Austin paradigma per la città sostenibile post Covid-19

Passato, presente e futuro di una città paesaggio | Fotogalleria di Iwan Baan

Juan Miró |  | Austin

Le città sono creazioni umane complesse che incarnano i valori e le aspirazioni delle società che le hanno edificate. La citta statunitense di Austin non fa eccezione e, come molte città in tutto il mondo, si trova ad affrontare molteplici problemi, tra cui gli effetti del riscaldamento globale, della congestione del traffico, dell’accessibilità e delle disuguaglianze sociali. Il Covid-19 ha messo in evidenza un’altra sfida: mantenere i cittadini al sicuro dalla diffusione delle pandemie. Indipendentemente dalla sfida, le soluzioni di progettazione urbana per affrontari i problemi devono rispondere sempre agli aspetti specifici di ogni città, dalle singole sfumature alla generale comprensione dell’evoluzione urbana che le ha plasmate: il Dna urbano.

Città compatta contro città paesaggio (landscape city)

In Europa, il modello storico per la maggior parte delle città è stato un modello compatto che si è sviluppato organicamente nel tempo in quanto le città erano chiuse all’interno di mura per scopi difensivi. Confinate da mura, queste città si sono sviluppate con una densità superiore al necessario. Il tessuto urbano molto denso determinava spesso condizioni insalubri e le città venivano regolarmente decimate dalle pestilenze. Queste città chiuse erano in netto contrasto con le campagne che le circondavano.

Dopo la demolizione delle mura, in alcuni casi solo alla metà del XIX secolo, le città si sono sviluppate con ambiziosi progetti urbanistici. L’obiettivo di questi progetti era portare ordine e condizioni di vita più sane, con più luce naturale, più ventilazione e una regolarità che permettesse una più facile incorporazione di servizi come i sistemi fognari. Nuovi quartieri vennero disposti su griglie con ampie strade, piazze, viali e un tessuto urbano continuo di isolati multipiano.

L’attuazione di questi piani regolatori generali ha portato a città ben proporzionate e compatte che sono ammirate oggi per le loro strade pedonali e i loro spazi pubblici. Barcellona, la mia città natale, è una di queste città.

Negli Stati Uniti, il modello di landscape city ha plasmato il carattere urbano della maggior parte delle città, soprattutto quelle fondate a metà del XIX secolo durante l’espansione verso ovest alimentata dalla dottrina del Manifest Destiny. Città come Austin, Seattle e Denver sono state fondate dal nulla mentre le città europee si stavano espandendo. Le landscape city americane sono state, fin dalla loro concezione, aperte e a bassa densità, con la maggior parte delle persone che vivono in case unifamiliari. Man mano che la città cresce, il tessuto urbano si espande nel paesaggio e il confine tra città e campagna si fa sempre meno netto.

Questo aspetto del modello statunitense di crescita urbana è spesso definito in modo sprezzante come «espansione suburbana» in un’epoca condizionata dall’automobile. Tuttavia non è solo il risultato dell’avvento dell’automobile. La landscape city è radicata nella storia delle Americhe, dai nativi americani ai pionieri, dal Sud America al Nord America, dove il rapporto tra natura e insediamenti umani è il risultato di un diverso approccio all’ambiente costruito rispetto all’Europa. Si tratta di un’esperienza americana condivisa che va oltre le nostre città, che sottolinea, per esempio, le letture mitiche del paesaggio in tempi antichi e la creazione dei parchi nazionali ai giorni nostri.

La natura nelle Americhe

Quando arrivarono gli europei, i nativi americani veneravano un pantheon di divinità radicate nella natura. Per loro, il sacro si manifestava attraverso i fenomeni naturali. Di conseguenza, guardavano alla natura con riverenza e i loro edifici riflettevano uno sforzo per integrarsi all’interno di questo sacro paesaggio.

