeri del turismo, difatti, parlano chiaro: a fronte dei 220 milioni di presenze straniere nel 2019, nel 2021 (entro ottobre) l’Italia ne ha registrate poco più di 15 milioni. Nel 2020 il Governo ha stanziato, dal Fondo emergenze imprese e istituzioni culturali, 12 milioni per gli editori di arte e turismo. Quali misure sono ora necessarie per supportare il settore? Lo abbiamo chiesto agli editori, a partire da una ricerca condotta dall’Aie, Associazione Italiana Editori, sullo stato del libro in Italia e in Europa nel secondo anno di pandemia.

L’Aie, nata nel 1869, rappresenta e tutela sul piano nazionale e internazionale gli editori di libri, riviste scientifiche e contenuti digitali. I suoi aderenti costituiscono oltre il 90% del mercato librario italiano. Dal 2017 ne è presidente Ricardo Franco Levi, membro del consiglio di sorveglianza di Siae, e dal 2020 vicepresidente Fep, Federazione degli editori europei. L’ultima analisi evidenzia come in Italia il mercato di varia (narrativa e saggistica) sia cresciuto nel 2021 del 16% rispetto all’anno precedente, e come l’editoria italiana si attesti sesta su scala mondiale e quarta in Europa.

Levi (Aie): «La tempesta perfetta del libro»
«Innanzitutto, esordisce Ricardo Franco Levi, c’è da rimarcare come, in un panorama mondiale in cui l’Europa quasi mai è in cima nella lista dei soggetti attivi in settori produttivi, come ad esempio alta tecnologia o industria automobilistica, c’è un campo che, al contrario, spicca per prevalenza e predominio europeo, ed è proprio il libro. Nel mondo dell’editoria l’Europa è il gigante mondiale. D’altro canto l’editoria d’arte e di turismo possiede una caratteristica specifica: l’essere intimamente connessa al mondo del turismo e più in generale alla movimentazione delle persone. È evidente che tale comparto editoriale non poteva che essere colpito in maniera rilevante dalla pandemia. A questa crisi si sommano poi i sempre crescenti costi di stampa e carta, e il problema della disponibilità della carta stessa. Anche a causa del processo in atto, di riconversione della produzione verso le carte per imballaggi, è addirittura a rischio la programmazione editoriale. Quella della carta è realmente, per l’editoria, ciò che potrei definire una tempesta perfetta.

Noi stiamo chiedendo, con grande decisione e spero con un buon ascolto da parte delle istituzioni, la riproposizione del contributo diretto agli editori di arte e turismo, in ragione della loro natura del tutto specifica. In misura più generale, stiamo sollecitando la riproposizione del contributo in termini di credito d’imposta per l’acquisto della carta. Tale contributo era uno dei tradizionali strumenti di sostegno all’editoria libraria, negli ultimi anni riservato, date le scarse risorse disponibili, ai soli editori di periodici e di giornali. Stiamo inoltre appoggiando l’iniziativa, promossa dal ministro Dario Franceschini, di una
legge di sistema sul libro. Il ministro, dopo aver ottenuto l’approvazione per una legge di sistema del cinema, sta attivamente lavorando, con un tavolo al quale partecipa l’Aie, per una legge analoga per il settore del libro».

Vitta Zelman (Skira): «Ristori finora risibili»
Anche Skira, il più antico marchio nella storia dell’editoria d’arte internazionale, ha dovuto fare i conti con la crisi del comparto arte e turismo, come, dati alla mano, ci illustra il presidente Massimo Vitta Zelman. «Abbiamo avuto un biennio 2020-21 con un calo complessivo di fatturato dell’ordine del 40%, spiega. Se guardiamo ai nuclei fondamentali del nostro lavoro, ha tenuto sostanzialmente la vendita trade, ossia la distribuzione libraria in Italia e all’estero, dove la componente di vendite online ha compensato il calo delle vendite nelle librerie nei periodi di chiusura. Nel settore legato ai musei e alle mostre, che comprende tutta l’attività editoriale, la gestione dei bookshop, i servizi museali, il calo ha toccato il 55%. In questo settore non potevano che registrarsi dati disastrosi, che hanno riguardato tutte le iniziative editoriali ed espositive.

Consideriamo, a titolo di esempio, l’evento artistico più rilevante del 2020, la mostra kolossal di
Raffaello alle Scuderie del Quirinale, di cui noi siamo stati editori del catalogo. Nonostante l’esposizione abbia mostrato tutta la sua potenza, riempiendo le sale delle Scuderie persino nel cuore della notte, è riuscita a totalizzare appena il 40% in termini di visitatori rispetto alle attese, ed evidentemente tutti i conti sono andati di conseguenza. A differenza di altri editori d’arte italiani, la Skira ha una forte attività internazionale, che si diparte sia dalla sede milanese sia dalla Skira parigina. Ad esempio, in questa rete di relazioni con grandi istituzioni artistiche in tutto il mondo, abbiamo curato il versante editoriale del Louvre ad Abu Dhabi. Inevitabilmente, anch’esso è stato tragicamente colpito. Ma l’area più martoriata, di certo, è stata la produzione delle mostre, che però ha avuto, rispetto all’editoria d’arte, il vantaggio di un significativo ristoro concesso dal Ministero. Per quanto concerne l’editoria d’arte, i ristori sono stati invece risibili, per lo meno nel nostro caso. Se paragonati alla nostra quota di mercato, meno del 10% di quello che poteva essere un riparo rispetto a quanto avvenuto. I contributi sono inoltre andati a ristoro del 2020, mentre non si è considerato, finora, che il 2021 è stato come il 2020, se non peggio per quanto riguarda mostre e musei».

