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Aste

Cambi fuori dall’ordinario

Una vendita benefica della casa genovese

Max Papeschi, «Berlin Mon Amour» (1970)

Abbiamo a che fare con un’operazione intelligente, generosa e totalmente fuori dagli schemi. Intendo parlare dell’asta virtuale intitolata «Out of the Ordinary», in programma da Cambi giovedì 16 aprile.

Di cosa si tratta e in che modo è stata pensata? Alla prima domanda è piuttosto facile rispondere: è un’asta di opere e oggetti «non convenzionali» il cui ricavato servirà a sostenere il progetto di un atelier artistico e artigiano per persone autistiche. Alla seconda domanda è più difficile rispondere perché dietro c’è il pensiero, non convenzionale, di Gianluca Nicoletti.

Tutti sanno che il conduttore del programma radiofonico Melog si batte da anni per sensibilizzare alla causa dei «cervelli ribelli». Questa volta l’ha fatto inventando un complesso maccanismo che merita di essere smontato e analizzato in tutte le sue parti.

La filosofia del progetto è sintetizzata in una frase di Italo Calvino, tratta dalle Lezioni americane: «Dal momento che un oggetto compare in una narrazione si carica di una forza speciale, diventa come il polo di un campo magnetico, un nodo d’una rete di rapporti invisibili. [...] In una narrazione un oggetto è sempre un oggetto magico».

La forza della narrazione, dunque. Nicoletti ha raccolto alcune storie straordinarie: dalla fotografia «pugnalata» dell’astronauta russo Yurij Gagarin a una partitura musicale autografa di Johann Simon Mayr (il maestro di Gaetano Donizetti) messa in scena una sola volta, nel 1800 al Teatro Berico di Vicenza.

Poi c’è una calcolatrice con 16 cifre del 1971 (all’epoca un oggetto d’avanguardia), rare bottiglie di vino, un antico zebù in legno scolpito proveniente dal Madagascar, una ceramica di Montelupo del XVII secolo (un piatto con una strana figura di pescatrice), una collezione di crani di mammiferi (pare che il più bello sia quello di una cavalla), un brandello del corpo di Italo Balbo conservato in formalina e via di questo passo.

Il bello è che Nicoletti ha coinvolto i possessori delle opere, interloquendo con loro fino a farli confessare. Le confessioni consistevano nel racconto delle motivazioni personali che hanno trasformato questi oggetti, ai loro occhi (quindi anche ai nostri), in manufatti fuori dall’ordinario. Nicoletti ha intuito uno dei segreti di questo mondo: la potenza della narrazione. Purché sia vera, insolita e conficcata nella memoria profonda di qualcuno.

Lui, come un’ostetrica, l’ha estratta delicatamente e poi l’ha lasciata strillare, a patto che avesse la voce per farlo. Il tono e l’intensità della voce dipendono da una serie di ingredienti che gli uomini conoscono dalla notte dei tempi. Perciò le categorie merceologiche dei beni messi all’asta si configurano come l’indice di un’enciclopedia del collezionismo.

Ecco qualche esempio: naturalia, la conquista dello spazio, le estinzioni. Oppure: macchinari strani, oggetti che «fanno paura», antiquariato stravagante, modernariato eccentrico. Niente deve essere, o apparire, normale. Viva «Out of the Ordinary».

Simone Facchinetti, da Il Giornale dell'Arte numero 406, aprile 2020



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