Balla è divisionista, Mick Jagger è pop

Da Wannenes il 20 maggio due ritratti inediti nel centocinquantenario della nascita del maestro futurista

«Negativo-Positivo» (1955) di Bruno Munari. © Wannenes
Elena Correggia |  | Milano

Nell’anno che vede fiorire le esposizioni dedicate all’opera di Giacomo Balla, nel centocinquantenario della nascita, anche Wannenes propone all’incanto due suoi intensi ritratti per l’asta di Arte moderna e contemporanea in programma a Milano il 20 maggio. Si tratta di un olio su tela e di un olio su cartone che ritraggono rispettivamente Osvaldo e Annetta Pardo (stima 45-55mila e 26-32mila euro), figure importanti per la vicenda artistica del pittore in quanto Pardo fu non solo un amico ma anche un mecenate per Balla, al quale commissionò diversi lavori e a cui offrì il suo negozio di arredamento in via del Tritone per l’allestimento di una mostra personale nel 1915.

I due ritratti, provenienti dalla collezione della famiglia Pardo e inediti per il mercato, esprimono un delicato tocco divisionista che già contiene e anticipa alcuni elementi della poetica di scomposizione futurista delle forme. «Dal Novecento storicizzato rappresentato appunto dal Balla divisionista ma anche da altri lavori come quelli di Carrà e Depero, la nostra asta attraversa il secolo arrivando fino ai grandi nomi del mercato del contemporaneo internazionale, con alcune punte di diamante della Pop art americana», commenta Guido Vitali, specialist di arte moderna e contemporanea di Wannenes.

È il caso di due serigrafie a colori di Andy Warhol, provenienti da una collezione privata romana: la prima del 1975, con tiratura di 250 esemplari, ritrae Mick Jagger (45-55mila) ed è stata la copertina del catalogo di quattro mostre, la seconda del 1985 raffigura una bottiglia di profumo «Chanel» (75-95mila), ed entrambe sintetizzano la capacità di Warhol di rendere iconiche immagini tratte dal mondo dello spettacolo e della pubblicità.

Fra gli italiani si segnala ancora l’ultimo di una serie di bozzetti preparatori dipinti da Guttuso per «La battaglia di Ponte dell’Ammiraglio» del 1951 (60-80mila). Con un linguaggio diretto e dai toni enfatici Guttuso mescola storia e spunti autobiografici per una narrazione artistica mai disgiunta all’impegno civile. La battaglia di Garibaldi nella piana di Ponte dell’Ammiraglio, vicino a Palermo, diventa infatti archetipo degli ideali di libertà e giustizia poi fatti propri durante la Resistenza e la guerra di Liberazione contro il nazifascismo attraverso un racconto pittorico che predilige i toni del realismo, senza dimenticare la lezione dei maestri della storia dell’arte.

Al versatile e immaginifico mondo visivo di Bruno Munari appartiene invece un olio su masonite della serie «Negativo-Positivo» del 1955 dalla stima allettante (5-7mila), mentre nell’ambito dei lavori su carta si distinguono alcune opere di Giorgio Morandi, fra cui una «Natura morta» del 1960 (70-90mila). «Si tratta di un acquarello dall’impalpabile bellezza con un’importante storia espositiva alle spalle, a cui nel catalogo generale degli acquerelli dell’artista è dedicata una piena pagina a colori e che sta suscitando interesse anche a livello internazionale, in particolare da parte di alcuni commercianti londinesi», aggiunge Vitali. Nell’acerba grazia di un nudo femminile si esprime infine lo stile di Balthus che anche in «Nue allongée» del 1974 (30-40mila), matita su carta applicata su tela, si mantiene lungo l’ambiguo confine fra innocenza e senso del proibito.

© Riproduzione riservata «Osvaldo Pardo» (1905 ca) di Giacomo Balla (particolare). © Wannenes «Mick Jagger» (1975) di Andy Warhol (particolare). © Wannenes «Annetta Pardo» (1906) di Giacomo Balla (particolare). © Wannenes «Natura morta» (1960) di Giorgio Morandi. © Wannenes «Chanel» (1985) di Andy Warhol (particolare). © Wannenes
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