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Che cosa vedere a L’Aquila dieci anni dopo

In città si visitano chiese e palazzi restaurati. Festival internazionale e spettacoli per il decennale

La spettacolare facciata restaurata della chiesa di San Bernardino

L’Aquila. «Sembrava una città chiusa, tra le sue montagne, nel suo clima rigido […], nella riservatezza degli abitanti. Ma poi si aprivano improvvise le piazzette luminose, i sagrati delle chiese, facciate e portali […]. L’Aquila, con una densità di monumenti paragonabile a quella di Siena. Ma più nascosta, più segreta, più gelosa del suo». Donatella Di Pietrantonio descriveva con precisione e affetto la città prima del 6 aprile 2009 nella postfazione a Bella mia (Einaudi, 2018), il suo avvolgente romanzo sulle risposte affettive e materiali al trauma del terremoto.

L’Aquila è un gioiello urbano d’arte che i restauri stanno rendono più solida e, finalmente, restituendo ai suoi cittadini e visitatori. In occasione del decennale del terremoto, vi suggeriamo pertanto un itinerario a piedi tra le Mura urbiche che richiede un giorno pieno, meglio due. Per il 2019 il Comune e il Ministero dei Beni e Attività Culturali hanno pianificato un sistema di navette elettriche tra i luoghi d’arte con sito web e app, un «Festival degli incontri», spettacoli (tutti in definizione quando scriviamo); l’Università e il Gran Sasso Institute organizzeranno convegni.

Partite dalla punta nord, in piazza Battaglione Alpini intorno alla Fontana Luminosa di Nicola D’Antino, del 1934, su cui affacciano due edifici in stile razionalista. Nel parco adiacente trovate l’auditorium di Renzo Piano (2012), architettura in cubi di legno multicolori, e il Castello Spagnolo, iniziato nel 1534, chiuso, ma girate intorno ai poderosi bastioni anche per la vista sui monti.  Dalla fontana entrate nel corso Vittorio Emanuele che taglia il centro e su cui affacciano palazzi settecenteschi ed esempi novecenteschi. Prendete a destra via Garibaldi, poi subito a sinistra per piazza Santa Maria in Paganica: con la chiesa in restauro, qui dà Palazzo Arghindelli progettato da Francesco Fontana a metà ’700. Risanato, dapprima si potranno visitare le sale, poi sarà la succursale del museo MaXXI di Roma.

Dall’incrocio dei Quattro Cantoni imboccate via San Bernardino verso l’omonima basilica costruita dal secondo ’400 a metà ’500, restaurata. Spettacolare la facciata, raffinata architettura rinascimentale del pittore e architetto Cola dell’Amatrice. Scendete in fondo alla rampa antistante: l’effetto prospettico è superbo. Il maestoso interno ha il soffitto a cassettoni, dorato, del ’700 e un mausoleo cinquecentesco con il corpo del santo. Di nuovo dai Quattro cantoni, da via Bafile voltando su via Camponeschi fronteggiate la bella facciata settecentesca dell’omonimo palazzo riconsegnato all’Università. Più giù, su via Roma Palazzo Pascali ha una facciata manierista e un Giardino archeologico aperto su prenotazione.

Da qui vi conviene infilare viale Giovanni XXIII per tornare in centro, a sinistra, per via Sassa. Salendo, tra le case si incunea la chiesa di San Giuseppe Artigiano: riserva brani d’affresco trecenteschi e una tomba Camponeschi tardogotica. Dalla stretta via Cavour a piazza San Filippo Neri l’omonima ex chiesa sconsacrata, barocca, adibita a teatro, ha una facciata grezza con un suo aspro fascino. Di nuovo quattro passi indietro e a piazza Duomo dove, oltre alle due fontane del D’Antino, noterete la singolare nicchia della facciata delle Anime Sante, come la chiamano tutti, o Santa Maria del Suffragio: riaperta da dicembre, la chiesa settecentesca ha una cupola del 1805 attribuita a Giuseppe Valadier dall’effetto ottico ingannevole.

Scendete dal Corso fino al viale alberato che porta alla Basilica di Collemaggio: introdotta da un vasto prato, teatro ogni 28 e 29 agosto dell’affollatissima festa religiosa della «Perdonanza», di impianto medioevale, la chiesa ha una magnifica facciata in pietra bianca e rosa. Mirabilmente restaurata, fra le svettanti colonne rese antisismiche ha brani di affresco del ’300 e ’400, un pavimento in pietra bianca e rossa, la tomba cinquecentesca con le reliquie di Celestino V. Fuori, con la basilica alle spalle a sinistra un piccolo cancello dal prato introduce al Parco del sole con l’«Amphitheater», anfiteatro scultura della scultrice americana di Land art Beverly Pepper. Collemaggio è vicina al terminal di bus e pullman.

Per l’ultima tappa vi conviene informarvi sulle navette o ricorrere a un mezzo: sul lato orientale del centro storico, in fondo a una via tortuosa si spalancano le 99 Cannelle, ufficialmente la Fontana della Rivera: fondato nel secondo ’200 e completato nel 1871, il monumento dal forte significato civile ha 99 mascheroni da cui fuoriesce l’acqua e tre pareti a scacchiera a pietra bianca e rossa. Dirimpetto ha sede in un ex mattatoio il Munda Museo Nazionale dell’Abruzzo: oltre a reperti come un inquietante serpente attorcigliato accoglie un’eloquente sintesi dell’austera e intima scuola medievale abruzzese fino al Rinascimento e il ’600. In programma un ciclo di mostre a partire dal confronto (7 aprile-19 maggio), tra due sculture di san Sebastiano, uno di Silvestro dell’Aquila e l’altro di Saturnino Gatti.

Stefano Miliani, da Il Giornale dell'Arte numero 396, aprile 2019


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