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Mostre

Cahn e Olesen al Reina Sofía

Al centro di entrambe le mostre, aperte fino all'autunno, il corpo umano

«Schlafen» (1997) dI Miriam Cahn. Cortesia dell’artista, Meyer Riegger Galerie (Berlino/Karlsruhe) e Galerie Jocelyn Wolff. Fotografia di François Doury

Madrid. La mostra «Miriam Cahn. Tutto è altrettanto importante» del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía (fino al 14 ottobre) è la prima grande retrospettiva in Spagna dedicata all’artista svizzera (Basilea, 1949), a conferma del momento brillante che sta vivendo la Cahn, già protagonista di mostre importanti come quella del Kunstmuseum di Berna (che fa tappa ora, dal 12 luglio, alla Haus der Kunst di Monaco di Baviera) e dopo Documenta 14 di Atene del 2017.

Fotografa, disegnatrice, cineasta, performer, Miriam Cahn è un’artista militante. Femminista, pacifista, ha fatto suoi temi politici come la guerra, la lotta al nucleare, la difesa dei migranti, ma anche la sessualità e la famiglia. Il corpo è al centro del suo lavoro, il proprio, come strumento espressivo per le sue performance, e più in generale la figura umana e la sua rappresentazione, che interroga e turba lo spettatore. A Madrid sono allestiti sia i primi disegni a carboncino sia i dipinti ad olio di grandi dimensioni a cui l’artista si dedica a partire dagli anni ’90, le fotografie e le sculture. Sono presentate alcune delle serie più suggestive come «Schlafen», del 1997, in 13 tele, e «Sarajevo» del 1993.

Fino al 21 ottobre il Reina Sofía presenta anche la prima monografica in Spagna dell’artista danese Henrik Olesen (Esbjerg, 1967), che vive e lavora a Berlino. Anche Olesen, come Miriam Cahn, mette al centro del suo lavoro il corpo umano.

Ma nelle sue installazioni, rigorose e documentate, manifesti critici nei confronti della cultura contemporanea e delle sue convenzioni, Olesen mescola materiali, assembla oggetti di recupero, realizza dei collage applicando, come in «Wallpaper, big», del 2018, foglie d’albero e copertine di magazine. Tra le sue sculture più recenti, «Depression 2», del 2018, è un parallelepipedo di vetro dipinto di nero e sospeso al muro. A Madrid  sono allestiti anche il progetto «How do I Make Myself a Body?», una riflessione sull’identità, ispirata alla tragica vita del matematico inglese Alan Turing, e opere inedite realizzate appositamente.

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 399, luglio 2019


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