C’è un uomo nel cassetto

La Tate Modern dedica a Lubaina Himid, la prima donna nera ad aggiudicarsi il Turner Prize, la più ampia antologica sul suo lavoro sino ad oggi

«Jelly Mould Pavilions for Liverpool» (2010) di Lubaina Himid © Lubaina Himid
Federico Florian |  | Londra

Dal 25 novembre al 3 luglio, la Tate Modern dedica a Lubaina Himid, la prima donna nera ad aggiudicarsi il Turner Prize all’età di 63 anni, la più ampia antologica sul suo lavoro sino ad oggi (in collaborazione con il Musée cantonal des Beaux-Arts di Losanna). Nata a Zanzibar nel ’54 e residente nel nord dell’Inghilterra, l’artista è nota per dipinti, sculture e installazioni di forte magnetismo e teatralità: un tributo alla sua formazione da scenografa e all’iniziale coinvolgimento con il mondo dell’opera.

Nei lavori di Himid il pubblico è sempre posto al centro del palcoscenico: specialmente in questa mostra londinese in cui, attraverso una serie di interrogativi, il visitatore è invitato a entrare nell’universo lirico dell’artista con tutto il suo fardello privato di emozioni, fragilità ed esperienze personali. In una delle sale, ad esempio, un quesito particolarmente attuale fa inevitabilmente riflettere: «Abitiamo nei nostri abiti, abitiamo in edifici. Ma sono della misura giusta?».

Tra i lavori chiave, «The Blue Grid Test» (2020), presentato per la prima volta in Gran Bretagna qui alla Tate: un dipinto lungo 25 metri che mostra un repertorio di oltre sessanta motivi decorativi da tutto il mondo, ciascuno dipinto in una diversa sfumatura di blu. Ad accogliere gli spettatori, invece, si eleva un’installazione di bandiere colorate, ispirate ai tessuti kanga dell’Africa orientale e «sporcate» da versi di poesia. Infine un gruppo di dipinti recenti e di oggetti dipinti funge da chiusa del progetto espositivo: fra questi, gli squisiti «Men in Drawers» (2017-19), dolci ritratti di figure maschili dipinte all’interno di cassetti e mobili di legno.

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