Brafa 2024: «Non ci sarebbe Walt Disney senza la pittura fiamminga»

Il via alla 69esima edizione della fiera belga nei padiglioni di Bruxelles Expo. Quest’anno l’ospite d’onore è la Fondazione Paul Delvaux in occasione delle celebrazioni dei 100 anni del Surrealismo

Veduta dell’allestimento surrealista di Brafa 2024
Beatrice Cumino |  | Bruxelles

Brafa ha accolto gli invitati per i primi due giorni di preview (la fiera rimarrà aperta fino al 4 febbraio) in occasione della sua 69esima edizione in una immersiva ambientazione surrealista. Il 2024 segna infatti i 100 anni dalla pubblicazione del Manifesto del movimento del poeta e critico André Breton. Per celebrare l’evento artistico e letterario, la fiera si è vestita a festa, con scenografie e ambientazioni Magrittiane. Ospite d’onore, la Fondazione Paul Delvaux, artista ampiamente associato al movimento e le cui opere, dipinti e disegni, popolano gli stand di molti tra i 132 espositori internazionali.

Eclettico lo spazio di De Jonckheere (Ginevra), subito all’ingresso della fiera, che ha dedicato il suo stand a una mélange di pittura antica fiamminga e surrealista belga, esponendo «The Storm, l’Orage» di Delvaux per 2,4 milioni di euro, nell’ambito di un’esposizione più tradizionale Golden Age. Proseguendo sulla stessa cifra stilistica, anche Boon Gallery (Knokke-Le Zoute) ha esibito un’imponente opera di Delvaux, «La Ville Lunaire» (1944) che appare per la prima volta sul mercato con una stima di 980mila euro: «Abbiamo corteggiato il proprietario a lungo, si tratta di un’opera dipinta nel 1944, in piena guerra e periodo Surrealista, dichiara il gallerista e prosegue: «Lo scheletro, a differenza di quanto si possa pensare, non rappresenta qui la morte ma la vita, in una ambientazione immaginaria, firma dell’artista».
«La ville lunaire» (1944), di Paul Delvaux, presentato per la prima volta sul mercarto dalla Boon Gallery con una stima di 980mila euro
La storica galleria parigina Florence de Voldère fondata nel 1984 e dedicata esclusivamente alla pittura fiamminga del XVI-XVIII secolo, ha catturato l’attenzione dei primi visitatori tramite un sistema di illuminazione tale da far risplendere le numerose tavole che parevano riprodotte su schermi. Un’ambientazione suggestiva con una selezione di dipinti che rifletteva l’ottimismo rinascimentale e la singolare estetica della pittura fiamminga, tra cui «L’Arche de Noé» di Roelandt Savery esposto con una stima di 1,3 milioni di euro, «Una stima alta per l’artista, dichiara de Volère, «ma che testimonia la grande particolarità e qualità del dipinto: si tratta infatti della discesa dall’arca di Noé, un’iconografia più felice di quella della salita. Qui l’artista celebra le razze animali esotiche ed europee appena approdate nel Paradiso terrestre e colte in atteggiamenti divertenti e inaspettati. Walt Disney, come da lui stesso dichiarato, ha impregnato le sue pellicole di queste opere assicurandone la trasmissione di immagini ed emozioni tramite i suoi cartoni. Non ci sarebbe quindi stata Walt Disney senza la pittura fiamminga». Tra gli altri dipinti esposti, «La Danse de Noes en plain air» e «La visite à la nourrice» di Pieter Brueghel il Giovane: «Esponiamo dipinti che partono da una stima di 30-40mila euro fino ad arrivare a opere da 2-3 milioni», conclude de Voldère.
«L’Arche de Noé», di Roelandt Savery, presentato da Florence de Voldère con una stima di 1,3 milioni di euro
Non solo antico a Brafa: da Stern Pissarro Gallery (Londra), specializzata in arte impressionista, moderna e contemporanea, già giovedì sera compariva il primissimo bollino rosso per «Les toits rouges» di Maurice de Vlaminck, venduto tramite telefono a un collezionista di Portland. «Aveva adocchiato l’opera sulla nostra newsletter e l’ha acquistata per circa 30mila euro. Lo abbiamo esortato a prendere una decisione in fretta, o lo avremmo venduto a un altro cliente durante la cena di giovedì sera», spiega Augustin Vidor, Head of Sales della galleria. Tra gli altri artisti esposti, molto classici, spicca la «Charlotte» di Anna Weyant, stimata 200-300mila euro. Vidor dichiara: «È un onore per noi avere una sua opera, è un’artista hot sul mercato al momento, circondata da molti pettegolezzi ma di altissima qualità. Di tutte le opere che abbiamo in stock questa è quella per la quale abbiamo ricevuto più richieste da parte degli acquirenti e non credo faremo alcuna fatica a venderla».
«Charlotte», di Anna Weyant, in vendita da Stern Pissarro con una stima di 200-300mila euro
