C’era una volta nella Valle dei Re | Un rinvenimento leggendario

Il centenario della scoperta della Tomba di Tutankhamon (4 novembre 1922-2022). Quarta puntata

Il sarcofago della dama Tuya in un acquarello di Howard Carter da Davis, Theodore. 1907. The Tomb of The Tomb of Youiya and Touiyou. The Finding of the Tomb. London: Archibald Constable, tav. XIII (Archivio Francesco Tiradritti)
Francesco Tiradritti |

Le attività di Carter come Ispettore delle Antichità del Basso Egitto ebbero breve durata. Nel gennaio 1905 si trovò a discutere con alcuni francesi ubriachi che pretendevano di entrare nel Serapeo di Saqqara senza essere provvisti del necessario biglietto. Avevano malmenato uno dei guardiani e ne era seguita una colluttazione. Quando Carter era arrivato sul luogo lo avevano accolto con una serie di insulti. Invece di calmare gli animi, aveva perciò consentito ai suoi sottoposti di dare una lezione ai turisti. Ne era seguita una violenta colluttazione nel corso della quale uno dei visitatori era stato lasciato a terra svenuto.

I francesi avevano presentato una rimostranza ufficiale al loro console generale che aveva richiesto le scuse ufficiali dallo stesso Carter. Al suo rifiuto, il direttore del Servizio delle Antichità Gaston Maspero era stato suo malgrado costretto a trasferirlo nella direzione da poco inaugurata a Tanta nel Delta. Nel novembre dello stesso anno Carter aveva rassegnato le proprie dimissioni provocando non poco dispiacere a Maspero che aveva tentato di fargli cambiare idea rivolgendosi a comuni conoscenti.
Lady Evelyn Herbert, George Herbert, V conte di Carnarvon, Howard Carter e Arthur Robert Callender all’ingresso della Tomba di Tutankhamon (Archivio Francesco Tiradritti)
Howard Carter era nato a Swaffhalm (Norfolk) nel 1873. Era uno dei nove figli di Samuel Carter, un apprezzato disegnatore di animali dal quale aveva imparato a dipingere. Da ragazzino si era occupato del serraglio dal quale il padre traeva spunto per i suoi dipinti e già allora riusciva a guadagnare qualcosa vendendo ritratti di animali domestici e pappagalli ai clienti paterni.

Fu così che entrò in contatto con Lady Amherst di Hackney che abitava nei dintorni e aveva una forte passione per le antichità egiziane. Fu lei a presentarlo all’egittologo Percy Newberry (1868-1949) che era alla ricerca di qualcuno che lo potesse aiutare nell’inchiostratura dei disegni da lui eseguiti durante le ricerche nelle tombe di Beni Hassan. Nel 1891 Newberry decise di portare Carter in Egitto. Dopo avere lavorato con lui a Beni Hassan e Bersha, nel 1892, passò ad aiutare William Flinders Petrie (1853-1942) che aveva da poco cominciato a esplorare il sito di Tell el-Amarna. Sotto la sua supervisione Carter compì i primi scavi. Nello stesso anno fu integrato come artista della spedizione dell’Egypt Exploration Fund, diretta dello svizzero Édouard Naville (1844-1926), che aveva lo scopo di copiare i testi e le scene del Tempio della regina Hatshepsut a Deir el-Bahri. Carter lavorò al progetto fino a quando non fu nominato ispettore delle antichità dell’Alto Egitto nel 1899.
Particolare della decorazione della parete settentrionale della camera funeraria della Tomba di Tutankhamon (Fotografia: Francesco Tiradritti)
Rassegnate le dimissioni si guadagnò da vivere vendendo acquarelli di paesaggi egiziani e accompagnando turisti. Nel 1906 Theodore Davis gli commissionò una serie di illustrazioni per il volume sulla Tomba di Yuya e Tuya che aveva da poco scoperto.

Nel 1907 Maspero raccomandò Carter a George Herbert V conte di Carnarvon (1866-1923), nobile inglese che per motivi di salute aveva deciso di soggiornare sempre più a lungo in Egitto cominciando ad appassionarsi all’archeologia. La collaborazione tra Carter e Carnarvon cominciò su una striscia di terreno all’imboccatura dell’Assasif, la valle che si chiude con la falesia di Deir el-Bahri. In cinque anni (1907-11) le loro ricerche condussero a numerose scoperte, tra cui numerose tombe di varie epoche e il tempio a Valle della regina Hatshepsut.

Carter e Carnarvon ottennero quindi una concessione di scavo per il sito di Sakha (l’antica Xois) nel Delta occidentale del Nilo. Giunsero sul posto ad aprile inoltrato e vi trascorsero soltanto una notte. La temperatura era eccezionalmente alta e il posto letteralmente invaso dai cobra.
Coperchi dei vasi canopi in alabastro dipinto di Tutankhamon, Museo Egizio del Cairo, JE 60687 (Fotografia: Francesco Tiradritti)
Poco prima dello scoppio della Prima guerra mondiale Carnarvon rilevò la concessione di scavo nella Valle dei Re cui aveva appena rinunciato Davis. L’inizio delle attività belliche impedì però ogni attività di scavo, ma non a Carter di scoprire, nel corso di una delle sue passeggiate, quella che lui ritenne essere la tomba di Amenofi I.

