Caro Gianni, quando giocammo a calcio...

Fabio Sargentini |

Sto seguendo alla tv una partita di calcio. Squilla il telefono: è morto Kounellis. Sbiadiscono i colori delle maglie dei giocatori, scema l’audio della partita: sono come inebetito. È una notizia che respingo lì per lì. Ma è vero? domando a mia moglie Elsa che ha risposto al telefono. Purtroppo, mi dice, la notizia è stata data dal tg della notte. Socchiudo gli occhi velati di lacrime, rientro in me stesso, scorrono le immagini del passato... È settembre 1966. Ho rotto i ponti con mio padre e sto per varare una galleria tutta mia. Con me ho già preso Pascali, ora ho messo gli occhi su Kounellis. Mi accoglie nel suo studio Jannis con la prima moglie Efi, entrambi venuti dalla Grecia ventenni per studiare all’Accademia di Belle Arti con Toti Scialoja. Formano una coppia affiatatissima, si percepisce in loro il sacro fuoco dell’arte. Lui ci crede e lei crede ciecamente in lui. La creazione
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