Nelle città precolombiane di tutto il continente americano, l’integrazione con la natura è ovunque evidente: nella disposizione della piccola città di Taos nel Nuovo Messico, nel monumentale centro cerimoniale di Monte Albàn in Messico e nella pietra sacra di Machu Picchu in Perù. Le montagne fanno da sfondo a prospettive e spazi pubblici, mentre le massicce piramidi o i grandi blocchi di pietra scolpita imitano le caratteristiche geografiche. L’idea di portare avanti questo dialogo con la natura ha guidato alcuni dei più brillanti architetti moderni nelle Americhe, tra cui Frank Lloyd Wright, Luis Barragán e Oscar Niemeyer.

Su scala urbana, i coloni che si stabilirono nelle Americhe, soprattutto dopo che le colonie guadagnarono l’indipendenza, non erano interessati a utilizzare il modello delle città strette e chiuse che avevano lasciato in Europa. Il continente americano offrì loro una nuova interessante opzione: l’opportunità di vivere in città aperte, più connesse con la natura. C’era abbondanza di spazio e la maggior parte delle nuove città vennero concepite a bassa densità.

Nelle Americhe esistevano già dei precedenti di questo tipo di città, aperte, a bassa densità e dai confini indistinti che si fondono con il paesaggio. Ad esempio i Maya costruirono città che consistevano in un centro cerimoniale con imponenti piramidi permanenti, circondato da abitazioni unifamiliari deperibili sparse in mezzo alla foresta tropicale. Curiosamente, questo non è molto diverso dalla Austin contemporanea, con il suo skyline del centro circondato da case immerse negli alberi. In effetti, nel VII secolo, la grande città Maya di Tikal in Guatemala aveva una densità di circa dieci persone per ettaro paragonabile alla densità di Austin e di altre città degli Stati Uniti di oggi.

Dall’arrivo degli europei ci sono sempre state letture utopistiche del continente americano come terra incontaminata per nuovi inizi, un «nuovo mondo» di opportunità. Il Sogno americano ha catturato l’immaginazione delle persone in tutto il mondo, alimentando massicce migrazioni verso le coste americane. Come altri americani prima di loro, gli immigrati inseguivano il sogno di possedere la loro propria casa sul proprio pezzo di terra. In questo spirito, Frank Lloyd Wright concepì Broadacre City negli anni Trenta come landscape city ideale. Per lui, la visione utopica di una città con ogni famiglia che vive in una proprietà di un acro rappresentava non solo un profondo legame con il paesaggio americano, ma anche un valore democratico fondamentale degli Stati Uniti.

Una città in una foresta urbana

Austin è sempre stata e rimane fondamentalmente una Landscape City. Fin dalla sua fondazione, la maggior parte delle persone hanno vissuto in case unifamiliari. Man mano che la città cresceva, gli ex cosiddetti «suburbs», come Hyde Park o Travis Heights, sono diventati parte del centro cittadino, e l’espansione è proseguita con la stessa bassa densità. Il risultato è una precisa tipologia urbanistica legittima tanto quanto quella normalmente associato alle città compatte.

Austin è una landscape city di particolarmente successo e la complessiva integrazione del tessuto urbano con il paesaggio è stata essenziale tanto per la sua evoluzione quanto per la sua capacità attrattiva. Sia nei suoi quartieri storici, nel campus dell’Università del Texas, o nelle colline occidentali, Austin si adatta e coesiste con i suoi corsi d’acqua, con le cinture verdi e la topografia collinare, all’ombra di un fenomenale baldacchino di grandi alberi. Una foresta urbana è cresciuta con la città, soprattutto quando essa ha iniziato a espandersi nei terreni agricoli.

Austin è leader nelle pratiche sostenibili e lavora sodo per mantenere una sana coesistenza con la natura. A tal fine lo sviluppo urbano è attentamente regolamentato. L’obiettivo è quello di proteggere bacini idrici, falde acquifere, grotte, habitat naturali e zone umide situate all’interno e all’esterno dei confini della città. Esiste ad esempio uno specifico programma di protezione della Salamandra di Barton Springs, un anfibio che vive solo nelle sorgenti che alimentano una piscina pubblica molto frequentata a poche centinaia di metri dal centro. Alla salamandra è stato dato il nome tassonomico di Eurycea sosorum in onore dei i cittadini che hanno avviato e approvato l’ordinanza SOS (Save Our Springs).