L’arte africana è di casa a Brafa che dimostra un rinnovato e consolidato interesse per questo settore. «Le attribuzioni sono frutto di un mercato che esiste, funziona ed è vivo, specialmente in Belgio, Francia e America. Se si osservano queste opere si comincia ad apprezzare la bellezza delle geometrie, delle forme, la loro eleganza e il ritmo», spiega Tomaso Vigorelli di Dalton Somaré (Milano-Londra), proprietario della galleria milanese con sede anche a Londra, insieme al fratello Gerolamo. Insieme espongono sculture e oggetti dal 1300 al 1800, come la «Maternità», una statua dogon n’duleri in legno risalente al XVII-XVIII secolo e stimata 185mila euro. Si tratta di un’opera dalla qualità museale che, come dichiarato da Vigorelli, «compete con gli esemplari più belli conosciuti per qualità e condizioni conservative». Sono parte dell’allestimento anche le fotografie di ciascun oggetto esposto e scattate da Gerolamo che esalta le mutazioni scalfite dal tempo sulle superfici delle opere.
Una veduta dell’allestimento di Dalton Somaré
10 gli esponenti tricolore tra cui Romigioli Fine Art (Legnano), new entry nei padiglioni di Brafa, che fin dal primo giorno di preview parla di un pubblico molto attento e preparato che dà grande soddisfazione. Tra i pezzi di punta e più interessanti, un set di posate cinquecentesche del nord Italia risalente alla prima metà del ’500, probabilmente bresciane. Valerio Romigioli spiega: «Si tratta di un set molto raro, stimato 90mila euro e per il quale ho già ricevuto diverse dichiarazioni di interesse». Un’offerta articolata, dalla pala del Nero di Bicci, stimata 400mila euro, alla scultura della Madonna in trono tardo francese, 280mila euro. Altro nuovo ingresso italiano alla kermesse è Mearini Fine Art (Perugia) specializzata in medioevo archeologico. «A fronte di tanta fatica iniziale, siamo felici di essere qui perché abbiamo ricevuto una buona accoglienza da parte dell’organizzazione che è rimasta contenta della nostra esposizione». Diversi i pezzi interessanti come i pilastri dei cancelli presbiteriali del centro Italia e risalenti alla fine dell’VIII inizio del IX secolo stimato 30-40mila euro.
«Madonna in trono con Bambino, con particolare di demone schiacciato dal piede sinistro della Vergine», scuola francese della seconda metà del XVI secolo, in vendita da Romigioli Fine Art e stimato 280mila euro
Per gli italiani fuori porta, la Galleria Repetto (Lugano) ha dichiarato: «Siamo molto soddisfatti, Brafa è una fiera chic ed elegante, con una scenografia sempre bella e un pubblico sicuramente all’altezza, che sa cosa vuole». L’opera di punta è sicuramente «Piazza d’Italia, con Arianna» (1950 ca) di Giorgio de Chirico con una stima di 750mila euro. Nell’anno di Salvo, tre piccole tele di varie dimensioni con un range di stima che varia dai 25 ai 100mila euro, ma anche sculture di Melotti e Fontana. Da Londra, la galleria Giammarco Cappuzzo Fine Art, specializzato in pittura antica del XVI e XVII secolo, accoglie i visitatori con due opere identiche di Luca Giordano entrambe rappresentanti Pitagora dalla serie dei «Filosofi antichi». All’interno una selezione delle opere del Langetti dalla straziante sofferenza come la «Punizione di Prometeo» e «Catone».
Una veduta dell’ingresso allo stand di Giammarco Cappuzzo Fine Art
Durante il venerdì di preview si respirava già grande soddisfazione nello stand della veterana della fiera Robertaebasta (Milano-Londra), specializzata in opere arti decorative e del XX secolo, che ha portato da Milano opere di Lucio Fontana e pezzi design di André Sornaye. Ha dichiarato essere stata l’inaugurazione più forte di questi anni, con già diverse vendite e trattative in corso. Una selezione classica invece da Cortesi (Lugano) con «Concetto spaziale, Teatrino» di Fontana stimato 650mila euro. Altrettanto interessanti le due opere di Tom Wesselmann, «Blonde on the Beach» e «Study for bedroom paiting». L’artista della Pop art americana è sempre più in voga sul mercato ed è diffusamente presente tra gli stand di Brafa dove lo ritroviamo anche da Baronian (Bruxelles) con «Little Bathtub collage», un lavoro del 1962, risalente al periodo in cui l’artista aveva appena sposato sua moglie e modella, stimato 55mila euro.
«Catone» (1660-2 ca), di Giovanni Battista Langetti, esposto da Giammarco Cappuzzo Fine Art
Infine, per le celebrazioni dei 700 anni di Marco Polo, la Nardi Gioielleria (Venezia) ha realizzato una spilla raffigurante una Geisha in oro, smalto, turchese inciso, brillanti, rubini e zaffiri, in vendita a 25mila euro. La parte centrale rappresenta un ventaglio che si apre grazie a micro meccanismi rivelando un ramo sottostante, simbolo di un ciliegio in fiore. 
Spilla raffigurante una Geisha in oro, smalto, turchese inciso, brillanti, rubini e zaffiri e stimata 25mila euro da Nardi Gioiellieria

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Beatrice Cumino