Artigianato d’eccellenza all’Isola di San Giorgio

Manufatti dal design vario e originale e dall’eccellente fattura sono protagonisti di una sorprendente mostra allestita alla Fondazione Giorgio Cini

Particolare del vaso monumentale progettato da Grégoire Scalabre
Monica Trigona |  | Venezia

In un noto saggio Henry van de Velde dichiarava che «l’arte non può essere concepita che all’interno di un regime di unità, come una sottomissione volontaria all’ideale del momento. L’arte non può essere concepita che come un insieme di sforzi omogenei, come una tensione armonica che si basa sull’uguaglianza di tutte le parti costituenti» (H. Van De Velde, Sgombero d’arte e altri saggi). L’architetto belga sottolineava così la necessità di attribuire alle forme espressive pari importanza, alla pittura e alla scultura quanto alle «arti del legno, dell’argilla, del metallo, del vetro e dei tessuti», ovvero alle applicate o decorative.

Che la creatività si esprima sotto forme diverse dando luce a manufatti di grande valore, senza necessariamente dover essere classificata, appare lampante nella preziosa mostra «Homo Faber: Crafting a more human future. Living Treasures of Europe and Japan», alla Fondazione Cini di Venezia, organizzata da Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship, in partnership con la Fondazione Giorgio Cini, la Fondazione Cologni Mestieri d’Arte, la Japan Foundation e la Fondation Bettencourt Schueller, patrocinata dall’UNESCO (fino al 1° maggio).

Presso l’isola di San Giorgio Maggiore, maestri artigiani e artisti provenienti da più di quaranta Paesi del mondo sono stati chiamati ad esporre in quindici percorsi espositivi, curati da designer e curatori di fama internazionale coordinati da Alberto Cavalli, direttore esecutivo della Fondazione Cologni di Milano e direttore della Michelangelo Foundation. L’edizione di quest’anno (la prima è stata nel settembre 2018) riserva un piacevole approfondimento sul Giappone attraverso i suoi maestri d’arte e le influenze che la sua cultura ha avuto sul nostro immaginario artistico.

I più recenti esiti dell’eccellenza artigianale contemporanea si susseguono nelle sezioni: «Il giardino delle 12 pietre», «Bellezza in fiore», «Dettagli: genealogie dell’ornamento», «Eilean», «Italia e Giappone: le relazioni meravigliose», «Magnae Chartae», «Gesti magistrali», «Meccaniche prodigiose», «Next of Europe», «Il motivo dei mestieri», «I virtuosi della porcellana», «The Artisan: una sala da tè fatta a mano», «Gli atelier delle meraviglie», «Rintracciare Venezia» e «Attendere nell’ombrosa quiete».

All’interno della sezione «Dettagli: genealogie dell’ornamento» (a cura di Judith Clark), negli spazi dell'ex scuola navale, l'impressionante precisione tecnica dei maestri artigiani si concretizza nel lavoro di un giovane incisore di  A.Lange & Söhne, storica maison di alta orologeria, intento a decorare con un motivo floreale il ponte del bilanciere di un futuro preziosissimo esemplare.

Partendo dalla sezione dedicata ai capolavori del Sol Levante, Naoto Fukasawa e Tokugo Uchida, rispettivamente direttori del Japan Folk Crafts Museum e del MOA Museum of Art and Hakone Museum of Art, hanno collocato le opere di dodici maestri nipponici nel magnifico refettorio palladiano. Questi autori sono considerati «Tesori Nazionali Viventi», titolo che li fa annoverare come parte del patrimonio culturale del loro paese. Su 12 blocchi a forma di pietre sono collocate statuette smaltate, ceramiche Koishiwara, kimono, un cesto di fiori di bambù, manufatti dal design moderno, piatti in legno piegato, vasi in argento e persino un’arpa laccata urushi (laccatura utilizzata nel decoro). Alle pareti dei filmati documentano le tecniche utilizzate dai fautori di questi piccoli oggetti, orgoglio della scena contemporanea del loro paese.

