Balenciaga a Madrid: la marchesa, l’infanta e il couturier

Al Museo Thyssen-Bornemisza l’imprinting della pittura di El Greco, Zurbarán, Zuloaga e Velázquez sullo stilista basco, il più amato dai suoi colleghi, in un confronto fra abiti e tele

Abito e giacca in raso con decorazioni in fili metallici, paillette e perle di ceramica del 1960. © Jon Cazenave
Federico Florian |  | Madrid

L’«unico vero couturier», lo definì Coco Chanel; «Il maestro di tutti noi», a detta di Christian Dior. Cristóbal Balenciaga, alias «l’architetto della haute couture», è senz’altro lo stilista più amato dai sui colleghi. Inventore della linea a palloncino e dell’abito «baby doll», lo stilista basco trattava il tessuto come un materiale scultoreo, arricchito da un repertorio decorativo che incorporava lustrini, paillette e voluminosi ricami fatti a mano.

La biografia di Balenciaga (1895-1972), figlio di una sarta e di un pescatore di Getaria, è intimamente connessa alla storia della pittura spagnola, a partire dall’infanzia trascorsa tra l’umile dimora familiare e il Palacio Aldamar, residenza estiva della marchesa di Casa Torres. Ed è proprio nelle sale del palazzo di Getaria che l’undicenne Cristóbal poteva ammirare gli abiti parigini della marchesa, sua mentore e mecenate,
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