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Opinioni

Chi è l’autore di un’opera fai-da-te?

Il parere dell'avvocato Gloria Gatti sulla provocazione di Ai Weiwei

La «safety jacket» di Ai Weiwei prodotta da Hornbach

«Ogni uomo è un artista», ripeteva sempre Joseph Beuys. In fondo ci piace credere che sia così, che la creatività non sia appannaggio di pochi e che ognuno abbia ancora qualcosa da esprimere, da raccontare, anche quando la scoperta dei nostri talenti nascosti riesca a emergere grazie a un tutorial.

Risale a pochi mesi fa la notizia che Ai Weiwei, celebre per le sue costanti opposizioni al Governo cinese, ha messo in vendita su un popolare sito di fai-da-te tedesco l’opera «Safety Jackets Zipped the Other Way». Bastano pochi click per mettere nel carrello e una carta di credito per ricevere a casa tutto l’occorrente per creare «un’opera dell’artista» le cui aggiudicazioni, in asta, superano sovente il milione di dollari.

«Ho fatto questo progetto per il pubblico, per le persone che non sono necessariamente dei visitatori di museo, dei collezionisti»: queste le parole dell’artista che, con una spesa minima e la buona volontà di seguire le sue istruzioni, promette grandi risultati ai compratori e di dar vita a un’arte più democratica e alla portata di tutti.

D’altronde, l’idea di Ai Weiwei non è nuova nel panorama dell’arte. Già nel 1989, Rudolf Stingel firmava Instructions, un libro che accompagna per mano i lettori nella rielaborazione dei suoi dipinti; e, ancora, il designer e artista Enzo Mari, nel 1974, offriva ai visitatori della Galleria Milano disegni e istruzioni per ricreare una serie di mobili. Infine, la recentissima «Autoprogettazione», lanciata durante il lockdown e che ha permesso di realizzare al popolo del «restate a casa» le opere di oltre 70 artisti contemporanei, seguendone le indicazioni.

Ma se, fisicamente, non è l’artista a dar vita all’opera, possiamo ancora riferirci a lui come autore morale? E, di conseguenza, sarà sempre lui a detenere i diritti sull’opera?

Già la famigerata banana di Cattelan ci aveva messo davanti a questo amletico dubbio e la nostra conclusione era stata che l’autorialità avrebbe potuto essere invocata con l’applicazione analogica dei precedenti che avevano riconosciuto la tutela come opera dell’ingegno ai ricettari di cucina (Corte App. Milano, 17/03/2000, Trib. Milano, 10/07/2013 n. 9763 e Trib. Casale Monferrato 11/11/2013), di cui il frutto con lo scotch sarebbe opera derivata.

Ma mentre le istruzioni di Cattelan sono segretissime e di appannaggio solo dei 3 privilegiati acquirenti di «Comedian» e proprio questa esclusività giustifica il costo di 120mila dollari, quelle dei «Safety Jackets» sono invece a disposizione di tutti e scaricabili in Pdf dal sito di Hornbach. E a disposizione di tutti è anche il certificato di autenticità, di cui anche chi non comprerà i giubbetti salvagente potrà avere gratis una copia.

Se si tratti di una geniale trovata di marketing o di una messa in discussione dell’intero sistema dell’arte contemporanea del «lo potevo fare anch’io», il cui mercato si regge solo ed esclusivamente sul passaggio di proprietà del certificato come garanzia di autenticità e di esclusività, non ci è dato saperlo e nemmeno se oggetto di satira sia solo Cattelan e il suo manuale segreto per attaccare una banana al muro.

Quel che è certo è che chi acquisterà il materiale di Horbach, o anche altrove (su questo l’artista non ha messo vincoli), e seguirà le istruzioni di Ai Weiwei, potrà creare un’opera originale e rivendibile come tale, perché l’unica cosa ch’egli si è riservato è la paternità dell’idea, che come dimostra anche questo caso è esclusiva del genio di un artista vero.

Gloria Gatti, edizione online, 15 luglio 2020



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