Casanova è tornato

I bozzetti di Danilo Donati per il film di Federico Fellini

Uno dei bozzetti di Danilo Donati per le scenografie di «Il Casanova» di Federico Fellini. Cortesia Archivio Fotografico Fondazione Massimo e Sonia Cirulli
Enrico Tantucci |  | Venezia

Casanova e il suo mondo ritornano a Venezia. Quella settecentesca, immaginata dalle scenografie di Danilo Donati per il film di Federico Fellini su un’icona storica della seduzione maschile, partendo dagli schizzi elaborati dal regista. È quindi un viaggio nell’idea della Venezia legata al mito di Giacomo Casanova, quella proposta fino al 7 gennaio 2024 nella mostra «Venezia! Tornerò mai più a Venezia? Le scenografie di Danilo Donati per Il Casanova di Fellini», curata da Pierpaolo Antonello.

La mostra è allestita nel Negozio Olivetti di Piazza San Marco per il Fai-Fondo per l’Ambiente Italiano, che da alcuni anni gestisce lo spazio architettonico sotto le Procuratie Vecchie concepito da Carlo Scarpa. La frase del titolo è quella che un Casanova ormai vecchio e immalinconito, confinato come bibliotecario tollerato e deriso nel castello di Dux (o Duchcov) in Boemia, dove morirà nel 1798, pronuncia nell’ultima scena del film. La rassegna riunisce 25 dei circa 70 bozzetti di scenografie che il grande scenografo e costumista concepì per il film uscito nel 1976, dopo un iter travagliassimo e un continuo cambio di produttori per la crescita esponenziale dei suoi costi. Al centro, una Venezia onirica e teatrale dove Casanova si muove, interamente ricostruita negli studi di Cinecittà.

Per il film Donati, già collaboratore di Monicelli, Rossellini, Pasolini, Zeffirelli, e artefice di altri capolavori felliniani come «Satyricon» (1969) e «Amarcord» (1973), vinse l’Oscar per i migliori costumi. Ma protagonisti della mostra sono i suoi evocativi bozzetti su cartone preparatori delle scenografie, realizzati con gessetti colorati, che sono opere a sé e provengono dalla Fondazione Cirulli che li conserva. Sono esposti per la prima volta e restituiscono l’immagine di una Venezia crepuscolare e insieme vivida, dai toni cupi o rosseggianti, a cui fanno da contraltare le scenografie teatrali degli interni dislocati nell’ampia coreografia dei salotti e delle città visitate da Casanova nella sua vita, da Parigi a Roma, da Württemberg a Costantinopoli.

Molti di essi, come alcuni riferiti al Carnevale previsto per l’inizio del film o lo spettacolare e debordante galeone ormeggiato lungo il Bacino di San Marco, fanno riferimento a scene che poi non sono state inserite nella versione definitiva, allargando quindi ancora di più l’immaginario creativo di Donati. Numerosi i riferimenti anche alla grande pittura veneziana del Settecento, da Guardi a Longhi, in opere conservate nel Museo del Settecento di Ca’ Rezzonico. Un viaggio per immagini in quel sogno felliniano del Casanova eterno e inconsapevole bambino che fu anche alla base del film, affidata agli «occhi celestini da neonato», come scrisse il regista, di Donald Sutherland, che lo interpretò. Preferito per questo ad altri attori celebri in lizza per la parte come Michael Caine, Jack Nicholson, Gian Maria Volontè e persino Alberto Sordi, che si era autocandidato.

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