Bianco nello SPA | Spazio per Arte dei Giordano

Al via con 25 opere di noti artisti internazionali la mostra inaugurale del nuovo museo e centro culturale voluto a Oleggio dai collezionisti e imprenditori caseari

«Cette obscure clarté qui tombe des étoiles» (1991-92; part.) di Anselm Kiefer © Collezione Laura e Luigi Giordano «Untitled» (2022) di Giulia Cenci © Collezione Laura e Luigi Giordano SPA | Spazio per Arte, Palazzo Bellini, Oleggio, di Laura e Luigi Giordano - Progetto restauro e foto di Lorenzo Bini, Studio Binocle Laura Crola e Luigi Giordano
Jenny Dogliani |  | Oleggio (No)

Edificato nel XV secolo nel centro di Oleggio, piccolo Comune dalle antiche origini in provincia di Novara, Palazzo Bellini deve le sue eleganti sembianze neoclassiche all’intervento tardosettecentesco dell’architetto Stefano Ignazio Melchioni. Con interni ricchi di affreschi classicheggianti, tondi con scene mitologiche, stucchi, specchiature marmoree e balaustre in pietra, è stato acquistato nel 2020 da due visionari imprenditori e collezionisti, Laura e Luigi Giordano, e riportato all’originario splendore grazie a un intervento di ristrutturazione e restauro conservativo affidato all’architetto Lorenzo Bini-Studio Binocle. Sabato 25 novembre il Palazzo inaugurerà la sua nuova vita, quella di museo e centro culturale a fruizione gratuita denominato SPA | Spazio per Arte, dedicato a mostre di arte contemporanea, public program, eventi, conferenze e progetti educativi per le scuole.

«Abbiamo immaginato SPA | Spazio Per Arte, afferma Luigi Giordano, come uno spazio aperto alla città e a tutti i visitatori che vorranno scoprirlo affinché, attraverso l’arte contemporanea, diventi anche SPAzio per l’anima, SPAzio per sé stessi. Potrà ospitare una mostra a tema, un evento musicale, la presentazione di un libro o una serie di conferenze, ma sarà sempre sotto forma di invito a conoscere meglio la realtà che viviamo allenando tutti i cinque sensi, in cui perdiamo sempre più la fiducia».

Un museo fortemente voluto dai Giordano, dunque, per comunicare «l’importanza della ricerca della bellezza, della poesia, della filosofia, come principio guida nel lavoro e nella vita», e per il desiderio di condividere con il pubblico la loro collezione, che comprende a oggi circa duecento opere datate dagli anni Ottanta ai giorni nostri, realizzate da autori internazionali ormai storicizzati, tra cui Hermann Nitsch, Georg Baselitz, Anselm Kiefer, Wolfgang Laib, William Kentridge, Antony Gormley, e vari esponenti mid-career e della nuova generazione da Elmgreen & Dragset a Roberto Cuoghi ad Anne Imhof.

La prima mostra, visibile fino al 31 luglio prossimo, curata da Rischa Paterlini, è dedicata al colore bianco. E non poteva che essere così. Il bianco è infatti per i Giordano un colore speciale. Di origine campana, titolari del Caseificio Giordano fondato a Oleggio nel 1955, rinomati produttori a chilometro zero di formaggi freschi e filati (mozzarelle e scamorze in particolare), hanno scelto il bianco in omaggio al fondatore Amedeo Giordano, padre di Luca, trasferitosi dalla Costiera amalfitana a Oleggio negli anni Quaranta. Simbolo di luce, purezza e spiritualità nella religione cristiana, di spazio vuoto nella filosofia buddista, di lutto nella cultura cinese, somma acromatica di tutti i colori dello spettro visibile nell’ottica fisica, il bianco è ciò che unisce 25 opere di autori quali Vanessa Beecroft, Wolfgang Laib, Robin Rhode, scelte per la mostra.

Tra queste «Cette obscure clarté qui tombe des étoiles» (1991-92) di Anselm Kiefer, dove un altissimo girasole nero svetta su uno sfondo bianco alto oltre due metri, fittamente cosparso di semi che alludono alla ciclicità della vita; «Untitled» (2022) di Giulia Cenci (opera vincitrice del Premio Cairo 2022), installazione nella quale la pelle di una figura ibrida, mezzo uomo e mezzo lupo, è adagiata in una vasca da bagno, un’opera macabra e poetica ricca di citazioni alla storia dell’arte, dalla «Morte di Marat» ai feltri di Robert Morris, che allude alla dualità della natura; «White Chalk, Johannesburg Drawing 1997-2001» (2007) di Pascale Marthine Tayou, un’opera bidimensionale realizzata con un fitto intreccio di gessetti bianchi, la ricerca del grado zero della forma e del linguaggio, il germe e l’essenza da cui ha origine ogni forma, segno, significato, sia poi esso espresso attraverso la pittura, la scultura o la performance. Sono solo alcuni dei lavori della collezione scelti da Laura e Luca Giordano per condurci in una più alta dimensione estetica, ricca di bellezza e significato, nella pura essenza del bianco che, come scriveva Kandinskij, «è un mondo così alto rispetto a noi che quasi non ne avvertiamo il suono, è un nulla prima dell’origine».

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