Gli scavi nella Valle dei Re ebbero inizio soltanto nel 1919. Carter era d’accordo sul fatto che il sito fosse stato esplorato nella sua ampiezza, ma riteneva anche che i suoi predecessori non avessero approfondito abbastanza gli scavi. Malgrado le tonnellate di detriti rimossi, i risultati lasciavano però a desiderare e Carnarvon convocò Carter nella sua residenza di Highclere Castle per comunicargli che quella del 1922 sarebbe stata l’ultima campagna di scavo da lui finanziata.

A pochi giorni dall’inizio degli scavi, il 4 novembre, la comparsa di un gradino intagliato nella roccia cambiò tutto e riaccese la speranza. Ventidue giorni più tardi Carter, il suo assistente Callander, Lord Carnarvon e la figlia Lady Hevelyn si trovarono davanti a una parete intatta e con i cartigli di Tutankhamon stampigliati nell’intonaco di copertura. Un’apertura permise loro di osservare che cosa vi fosse al di là. I quattro si trovarono così catapultati nella più straordinaria scoperta archeologica mai effettuata.
Howard Carter con i collaboratori che lo aiutarono nelle operazioni di scavo, documentazione e svuotamento della Tomba di Tutankhamon. Da sinistra a destra Arthur Robert Callender (architetto e assistente), Arthur Cruttenden Mace (Egittologo), Harry Burton (fotografo), Howard Carter, Alan Henderson Gardiner (Egittologo), Alfred Lucas (restauratore); da Annales du Services des Antiquités de l’Egypte XXXIX, 1939, p. 49 (Archivio Francesco Tiradritti)
Come molto spesso avviene, la fortuna dei pochi scatena l’invidia dei molti e il ritrovamento della tomba intatta di Tutankhamon significò per il suo scopritore una serie di grattacapi che lo accompagnarono sino alla morte. La prematura e improvvisa scomparsa di Lord Carnarvon, oltre a dare estro alla stampa per inventarsi la «maledizione di Tutankhamon», privò Carter della persona che meglio di lui riusciva a gestire i rapporti ufficiali. Si trovò così a scontrarsi con il Servizio delle Antichità e con i numerosi archeologi che, in un modo o in altro, volevano appropriarsi della sua scoperta.

Malgrado le numerose litigate, la protratta chiusura della tomba, la perdita temporanea della concessione di scavo, riuscì, comunque, a portare a termine quello che aveva iniziato e svuotò il sepolcro con calma e metodo documentando ogni fase delle operazioni di rimozione dei reperti. Gli occorse un decennio prima che i circa cinquemila oggetti del corredo funerario di Tutankhamon giungessero al Museo Egizio del Cairo dove sono rimasti esposti fino a quando, in tempi recenti, non si è cominciato a parlare del loro trasferimento nel Grand Egyptian Museum di Giza.

La tomba di Tutankhamon si trovava a pochi metri di distanza dal punto in cui Davis aveva interrotto gli scavi e c’è soltanto da inorridire al pensiero dello scempio che quest’ultimo ne avrebbe fatto. È invece stata una fortuna che sia stata scoperta da Carter, persona dal carattere difficile ma onesto fino all’ottusità. Presuntuoso al punto da credere che avrebbe prima o poi scoperto qualcosa d’importante e che non amava essere contraddetto aspettandosi cieca obbedienza dai sottoposti.
Maschera funeraria di Tutankhamon in oro, lapislazzuli e paste vitree. Museo Egizio del Cairo, JE 60672 (Fotografia: Francesco Tiradritti)
In uno dei necrologi dedicatigli l’egittologo inglese Guy Brunton dava la colpa del suo cattivo carattere al fatto che avesse avuto soltanto un’educazione domestica: «la disciplina e l’asprezza di una grande scuola avrebbero potuto fare di lui un uomo davvero eccezionale». A cento anni di distanza dalla scoperta della tomba di Tutankhamon il nome di Carter continua a essere ricordato ed è soltanto grazie a lui e al suo modo particolare di essere che noi contemporanei e le future generazioni possono godere di questo straordinario ritrovamento.

A ben vedere, forse non aveva poi così tanto bisogno di più insegnamenti di quanti gliene avesse impartiti la straordinaria e avventurosa esistenza che aveva vissuto.

C’era una volta nella Valle dei Re
Il centenario della scoperta della Tomba di Tutankhamon (4 novembre 1922-2022)
di Francesco Tiradritti
1. Giovanni Battista Belzoni
2. Nascondigli reali
3. La prima volta di Carter
4. Un rinvenimento leggendario

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