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Castelporziano riserva d’aria per Roma

La tenuta presidenziale è sintesi perfetta di architettura, arte, paesaggio, biodiversità

Una veduta aerea della tenuta presidenziale di Castelporziano

Roma. La tenuta presidenziale di Castelporziano forse in passato ha rappresentato non solo la dignità dello Stato ma anche un lusso: riserva di caccia, castello, sito agreste con affaccio sul mare, sede di rappresentanza, luogo di riposo e ritiro. Anche in antico proprio in questa zona si erano concentrate importanti residenze patrizie, secondo il principio classico di alternanza tra otium e negotium, poi mutuato in età rinascimentale nei luoghi di delizie, di quiete e di lettura, studio, meditazione, gioco, esercizi d’intelletto, «schifanoia» (tale era il nome degli scacchi).

Oggi la tenuta è anzitutto un polmone verde in grado di compensare per un terzo circa il fabbisogno della città di Roma: aria per i suoi abitanti e, grazie a vaste estensioni di suoli non sigillati da asfalto e cemento, acqua per il ripascimento della falda. Niente di più utile e necessario: in termini di assorbimento di anidride carbonica, di produzione di ossigeno, di abbattimento delle polveri sottili, di barriera alla salsedine e ai venti, di ostacolo alla propagazione del rumore.

Inoltre la tenuta rappresenta una significativa riserva di biodiversità vegetale e animale. Un ricovero sicuro per i migratori. Custodisce al suo interno un notevole contesto pressoché intatto della campagna romana: con il patrimonio naturalistico qui ancora si integrano in un tutto unico archeologia, architettura monumentale, storia, museo, belle arti. Ultimamente, su indicazione del presidente della Repubblica, si è anche decisamente incrementata la possibilità di visita da parte del pubblico. Si tratta di visite accompagnate su prenotazione che hanno determinato anche l’opportunità di attivare corsi di formazione per le guide volontarie.

A tutto questo si affiancano naturalmente i necessari studi, che proseguono con il supporto di un’apposita Commissione consultiva del Segretariato generale, presieduta da Alessandro Nardone. Commissione che nelle proprie attività si avvale anche delle competenze e dell’opera continuativa di esperti esterni, quale ad esempio, nel campo dell’archeologia, Maria Giuseppina Lauro: pubblicazioni, convegni, giornate di approfondimento e protocolli con le istituzioni di formazione e ricerca. La tenuta è divenuta luogo di inclusione, per lo svago delle persone più fragili.

Presso l’Archivio storico della Presidenza della Repubblica, ove si conservano anche le memorie documentarie delle politiche di tutela e valorizzazione della tenuta adottate nel corso del tempo dai nostri capi di Stato, grazie a (e con il) supporto del sovrintendente Marina Giannetto, si sono svolti un incontro di studio e una mostra dal titolo «Riflessioni aperte per la Tenuta Presidenziale di Castelporziano» (Palazzo Sant’Andrea, via del Quirinale 30, giovedì 6 febbraio); l’incontro, organizzato con il Servizio Tenuta Presidenziale di Castelporziano grazie al direttore Giulia Bonella, ha presentato e condiviso gli esiti di uno studio nato dalla collaborazione tra il Dipartimento di Architettura e Progetto dell’Università di Roma la Sapienza, diretto da Orazio Carpenzano, e il Dottorato Paesaggio e Ambiente coordinato da Alessandra Capuano e guidato da un gruppo di docenti tra i quali Giuseppe Scarascia Mugnozza, dell’Università della Tuscia.

I dottorandi hanno illustrato i risultati del lavoro di ricerca e progettazione per la valorizzazione del compendio, realizzato nel corso del 2019 nell’ambito di questa mutua collaborazione scientifica. L’area è protetta dal 1999, oggi sito «Natura 2000» e luogo aperto alle visite, all’educazione, allo sviluppo sostenibile, alla ricerca e all’inclusione sociale.

L’apertura al pubblico della Tenuta, avviata nel 2016, offre l’occasione per affrontare questioni cruciali che riguardano le forme della fruizione e della tutela di questo insieme culturale e agro-forestale, ma anche per estendere il lavoro a tematiche più ampie che coinvolgono il territorio circostante e il rapporto della Tenuta di Castelporziano con le altre residenze appartenenti alla dotazione presidenziale.

L’Italia, più di altri Paesi, dal 1909 ha sofferto di un’artificiosa distinzione normativa e gestionale tra risorse naturali e belle arti, anche se con ogni evidenza reciprocamente le une fanno da supporto e cornice alle altre. Solo la salvaguardia dei beni assieme al loro contesto, inteso letteralmente come unitario tessuto (intreccio materiale, immateriale, sociale, naturalistico e umano), può garantire una tutela di dettaglio dei singoli beni.

Così finalmente le arti della manutenzione e del restauro, che Argan e Brandi hanno promosso, potranno progressivamente estendere il proprio intervento all’architettura, all’urbanistica, al paesaggio, all’arte dei giardini. Insomma alla bellezza in scala vasta, riconosciuta come primaria necessità e per questo indicata tra i principi fondamentali dello Stato, in particolare dall’articolo nove della Costituzione della Repubblica.

Francesco Scoppola, da Il Giornale dell'Arte numero 405, febbraio 2020


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