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Bravo come Tiepolo?

Giulio Quaglio grande pittore europeo tutto da conoscere

Giulio Quaglio, decorazione della volta della Biblioteca del Seminario di Lubiana, 1721

Nella chiesa di S. Antonio di Udine è stata allestita una mostra fotografica degli affreschi realizzati da Giulio Quaglio (1658-1751), di Laino in Valle Intelvi (Co), uno dei più interessanti e prolifici pittori italiani operanti tra Sei e Settecento, un artista itinerante (così come molti dei suoi conterranei, architetti, stuccatori e pittori) operoso non soltanto nella sua terra ma anche in diverse regioni della Mitteleuropa, dal Friuli alla Slovenia, dalla Stiria al Salisburghese.

Formatosi alla scuola del bolognese Marcantonio Franceschini, nel 1692 iniziò la sua attività a Udine, dove si stabilì, si sposò e lavorò per dieci anni, realizzando numerosi cicli a fresco spesso inseriti in uno spettacolare apparato a stucco bianco in palazzi nobiliari e chiese, dando prova di una non comune abilità pittorica.

Dipinse pale d’altare per Venzone, Colloredo di Monte Albano, Valvasone, prima di passare a Gorizia, al tempo asburgica, dove nel 1702 decorò la cattedrale: il vasto lavoro (distrutto nella guerra del 1915-18) fu particolarmente apprezzato nella vicina Slovenia, per cui a Lubiana gli venne offerta la possibilità di decorare presbiterio e navata della cattedrale appena costruita su progetto di Andrea Pozzo.

Eseguì l’eccezionale lavoro (il soffitto della navata misura ben 540 metri quadrati a venti metri d’altezza dal pavimento) dal 1703 al 1706 con l’aiuto del sedicenne Carlo Innocenzo Carloni. Divenne familiare del decano della cattedrale, Giovanni Gregorio Thalnischer. Ne è riprova una lettera che questi scrisse nel marzo 1704 al Quaglio, che d’inverno rientrava a Laino non essendo possibile lavorare a fresco perché le malte ghiacciavano: quando ritorni a Lubiana portami per favore «due para di calzette nere di meza setta di Millano con due o trè altre para di calcette nere di strapazzo, e se si potrà condure mezza duzana di scudelle di zukaro rosato da Genua, per le spese corrisponderò con solita puntualità».

Giulio Quaglio fu poi a Skofja Loka, a Graz e Salisburgo, per ritornare nel 1709 in Lombardia e lavorare in numerose località del Comasco, della Bergamasca e del Bresciano. Ritornò ancora a Lubiana, per affrescare le cappelle della cattedrale e il soffitto della Biblioteca del Seminario. Nell’occasione, il Capitolo di Lubiana, in segno di gratitudine per la decorazione dell’intera cattedrale da lui condotta con tanta abilità e con tanta soddisfazione da parte dei committenti e della popolazione, gli regalò, al di là del compenso pattuito, un bacile con sottocoppa in argento dorato del valore di 150 fiorini imperiali, appositamente fatto eseguire ad Augsburg.

Giulio Quaglio chiuse la sua attività operando, con l’aiuto dei figli Raffaele e Domenico, in località vicine a Laino (da Porlezza a Dongo a Lugano). L’ultimo suo dipinto, datato 1749, è la pala dell’altar maggiore della parrocchiale di Villa d’Adda. Morì nella propria casa, a Laino, il 3 luglio 1751. Un cancro alla gola gli impedì di assumere la comunione. Poi sulla sua persona e sulla sua arte scese l’oblio. Scrive Fabio di Maniago nella Storia delle belle arti friulane (Venezia, 1819): «Dipinto avendo in un paese lontano dal centro delle arti, il suo nome è rimasto oscuro, né di lui fanno menzione gli storici e i biografi dei tempi andati».

Giuseppe Bergamini
direttore del Museo Diocesano e Gallerie del Tiepolo di Udine

Giuseppe Bergamini, edizione online, 20 dicembre 2019


  • Giulio Quaglio, decorazione del soffitto del salone, Udine, Palazzo Strassoldo, 1692
  • La decorazione del soffitto di Palazzo Antonini ad Udine, 1698

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