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Gallerie

Chi ha paura dell’autunno?

La ripartenza per l'apertura concertata di 13 gallerie torinesi dell'associazione Tag

«Wrede Drive in Theatre», un’opera di Thomas Wrede esposta da Photo & Co.

«A che punto è la notte?»: ce lo chiediamo in tanti in questo periodo di pandemia e di attesa, di speranza e di incertezza. Certo è che il titolo scelto da Sergio Bertaccini, titolare della galleria In Arco, per la mostra con cui apre la nuova stagione, sembra più ispirato dal momento che stiamo attraversando che dai contenuti delle opere esposte sino al 16 gennaio. Si tratta di raffinate opere su carta che documentano tre esempi diversi di figurazione: quella ispirata al mondo dei fumetti (e non solo) di Leandro Agostini, quella che si mimetizza nei contorni ambigui dal racconto fiabesco nei fogli di Marcel Dzama e quella che guarda al trash e allo splatter nei disegni di Chris Hammerlein.

A che punto è la notte è anche il titolo di un romanzo di Fruttero e Lucentini, i due scrittori che hanno intrecciato le loro narrazioni ai luoghi e alle atmosfere di Torino, la città dove il 22, il 23 e il 24 settembre, in orari estesi dalle 14 alle 21, le 13 gallerie iscritte all’associazione Tag (Turin Art Galleries) provano a ripartire con una «Ouverture» contemporanea allungata su tre giornate proprio per ovviare alle limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria. Una situazione che ci ha costretti a fare i conti con l’isolamento e con il confronto, spesso conflittuale, con le mura domestiche: è il tema su cui Luisa Raffaelli articola i lightbox e i disegni esposti sino al 30 ottobre da Febo & Dafne nei nuovi locali di via Vanchiglia 16, non lontano da piazza Vittorio Veneto, dove ha sede la In Arco, una delle veterane tra le gallerie della città.

Nel tratto urbano fra le due gallerie, Norma Mangione, in via Matteo Pescatore punta invece su una superstar come Jonathan Monk, suo ospite sino al 24 ottobre. In zona Vanchiglia, in largo Montebello, c’è anche la Luce Gallery, che riapre in anticipo rispetto alle colleghe (dal 17 settembre al 24 ottobre) con la statunitense Martha Tuttle, nota soprattutto per i suoi «dipinti» astratti realizzati con tessuti.

Attraversando piazza Vittorio Veneto si raggiunge Peola Simondi, nuova intitolazione della galleria di via della Rocca che allestisce sino al 14 novembre un’attesa personale di Gregorio Botta. L’artista rivendica con forza nelle sue poetiche sculture-installazioni l’intatta forza evocativa di materiali come piombo, cera o marmo; è recente l’introduzione di elementi vegetali, come fiori, foglie ed erbe, che se da un lato rafforzano la malinconica atmosfera delle opere più note di Botta, assumono anche il valore di una risposta più poetica all’immaterialità e alla transitorietà consumistica del digitale. A pochi passi, in via dei Mille, sono invece paesaggi artificiali (benché allestiti «en plein air») costruiti con l’uso di maquette e modelli, quelli del tedesco Thomas Wrede, interprete dell’ultimo possibile retaggio del Romanticismo. Li si può vedere da Photo & Contemporary.

Sempre in zona, al 51 di via Giolitti, sino al 24 ottobre è allestita da Riccardo Costantini una doppia personale, con Magda nello spazio principale e, nella Project Room, Simone Stuto, quest’ultimo raffinato disegnatore figurativo. Al numero 52, quasi di fronte, si torna alla fotografia di paesaggio, urbano o naturale ma questa volta reale, con le fotografie e i reportage dalla Siberia alla Mauritania e oltre, di Tiziana e Giovanni Baldizzone, ospiti di Raffaella De Chirico qui e nella «home gallery» in via Cervino 18B, quest’ultimo spazio nella periferia nord della città, sino al 18 ottobre.

Nella stessa via, al numero 16, Gagliardi e Domke propongono invece le introspettive sculture in marmo e foglia d’oro di Ilaria Gasparroni: in questo caso il viaggio non è intorno al mondo ma un percorso alla ricerca di una bellezza e un’armonia da recuperare anche nel nostro rapporto con la natura. Le strutture naturali, ossee o vegetali, sono lo «scheletro» su cui concresce la pittura di Sam Falls, protagonista da Franco Noero, tornato nella periferia ex industriale dopo qualche anno nel cuore del centro storico.

Sono impasti di colore scanditi da una forte gestualità, «roveti» nei quali restano impigliati oggetti reali, come coste di libri o elementi metallici. In centro è invece tornato Giorgio Persano, stabilendosi nel cinquecentesco Palazzo Scaglia di Verrua in via Stampatori. Qui propone sino al 12 gennaio le opere di due artisti storicamente legati alla sua galleria, Michelangelo Pistoletto e Costas Varotsos.

Tra i suoi «vicini di quartiere» nella parte più antica di Torino, Weber & Weber in via San Tommaso. Qui, sino al 31 ottobre, sono di scena i paesaggi astratti di Rodrigo Blanco. L’itinerario offerto dalle gallerie torinesi si chiude fuori porta, a Torre Pellice, e soprattutto «In letizia», titolo di una personale di Mario Airò, autore di meditative installazioni visibili sino al 3 ottobre da Tucci Russo.

Franco Fanelli, da Il Giornale dell'Arte numero 410, settembre 2020



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