Calder è digitale

Una piattaforma enciclopedica della Fondazione Calder archivia migliaia di opere d'arte, fotografie, documenti d'archivio e pubblicazioni

Gabriella Angeleti |  | New York

Negli ultimi tre anni un piccolo team di archivisti presso la Calder Foundation di New York ha lavorato per digitalizzare migliaia di materiali relativi alle opere dell'artista, tra cui anche fotografie personali, documenti e pubblicazioni.

I loro sforzi vedono la luce mediante il rilascio di una piattaforma digitale enciclopedica che include database estesi e contenuti editoriali, consentendo al lavoro e alla storia di Calder di essere «accessibili a migliaia di persone invece che (come accadeva prima) a dozzine di persone», afferma Alexander SC Rower, presidente della fondazione e nipote dell'artista.

L'accesso all'archivio di Calder in passato era stato limitato a studiosi e curatori perché la fondazione «richiedeva gli sforzi di diversi membri del personale per ogni singolo ricercatore che approcciava l’archivio»; questo a causa della fragilità di molti dei documenti e della delicatezza di alcune delle opere cinetiche di Calder.

«Ora chiunque, da appassionati a studenti universitari, da curatori a studiosi che vogliono scrivere un libro o pianificano una mostra, può cercare informazioni e compiere collegamenti storici e critici che prima sarebbero stati semplicemente impossibili».

La piattaforma, che verrà aggiornata su base continuativa, presenta ampi materiali relativi alle opere catalogate, dai primi dipinti di Calder, nello stile della scuola di Ashcan, alle sue famose sculture cinetiche astratte, oltre a migliaia di fotografie, film, documenti e pubblicazioni storiche, così come postume e contemporanee.

La piattaforma includerà anche micro-siti dedicati a mostre di riferimento ed una mappa interattiva che consente ai visitatori di individuare le sculture pubbliche dell'artista in tutto il mondo.

Il lancio del progetto porta alla mostra «Alexander Calder: Modern from the Start» (fino al 7 agosto) al Museum of Modern Art di New York, che esplora il suo legame con il museo, dove Calder era «l'artista da cui andare, sempre desideroso di aiutare e disposto a realizzare progetti insoliti», afferma Rower.

Proprio in onore di questo sulla piattaforma si trova un film in 16mm (moto raro) sul lavoro di Calder prodotto dal MoMA e diretto dal designer e fotografo svizzero Herbert Matter, nel 1950.

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