Polimene (Emons): «Punti vendita nei poli museali»
Come reagiscono a questa situazione le case editrici indipendenti? Sergio Polimene è direttore generale dell’italo-tedesca Emons, apripista in Italia nel settore degli audiolibri, che dal 2014 pubblica la collana cartacea «111 luoghi di...», guide insolite delle principali città internazionali e italiane. «Negli ultimi 6 anni, spiega, abbiamo assistito a una costante crescita degli audiolibri e, come confermano i dati dell’Aie, durante la pandemia c’è stata una vera e propria esplosione (+37%), cui hanno contribuito diversi fattori, innanzitutto l’avvento delle nuove piattaforme e l’utilizzo sempre più diffuso della tecnologia. Per la nostra collana 111 luoghi di”, il 2021, in controtendenza, è stato un buon anno, con un aumento sia delle novità pubblicate, sia delle ristampe. La spiegazione che ci siamo dati è che le nostre guide sono legate al territorio, a un turismo di prossimità.

Certo la crisi del 2020 non è ancora superata. Molto è stato fatto in termini di sostegni che, in alcuni casi, hanno permesso agli editori di evitare la chiusura. Altri però, quelli meno consolidati, non ce l’hanno fatta. Il momento rimane critico per le case editrici indipendenti e meno strutturate, i costi di carta e stampa inoltre preoccupano e andranno a incidere sul costo dei libri
».Che cosa andrebbe fatto per aiutare il settore? «Andrebbero potenziati, in generale, i punti di vendita dei prodotti editoriali d’arte e turismo in tutti i poli museali, grazie a specifici accordi e con concessione gratuita per le librerie indipendenti, non integrate nei servizi museali. Anche le librerie sono in grande sofferenza, schiacciate dal commercio online. Quella che è in atto, sotto questo aspetto, non è una rivoluzione, ma un’involuzione».

Peruccio (Edt): «Ristori per la ricostruzione»
Guarda al turismo internazionale la torinese Edt che, dall’inizio degli anni Novanta, traduce e pubblica in italiano le guide Lonely Planet, leader di mercato e riferimento per i viaggiatori indipendenti e che, dal 2011, pubblica l’edizione italiana delle guide, carte stradali e piante di città Marco Polo. Claudia Peruccio, direttore generale della casa editrice, traccia un bilancio del biennio trascorso. «Innanzitutto sapere che il fatturato italiano ha registrato una crescita a due cifre, e che l’Italia risulti essere la sesta editoria al mondo, è una soddisfazione enorme, in un mercato che è sempre stato molto difficile.

Detto questo, il settore arte e turismo è stato, è continua a essere, il più penalizzato. Qualche numero sull’entità della crisi: per quanto concerne il mondo Lonely Planet e Marco Polo, nel 2020 c’è stato un crollo del fatturato dell’80%. Abbiamo recuperato qualche punto nel 2021, ma se confrontiamo il fatturato del 2021 al 2019, la perdita si attesta al 73%. Cifre di questo tipo sono terremoti per un’attività imprenditoriale. In questo biennio più che mai si è apprezzato il Paese Italia, in quanto fondato anche su garanzie importanti. Lo Stato ha sostanzialmente garantito ammortizzatori sociali che sono stati per noi fondamentali. Nuovi ristori sarebbero senz’altro necessari, proprio perché ci troviamo nel momento più importante e delicato che è la ricostruzione. Quest’anno costituisce un po’ una scommessa, e noi abbiamo deciso di puntare. Puntare significa avere un piano editoriale e ritornare a lavorare, sebbene ancora con moltissime incertezze
».

Lozzi (Gruppo Lozzi): «Un comparto ad hoc nell’Aie»
Per affrontare una situazione tanto complessa è necessario fare sistema, dice Claudio Lozzi del romano Gruppo Lozzi, che racchiude sette case editrici (Archeolibri, Edizioni Cartografiche Lozzi, Iter Edizioni, Lozzi Editori, Lozzi Publishing, Lozzi Roma, Editrice Millenium) e che ha come vocazione principale l’editoria turistica. Lozzi, senior publisher e socio delle case editrici Lozzi Roma e Archeolibri, spiega perché è prioritario creare un comparto, all’interno dell’Aie, che rappresenti le case editrici di turismo e d’arte. «I nostri prodotti editoriali, rivolti essenzialmente ai turisti stranieri, spiega, sono tradotti, a volte, in trenta lingue differenti. Nel momento in cui è venuto meno il flusso turistico, soprattutto extraeuropeo, la conseguenza è stata un crollo di vendite: nel 2020, rispetto al 2019, abbiamo registrato una flessione addirittura del 97,5%.

L’assenza prolungata di turisti, che si sta verificando anche nei primi mesi del 2022, incide in maniera pesantissima sui nostri bilanci, e sui bilanci di tutti gli editori del medesimo comparto. Per questo motivo, nel mese di febbraio, ci siamo rivolti al Governo con un
appello, firmato da 47 editori italiani di turismo e arte (tra i quali Touring Club Italiano, L’Erma di Bretschneider, Edt), per chiedere un sostegno economico diretto. Se il turismo ha potuto beneficiare di sostegni, l’editoria di settore è stata considerata solo in maniera marginale. Ci troviamo in condizioni assolutamente diverse rispetto agli incoraggianti risultati dell’editoria di varia e, proprio dal confronto con operatori del nostro settore, così fortemente penalizzato, è emersa come prioritaria la necessità di costituire, all’interno dell’Aie, un comparto di editoria d’arte e turismo. A questo stiamo lavorando, con pieno accordo e sostegno del presidente, Ricardo Franco Levi, e del direttore generale Fabio Del Giudice.

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