Calder e il MoMA moderni insieme dall’inizio

La lunga e fruttuosa relazione tra l’artista americano e il museo newyorkese

Federico Florian |  | New York

Tutto cominciò nel 1930, quando Alexander Calder (1898-1976), pochi mesi dopo l’apertura del Museum of Modern Art, fu uno dei primi artisti a esporvi un proprio lavoro. Quell’anno segnò l’inizio di una lunga e fruttuosa relazione: quella tra l’artista americano e il museo newyorkese fondato e diretto da Alfred H. Barr Junior. Ed è attorno a tale relazione che verte la mostra «Alexander Calder: Modern from the Start» (fino al 7 agosto), la quale raccoglie settanta opere accompagnate da film, fotografie storiche e materiali d’archivio, la maggior parte tratte dalle collezioni del MoMA, oltre a prestiti chiave dalla Calder Foundation.

Una selezione di lavori (dalle prime sculture in fil di ferro degli anni ’20 ai «mobile» di grandi dimensioni degli ultimi anni) volta a illustrare le fasi di un esemplare e fecondo rapporto, quello tra l’artista e l’istituzione statunitense. Punto di partenza le due mostre storiche del 1936, «Cubism and Abstract Art» e «Fantastic Art, Dada, Surrealism», che includevano entrambe lavori di Calder; per poi passare, nel 1939, alla commissione del celeberrimo «mobile» «Lobster Trap and Fish Tail» per il nuovo Goodwin and Stone Building: tuttora appeso nel medesimo luogo.

Il 1943 segna un momento fondamentale per la carriera dell’artista: è l’anno della retrospettiva midcareer, a cura di James Johnson Sweeney, con cui Calder, all’epoca ampiamente conosciuto in Europa, venne introdotto al grande pubblico americano. Ventitré anni dopo e dieci prima della sua scomparsa, lo scultore donerà ben 19 opere al MoMA.

Tra i lavori più interessanti in mostra a New York, «A Universe» (1934), un cosmo in miniatura nonché uno dei suoi primi «mobile» meccanizzati, sculture dalla serie «Constellations» degli anni ’40 e gioielli creati dall’artista per gli amici e la famiglia.

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