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Babariko l’anti Lukashenko

Uno dei maggiori oppositori del presidente della Bielorussia è un collezionista d'arte

Viktor Babariko. © Natalia Fedosenko/Tass/Pa Images

Viktor Babariko, il principale collezionista d’arte bielorusso, è in prigione per aver sfidato Alexander Lukashenko, presidente della Bielorussia da 26 anni. Babariko è stato arrestato a giugno e confinato in un centro di detenzione bielorusso del Kgb, in attesa del processo, con l’accusa di riciclaggio di denaro sporco per 430 milioni di dollari, ma l’arresto è da più parti considerato una mossa politica.

Babariko, che ha acquistato importanti opere di artisti di origine bielorussa come Marc Chagall e Chaïm Soutine, da Sotheby’s, Christie’s e MacDougall’s, è presidente della Belgazprombank, affiliata della russa Gazprombank, dal 2000. Mentre si inasprisce il braccio di ferro tra Lukashenko e l’opposizione sui presunti brogli elettorali delle elezioni del 9 agosto scorso, Babariko viene considerato il suo principale rivale in caso di ritorno alle urne. I risultati ufficiali hanno dato Lukashenko oltre l’80% e Svetlana Tikhanovskaya appena sopra il 10%, ma l’opposizione sostiene che la realtà sia l’esatto contrario e chiede a gran voce di andare nuovamente al voto.

È stato chiaro che Babariko avrebbe avuto dei problemi dopo le indagini condotte negli uffici della sua banca, quando una televisione di Stato bielorussa parlò di 150 quadri del valore di 20 milioni di dollari che la banca avrebbe avuto intenzione di far uscire velocemente dal Paese. «Circolano voci secondo le quali si stava preparando un’imminente esportazione delle opere il cui valore reale potrebbe essere di gran lunga superiore. Possiamo solo immaginare il prezzo di vendita in asta», riportava il telegiornale. Alexandr Zimenko, curatore della collezione, conferma il valore approssimativo dei dipinti, aggiungendo che un’ordinanza del tribunale gli impedisce di dare ulteriori notizie sul caso o sull’attuale collocazione delle opere confiscate.

Tra gli acquisti più significativi di Babariko, sottolinea, ci sono «Ritratto di Madeleine Castaing» (1937), di Soutine, comprato da MacDougall’s nel 2018 per 358mila sterline, e opere di Dmitry Stelletsky, noto per le sue «immagini fiabesche» della Russia. La casa d’aste non ha voluto commentare. Un altro quadro di Soutine, «Eva» (1928), acquistato a New York nel 2013 per 1,8 milioni di dollari, è diventato un simbolo delle proteste, stampato sulle T-shirt. Zimenko ha esposto una sua riproduzione durante una protesta di artisti bielorussi dello scorso agosto.

L’obiettivo di Babariko, spiega Zimenko, non era quello di spendere soldi costruendo una collezione d’élite, ma la volontà di far conoscere ai suoi connazionali artisti nati in Bielorussia, come Léon Bakst e Ossip Zadkine, più spesso famosi all’estero. Babariko andava alle aste di persona e molti degli artisti presenti nella collezione Belgazprombank sono state figure chiave della Scuola di Parigi nella prima metà del XX secolo. «Nel corso di otto anni è stata allestita una delle più complete collezioni di artisti della Scuola di Parigi nati in Bielorussia», afferma Zimenko, aggiungendo che in precedenza «non c’era neanche un quadro di Chagall in una collezione del nostro Paese». Ora la banca possiede due litografie e quattro dipinti dell’artista, compresi tre acquistati da Sotheby’s nel 2013 e pagati 1,08 milioni di dollari.

Sophia Kishkovsky, da Il Giornale dell'Arte numero 411, ottobre 2020

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