Cannavacciuolo e Massini credono nella pittura

La doppia personale al Palazzo Collicola accosta i due pittori napoletani e comprende circa trenta opere fra tele, un lavoro di formelle di ceramica e fotografie

«Architettura fatale», 2006, di Claudio Massini
Stefano Miliani |  | Spoleto

Pittori napoletani della stessa generazione, vivono altrove, tra gli anni ’70 e ’80 sono passati dalla galleria di Lucio Amelio e credono nella pittura: Maurizio Cannavacciuolo (1954) e Claudio Massini (1955) si ritrovano in una doppia personale al Palazzo Collicola.

«Ma non ho bicchieri come i tuoi» a cura di Marco Tonelli e Lorenzo Fiorucci affianca fino al 13 febbraio circa 30 opere fra tele, un lavoro di Cannavacciuolo di formelle di ceramica e foto scattate da Massini tra il ’74 e il ’80. Cannavacciuolo, che vive e lavora a Roma, «annega icone pop in un horror vacui di decori e sovrapposizioni di immagini che annulla ogni iniziale intento narrativo»; Massini, di casa a Treviso, «sovrappone, osserva Tonelli, decine di strati pittorici che oltre a restituire una superficie in rilievo, rendono ricche di cangiantismi cromatici le sue composizioni decorative».

Li accomuna «un’arte (fintamente e finalmente illusionistica)» fatta «di artificiali paradisi o macchine di tortura visivi», rileva in catalogo il direttore del museo. E parlando di «rebus visivi di Cannavacciuolo e architetture trasparenti e dense di Massini» scrive: «Se Cannavacciuolo è un provocatore irriverente, un contorsionista della visione, Massini si inebria con filigrane e grottesche orientali o stile impero: all’erotismo decorticato del primo risponde quello corporale del secondo».

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