Anche gli alberi sono rigorosamente protetti, anche se sono stati piantati dai proprietari nella loro proprietà privata. Infatti, per progettare in una landscape city come Austin occorre acquisire familiarità con la differenza tra alberi protetti e alberi del patrimonio e con l’estensione delle zone radicali critiche, ma anche con rocce, pianure alluvionali, alghe invasive, cozze zebra, stagni, la stagione di nidificazione degli uccelli e così via. È il fascino e la sfida di progettare nella, e con la, natura. Il risultato è un attraente luogo in cui vivere, una città in una foresta urbana.

Dove e come vivono le persone in una landscape city?

Qual è la morfologia dei quartieri residenziali di Austin? Le pagine illustrate che accompagnano questo saggio forniscono alcune informazioni, offrendo un catalogo visivo del carattere urbano dell’area metropolitana della città di Austin attraverso esempi di diversi quartieri. Ogni esempio illustra una residenza unifamiliare progettata dalla mia società Miró Rivera Architects negli ultimi vent’anni. La planimetria del sito rappresenta ogni casa nel suo contesto urbano: un’area di esattamente dieci acri che fornisce una finestra sul carattere del quartiere e le connessioni della casa con gli spazi esterni. La legenda nella parte inferiore include il nome e la data approssimativa del quartiere e la sua densità in unità residenziali per acro.

Il carattere del tessuto urbano in questi esempi rappresenta i diversi momenti nello sviluppo di Austin, a partire dalla sua fondazione nel XIX secolo. Alcuni quartieri si trovano in aree pianeggianti e basse; alcuni su dolci colline e alcuni sono vicini all’acqua. Di conseguenza, le case sono progettate intorno a cortili interni, o in modo da godere di particolari panorami. In massima parte si tratta di case nuove, ma alcune sono il risultato di ristrutturazioni o aggiunte a strutture esistenti. In tutti i casi, la topografia e gli alberi giocano un ruolo chiave nella definizione del carattere dei quartieri e nella progettazione delle case.

Chi vive in questa città?

Austin è una città diversificata e cosmopolita che cerca ancora di superare un brutto passato di segregazione. Ha il potenziale per riuscirci, la città ha una popolazione lungimirante. Nella mia esperienza di immigrato, è anche un luogo molto accogliente, con una miscela di nuovi arrivati ​​e texani profondamente radicati. Per 25 anni, ho goduto dell'opportunità di progettare per ogni tipo di persone (bianche, nere, asiatiche e ispaniche) espressione di una gran varietà di tradizioni religiose (protestante, cattolica, ebraica, mormone, indù e musulmana) e tipi di famiglia (giovani famiglie con bambini, coppie senza figli, single, coppie interrazziali e coppie dello stesso sesso).

Nonostante le loro differenze culturali, finanziarie o anagrafiche, c’è un filo conduttore che li lega insieme. Nella loro ricerca di una vita migliore, erano attratti a vivere in una landscape city. Austin li ha accolti con favore, e la città è diventata la loro «arcadia», un luogo suggestivo di armonia e bellezza naturale, con il potenziale per loro di poter condurre una vita appagante.

Incorporare il modello di città compatta

Il modello di landscape city negli Stati Uniti rientra in lunga tradizione di vita in abitazioni unifamiliari. Non è questo il caso in altri luoghi. Ad esempio, pochissime persone vivono in una casa unifamiliare a Madrid, dove sono cresciuto e dove passo ancora parte dell’anno. La maggior parte degli spagnoli crescono in appartamenti come ho fatto io.

Madrid è un esempio di città di successo, ben funzionante, compatta, e un luogo meraviglioso per vivere. Occupa approssimativamente la stessa superficie di Austin, ma con una popolazione di cinque volte superiore. Questa considerevole differenza di densità ha un enorme impatto sul modo in cui le persone vivono in città, ma non li rende necessariamente uno migliore o peggiore dell’altro. Sono città con Dna urbani completamente differenti.

