Chi è il collezionista italiano?

Identikit di una passione in un'analisi di Intesa Sanpaolo

Ada Masoero |

Da quando, nell’ultimo decennio, l’arte ha iniziato ad assumere agli occhi degli analisti i contorni di un’asset class consolidata, passando dallo status di semplice «bene rifugio» a quello di strumento finanziario autonomo, si è resa necessaria una nuova trasparenza, supportata da database affidabili e da metodi d’indagine affilati. Le ricerche sul mercato dell’arte si sono perciò moltiplicate, ma fra i molti studi usciti, curiosamente mancava in Italia un’indagine sui collezionisti privati, che pure di tale mercato rappresentano la componente fondamentale.

A colmare la lacuna ha provveduto Intesa Sanpaolo, da sempre (e «costituzionalmente» si vorrebbe dire, per tradizione storica) attenta all’arte e alla cultura, promuovendo la ricerca Collezionisti e valore dell’arte in Italia edita da Gallerie d’Italia|Skira, primo volume di una collana che Intesa Sanpaolo Private Banking (attiva da un ventennio nell’Art Advisory in collaborazione con Eikonos Arte), dedica al mercato dell’arte. Il libro si pone una serie di domande, cui risponde: chi sono i collezionisti e le collezioniste italiani? Che cosa collezionano? Da quanto tempo lo fanno? Quanto investono? E si può delineare un carattere «italiano» nel collezionare?

In realtà, però, l’indagine si allarga a scenari più vasti: dopo l’introduzione in cui Guido Guerzoni analizza il fenomeno del collezionismo basandosi sugli studi internazionali più recenti, Alberto Fiz, con Anna Barrilà, riassume i dati del mercato internazionale nel 2019 e nel 2020. E segnala come nel report Art Basel/UBS (basato sulle aste, unici dati oggettivi accessibili) già nel 2019 si rilevasse una flessione del 39% delle opere del segmento alto (oltre i 10 milioni di dollari), dopo un decennio abbondante in cui tale settore aveva trainato il mercato. È possibile, osserva, che queste opere siano passate nel mercato privato, fortemente potenziato da Christie’s e Sotheby’s (tanto da raggiungere il valore di 1,8 miliardi di dollari), mentre appaiono in crescita esponenziale, causa pandemia, le aste online (tra gennaio e maggio Sotheby’s ha visto lievitare questo comparto del 370%).

I settori di punta? Nel 2019 si è assistito a uno spostamento verso l’arte del dopoguerra e contemporanea (53% del mercato), un settore ad alta propensione speculativa, dal rapido turnover, seguito dall’arte moderna e, da ultimo, dagli Old Master. Sebbene, come si suggerisce qui, la pandemia possa indurre a un riposizionamento su valori più consolidati. Analoga la situazione sul nostro mercato, analizzato in profondità da Marina Mojana con Alberto Fiz, basandosi sui dati 2019 delle 28 maggiori case d’asta italiane, dove emerge tra l’altro il dato significativo di Pandolfini, Bertolami e Wannenes (tutte con sedi anche all’estero), il cui giro d’affari nel 2019 è stato supportato da un 75% di clienti stranieri. Anche qui, per tutte, un vistoso incremento nel 2020 dell’online, avviato tuttavia già nel 2019, quando la crescita era già stata del 10,2% sul 2018.

Dopo l’analisi (di Paola Musile Tanzi) sulla peculiarità del mercato dei beni artistici, c’è l’indagine sul collezionismo italiano di Guerzoni e Flaminia Iacobucci (su un campione, avvisa Guerzoni, di 187 collezionisti sui 1.400, tratti dal database di miart e dai contatti di Intesa Sanpaolo, cui era stato inviato il questionario, oltre a 22 gallerie private). Ne emergono numerosi dati: il 53% dei collezionisti è rappresentato da persone di 50-69 anni (mentre all’estero il 49% è rappresentato dai millennial) e, sull’intero campione (salvo un 12% che non ha risposto a questa domanda), la percentuale femminile rappresenta il 24% contro il 64% di uomini. Debordante (il 68%) la presenza dei residenti nel Nord Italia e quella dei laureati e diplomati (97%, contro un dato nella popolazione nazionale tra i 25 e i 64 anni pari al 70%).

Il 55% colleziona da oltre dieci anni; il 94% sceglie il contemporaneo, il 46% il Post War, il 21% l’arte moderna. E il 59% dichiara di sviluppare la collezione secondo temi e tendenze artistici (dal 29% dell’astrazione al 3% della Body art). Impossibile andare nel dettaglio delle singole voci, che esplorano le motivazioni all’acquisto, i canali d’acquisto (al primo posto ancora le gallerie), la visita alle fiere, le fonti informative, il budget e molto altro. In chiusura, un denso capitolo sui profili legali e fiscali del collezionismo a cura di Pedersoli Studio Legale e un excursus sul Progetto Cultura di Intesa Sanpaolo, guidato da Giovanni Bazoli e Gian Maria Gros-Pietro e fondato sulle ricchissime (per quantità e qualità) collezioni del Gruppo, la cui Direzione Arte, Cultura e Beni Storici è affidata a Michele Coppola.

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