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Canton Ticino | Rapporto 2019 sulla cultura

Oltre cento chilometri di estensione e appena 350mila abitanti: il Canton Ticino ha uno straordinario paesaggio dalla storia millenaria tra il Mediterraneo e l’Europa

Mario Botta

Il territorio del Canton Ticino si estende lungo un asse nord-sud, che dalla base del massiccio del San Gottardo scende fino alla Pianura Padana. È lungo i rilievi del fondovalle, dove scorre il fiume Ticino, che un articolato paesaggio con le valli laterali ha concesso i primi insediamenti umani, consolidati poi da una storia millenaria, oggi segnata da chiese e castelli appena sopra le alture. Questo configura un paesaggio antropico con una straordinaria densità paesaggistica posta nel bel mezzo dei collegamenti sud-nord fra il Mediterraneo e l’Europa.

Da natura a cultura
In questo contesto la richiesta del «Vedere in Canton Ticino» indirizza l’osservatore in primis verso la complessità e la bellezza del paesaggio orografico che lungo i secoli è stato modellato dall’uomo con interventi e modifiche tali da trasformare una condizione di natura in una condizione di cultura idonea al vivere collettivo. Questo paesaggio evidenzia i maestosi profili delle montagne in un serrato confronto con i piani d’acqua orizzontali dei laghi e con spettacolari realtà immerse nello scorrere del tempo e delle stagioni. Forse la qualità del paesaggio ha anche forgiato la sensibilità artistica delle maestranze che, partite da queste terre, per secoli sono emigrate nel mondo intero in cerca di lavoro e di fortuna, armate unicamente del loro mestiere, quello del «saper costruire». Dai maestri comacini ai lapicidi del Rinascimento italiano, dal Barocco europeo alle architetture neoclassiche ed eclettiche degli ultimi secoli, troviamo tracce di lavoro, di fatiche e di memorie sparse nei cinque continenti; può allora essere legittimo persino pensare che la potenza e la bellezza del paesaggio possano declinarsi anche come atto creativo attraverso il filtro di un territorio di memoria.

Nuovi tunnel e nuovi eventi, purché di qualità
Certo, questo Ticino, dal Gottardo a Chiasso, esteso per oltre cento chilometri, conta solamente trecentocinquantamila anime (poco più di un quartiere di una grande città); per questo l’offerta dei servizi risulta necessariamente limitata. Allora più che da «vedere» segnalo una realtà da «utilizzare» come il nuovo collegamento ferroviario Alptransit che, grazie al nuovo tracciato, avvicina Zurigo a Milano offrendo opportunità di interscambio fra due realtà metropolitane, ognuna con una propria identità socio-culturale. Milano come vicina di casa con la quale il Ticino è chiamato a confronto. Si dovranno rivedere anche le molteplici attività culturali e artistiche locali (ognuna con una legittima motivazione) che si sono moltiplicate in maniera esponenziale sul territorio, rivolgendosi inevitabilmente a un pubblico «mordi e fuggi» sopraffatto dalle più disparate offerte: ogni angolo di valle ha un suo proprio «evento» stagionale jazz, letterario, concertistico, espositivo… Possono considerarsi invece solide le manifestazioni che hanno saputo affermarsi nel tempo, come Locarno e il suo Festival del Cinema e l’affascinante e sempre sorprendente magia serale di piazza Grande; o l’Estival Jazz di Lugano e Ascona che hanno il merito di aver «ridato la piazza ai pedoni» con gli spazi pubblici fruibili per la vita della città.

Nuovi musei, inediti modelli
Vanno inoltre registrate le recenti conquiste istituzionali quali il LAC di Lugano, che propone un mix di offerte musicali, teatrali ed espositive certamente ancora da calibrare, e il MUSEC, il Museo delle Culture a Lugano, da poco approdato nella nuova sede di Villa Malpensata con un inedito modello espositivo e organizzativo molto ambizioso, ma di qualità. La parte più consistente delle attività artistiche e culturali del Paese avviene ovviamente attorno alle maggiori aggregazioni urbane: Lugano, Locarno, Bellinzona e Mendrisio. Ognuna ansiosa nel profilare una propria offerta identitaria.

Lugano da riqualificare, Locarno da sburocratizzare
La città di Lugano è l’aggregazione che più di altre ha vissuto negli ultimi decenni traumatiche trasformazioni del territorio e il cui orizzonte urbanistico presenta grandi e urgenti problemi per un nuovo ridisegno teso a riqualificare un’adeguata mobilità, l’imprescindibile realizzazione di nuovi alloggi capaci di iniettare linfa al tessuto urbano e, da ultimo, una correzione (difficilissima) della sciagurata urbanizzazione attuata nei decenni scorsi nel Pian Scairolo per riscattare un’immagine oggi simile a una bolgia dantesca che, silenziosamente, sta svuotando la città storica dei suoi commerci e dei suoi servizi. Locarno da parte sua ha consolidato la permanenza delle residenze all’interno della città; un bene prezioso che qualifica la connotazione urbana. Del vecchio splendore anarchico teosofico del Monte Verità oggi, purtroppo, resta una spenta burocratizzazione.

Bellinzona la compatta, Mendrisio la studiosa
La città di Bellinzona possiede la forza di una compattezza riconoscibile nel tracciato dei castelli (di recente bene Unesco) che segnano l’orografia del paesaggio. Una presenza di grande qualità che riesce a comunicare immediatamente un’immagine iconica del proprio passato. Mendrisio, con la realizzazione dell’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana, si pone come centro di studi internazionali con studenti provenienti da oltre quaranta Paesi. Recentemente è stata affiancata dal nuovo Teatro dell’architettura, una struttura creata per dare visibilità alle ricerche della disciplina e dove a ottobre verranno presentate opere dell’artista contemporaneo belga Koen Vanmechelen. Nel comprensorio di Mendrisio, oltre al Museo d’Arte, altre sono le iniziative interessanti: a Chiasso il m.a.x. museo e le sue attività comunali, a Ligornetto il Museo Vela e a Rancate la Pinacoteca Züst. Concludo questi appunti del «Vedere in Canton Ticino» segnalando l’attività meritoria delle Edizioni Casagrande che, al di là dell’impegno storicamente rivolto al territorio, sta consolidando un settore di Arte, Architettura, Grafica, Fotografia e Design, con l’imminente uscita di Jean Arp, Arte e Architettura in dialogo; una raccolta affascinante di quella sintesi delle arti di grande attualità nel secondo dopoguerra.

Mario Botta, da Il Giornale dell'Arte numero 401, ottobre 2019


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