Negli ultimi anni, il modello di città compatta ha guadagnato slancio in tutti gli Stati Uniti, dove una popolazione più cosmopolita sta scoprendo il fascino di città più densamente abitate e adatte ai pedoni. È una scelta di stile di vita che non esisteva ad Austin quando io e mia moglie vi ci siamo trasferiti nel 1996. Il potenziale positivo dell’incorporare il modello di città compatta ad Austin è innegabile e, di fatto, si sta realizzando in centro e in altre parti della città. L’ho sostenuto attraverso scritti, lezioni e il mio lavoro professionale. Tuttavia, riconosco che il Dna urbano di una città-regione è estremamente difficile da trasformare. Man mano l’Austin metropolitana continua a crescere, lo fa principalmente come la landscape city che esiste già. Di conseguenza, l’attenzione dovrebbe essere concentrata nel miglioramento del modello di Landscape City, soprattutto al di fuori dei confini comunali di Austin, incentivando creativamente modelli alternativi di crescita che incoraggino una maggiore densità in aree strategiche della città. Piuttosto che demonizzare un approccio rispetto all’altro, la crescita di Austin dovrebbe abbracciare le virtù di entrambi i modelli. Mentre ci prepariamo per il futuro, questa presa di coscienza non dovrebbe essere interpretata come una resa, ma come un invito a un’azione positiva di fronte alla realtà.

Guardando al futuro, dopo il Covid-19

L’impatto complessivo della pandemia da Covid-19 è ancora da comprendere, ma la vita della maggior parte delle persone ha già dovuto fare i conti con problemi straordinariamente gravi, dalla calamità economica alla perdita di persone care. La consapevolezza di tutti gli aspetti del funzionamento delle nostre città è aumentata durante il confinamento e la successiva riapertura. Il modo in cui viviamo, ci muoviamo e lavoriamo è stato valutato, indagato e sono state avanzate proposte di miglioramento. Solo con il tempo saremo in grado di valutare l’impatto duraturo dei cambiamenti comportamentali derivanti dalla pandemia.

Le città dovrebbero cogliere questa opportunità per attuare misure positive che hanno guadagnato slancio con la pandemia come, ad esempio, la creazione di super isolati chiudendo alcune strade al traffico veicolare, trasformando le piste ciclabili temporanee in permanenti, o allargando i marciapiedi. Tutte queste idee si possono applicare ad Austin. D’altra parte, la paura del contagio associato al trasporto pubblico tende a ridurre il numero di passeggeri e a danneggiare in generale le agenzie di trasporto. La tendenza a un aumento della congestione del traffico potrebbe essere compensata con trasporti pubblici agili e on-demand e una spinta globale a un uso alternativo e praticabile della bicicletta. Austin dovrebbe anche promuovere gli orari di lavoro flessibili, lo smartworking e la riduzione dei viaggi d’affari.

Una cosa certa della città post-pandemia è che più persone lavoreranno da casa. A questo riguardo, Austin era già all’avanguardia prima della pandemia. «Stiamo spingendo il concetto secondo il quale il luogo in cui vi trovate semplicemente non ha più importanza»: queste le parole dell’imprenditore locale Michael Dell nel 2016, quando l’azienda annunciò di mirare ad avere la metà del suo organico in telelavoro dal 2020. Dopo che il Civid-19 ha spinto la questione a un più alto livello in tutto il mondo, Dell ha dichiarato: «Se eravate scettici sul lavoro da casa, probabilmente non lo siete più». Un’azienda cresciuta tra le mura domestiche, la Dell Technologies, è il più grande datore di lavoro privato nella regione metropolitana di Austin e molte aziende ne stanno seguendo l’esempio. L’impatto del telelavoro potrebbe avere vantaggi significativi per Austin: ridurre l’inquinamento, la congestione del traffico, i tempi di pendolarismo e migliorare la qualità complessiva della vita.

La pandemia ha anche aumentato l’analisi degli spazi domestici in cui le persone sono state confinate. Oltre alle nuove esigenze di smartworking, le case sono diventate spazi per gli insegnanti in cui insegnare, per gli studenti in cui imparare, per gli atleti per allenarsi, per i musicisti per esibirsi ecc. Questa è una transizione difficile da affrontare per le persone, ma le case di Austin sono meglio attrezzate degli appartamenti per rispondere alle nuove aspettative. Il confinamento della mia famiglia sarebbe stato molto più difficile nel nostro appartamento di Madrid di quanto non sia stato nella nostra casa ad Austin. Non importa quanto modesto, l’accesso all’esterno in spazi privati con alberi da godere e giardini da curare, migliora la vivibilità delle città. Il confinamento ha reso più ovvio questo aspetto. Infatti, le persone che vivono nelle città compatte spagnole e italiane hanno subito un confinamento punitivo.