Ad un ambiente «zen» fa da contraltare quello di «Blossoming Beauty» in cui si viene immersi in un tripudio di forme, talora dalle parvenze organiche, e di colori: qua, opulente composizioni floreali sembrano formare un tutt’uno con i loro sofisticati contenitori forgiati, per l’occasione, da dieci flower designer internazionali coinvolti dal noto marchio del vetro Venini.

La porcellana, con i suoi virtuosi, è protagonista della mostra curata da David Caméo, un tempo a capo dell’azienda di porcellane di fama mondiale Manufacture Nationale de Sèvres e del Musée des Arts Decoratifs di Parigi e Frédéric Bodet, ex curatore di collezioni moderne e contemporanee al Musée National de Céramique ed esperto di arti applicate.
Il percorso, all’interno della Biblioteca del Longhena, è un mix tra rimandi storici e nuove modalità di utilizzo del materiale. Rinnovato spirito barocco ed estetiche essenziali si affiancano in manufatti talora in netta antitesi ma di assoluto fascino. Sorprendente è l’opera del ceramista e scultore francese Grégoire Scalabre: vaso monumentale composto, a sua volta, da sessantamila micro-vasi…neanche a dirlo, fotografatissimo.

Suggestivo e spiazzante è l’allestimento di Robert Wilson, celebre regista teatrale e artista, per «Attendere nell’ombrosa quiete». Attraversando un corridoio buio si assiste alle proiezioni, su più schermi, del primo piano del volto intenso, segnato dal tempo, della ballerina e coreografa giapponese Suzushi Hanayagy. Continuando nel percorso si giunge in una piscina vera e propria in cui le creazioni dei mestieri d'arte del teatro giapponese trovano collocazioni «scenografiche».

Michele De Lucchi è curatore di «Magna Chartae». Aguzzare lo sguardo diventa un dicta in un percorso in cui abiti, sculture-soldatini, ciotole, plastiche e altro ancora sembrano create con qualsivoglia materiale fuorché proprio la carta. Quest’ultima, mezzo espressivo delicato e povero, prende le sembianze di sofisticate opere grazie a sapienti, e intricati, ritagli. Tra tutti i lavori esposti colpisce quello a muro di Rogan Brown dove una sottile e ingarbugliata vegetazione conferisce inedito volume, quasi fosse una tela estroflessa.
Una delle sale è utilizzabile dagli artisti per creare davanti al pubblico le loro opere.

Curata dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, «Italia e Giappone: le relazioni meravigliose» rende omaggio ai due Paesi e alle loro relazioni attraverso una selezione di manufatti realizzati da artigiani italiani contemporanei ispirati alla cultura giapponese.
Giovanni Bonotto e Marco Bianchini hanno realizzato un coloratissimo arazzo in plastica riciclata, che al suo interno cela codici misteriosi ed elementi binari, dal titolo sibillino «Viaggio in Giappone: Dal Leone di San Marco al Drago mitologico giapponese».
Maschere bifacciali rimandano alla profonda espressività delle maschere del Teatro di Nō mentre specchi con decori floreali evocano l’arte giapponese di disporre i fiori, l’Ikebana.

Infine, il bonsai in vetro, opera di Simone Crestani, restituisce la bellezza di un’antica pratica di coltivazione attraverso l’immagine della famosa piantina in veste fragile e trasparente.

La sezione curata dallo Studio Stefano Boeri Interiors e dall’antiquario Jean Blanchaert, infine, raduna manufatti pregevoli, realizzati con materiali diversi e senza alcun legame d’utilizzo o tematico tra di loro, provenienti da tutta Europa. Identità nazionale, tradizione e alto tasso di innovazione rivelano la vastità e la diversità del talento contemporaneo.

L’edizione 2022 di «Homo Faber» riserva anche la sorpresa delle location cittadine: numerose botteghe, piccole imprese e manifatture veneziane sono infatti aperte al pubblico per consentire di osservate gli artigiani a lavoro e magari sperimentare i mestieri di un tempo (tutte le informazioni su: homofaber.com)

© Riproduzione riservata Particolare di «Ghost Coral Venice Variation» (2021) di Rogan Brown Particolare dell'allestimento di «Blossoming Beauty», Fondazione Cini,  Homo Faber
Altri articoli di Monica Trigona