Per quasi due mesi, mio fratello a Madrid non ha potuto lasciare il suo piccolo appartamento per accompagnare il suo bambino ad una passeggiata intorno all’isolato. Il confinamento ha evidenziato l’inadeguatezza delle condizioni di vita di molti cittadini, privati di uno spazio adeguato, di luce naturale e di aria. Le persone hanno tradizionalmente compensato tali carenze con i benefici di grandi spazi pubblici e servizi. Le città compatte post pandemiche dovrebbero mirare a migliorare la qualità del patrimonio abitativo. Non è chiaro se la pandemia avrà un impatto negativo duraturo aull’attrattiva delle città «dense».

La «landscape city»: un nuovo paradigma?

Mai prima d’ora il mondo è stato così rapidamente unificato da un’esperienza comune come con il Covid-19. Essere preparati per le pandemie, qualunque cosa possa significare, è salito nella lista delle priorità per il futuro delle città di tutto il mondo. Anche la nostra connettività è stata recentemente attraversata dalle voci unificanti della protesta in tutto il mondo che chiedono azioni contro il razzismo sistemico. Dopo un lungo e arduo processo, anche il riscaldamento globale cui siamo esposti ha lentamente dimostrato la sua urgenza. Si tratta di sfide formidabili, che le città non possono affrontare singolarmente.

Tutte le discipline progettuali devono continuare a svolgere un ruolo significativo nella costruzione di un futuro migliore, tuttavia, la volontà delle persone e delle società che le persone scelgono di costruire gioca un ruolo ancora più importante. Non dovremmo alimentare irrealistiche speranze su come l’ambiente costruito determini specifici risultati sociali. I problemi strutturali che affliggono le società di tutto il mondo, come il razzismo, l’iniquità, la povertà, la criminalità, la segregazione o l’accessibilità economica possono annidarsi in città di tipo molto diverso, indipendentemente la loro densità o dal Dna urbano complessivo.

New York City è la città più densa degli Stati Uniti, ma ha il sistema scolastico pubblico più segregato, prossimo alla segregazione che troviamo ad Austin. Allo stesso modo, la creatività e l’imprenditoria possono prosperare in ambienti a bassa densità pensati per spostamenti in automobile come la Bay Area, Los Angeles o Austin e non solo nelle città densamente abitate. Secondo la mia esperienza, ad Austin, Madrid e New York, la solitudine o la felicità dei cittadini non dipendono da un numero specifico di abitanti per acro. La densità non è una panacea per i malesseri che colpiscono le città di oggi. Ci sono meravigliose città a bassa e alta densità in tutto il mondo, ma ci sono anche città a bassa e alta densità che sono luoghi terribili in cui vivere. La densità è un termine relativo ed è solo uno dei tanti fattori che determinano la vivibilità o l’accessibilità delle città. Allentare l’attenzione sulla densità e introdurre principi propri alle landscape city potrebbe migliorare la visione futura delle città in genere.

Ad esempio, le città compatte in Europa si stanno espandendo verso l’esterno con una minore densità e stanno riscoprendo il potenziale degli ambienti rurali. Esse possono e dovrebbero imparare dai successi e dai fallimenti delle landscape city negli Stati Uniti, applicando approcci tecnici e culturali di entrambi i modelli.

Le città di tutto il mondo devono costantemente imparare, adattarsi ed evolversi per affrontare le molteplici sfide a modo proprio. Ci si chiede: può diventare la landscape city un nuovo paradigma per la città sostenibile ed equa del XXI secolo? Io credo di sì e l’area metropolitana di Austin è particolarmente ben posizionata per aprire la strada.

L'autore è architetto, fondatore dello studio Miró Rivera Architects e professore alla University of Texas at Austin

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