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Artemisia sulle montagne russe: da 1,8 a 5 milioni in un anno

L'analisi della recente asta parigina di Artcurial

Un momento dell'asta di Artemisia da Artcurial. © Artcurial

Proviamo ad analizzare i risultati dell’asta parigina di Artcurial dello scorso 13 novembre. Per intenderci quella che passerà alla storia, si fa per dire perché questa è materia che si scrive sulla sabbia, per l’eccezionale risultato della «Cleopatra» di Artemisia Gentileschi, stimata 600mila euro e passata di mano a quasi 5 milioni. L’asta presentava materiale vario e disparato: sculture, disegni e dipinti, compresi tra il XIV e il XIX secolo.

Ovviamente la seducente Cleopatra è servita ad accendere i riflettori anche su tutto il resto, mettendo in evidenza pregi e difetti dell’offerta merceologica. Su un totale di 185 lotti 64 sono rimasti invenduti. Il numero 3 ha fatto una bella corsa, stimato 40-60mila si è fermato a 169mila euro: era un ritratto su carta straordinariamente fotogenico (la qualità non era allo stesso livello) schedato come fiorentino, nell’orbita di Daniele da Volterra. L’attribuzione era fuorviante e sospetto che al prossimo giro sull’ottovolante lo vedremo scendere in picchiata.

I lotti compresi tra i numeri 10 e 17 corrispondevano a 8 disegni di Nicolas Lagneau, un pittore francese del Seicento noto per i suoi ritratti a matite colorate: facce di uomini e donne al limite della caricatura. Trattandosi di materiale omogeneo (per tecnica, misure, qualità) possiamo trarre qualche ragionamento. Solo la metà dei fogli è passata di mano.

Gli invenduti sono stati i ritratti ripresi di tre quarti. Sono piaciuti quelli frontali (venduti 4 su 5). Sono rimasti al palo i ritratti considerati meno piacevoli, compreso, almeno secondo il mio gusto, il notevole vecchio con la faccia raggrinzita che ricorda il maestro Yoda. Il dipinto di Cesare Magni (lotto 34) ha fatto un balzo in avanti, sfiorando i 600mila euro. Magni è un piccolo maestro che non ha mai raggiunto esiti del genere. In questo caso la spiegazione sta nel soggetto, particolarmente riuscito, di una temperatura leonardesca raramente sfiorata dal pittore milanese (la presenza della data e della firma hanno, indubbiamente, aiutato).

Infine la «Cleopatra» di Artemisia Gentileschi, il lotto 36. È necessario riavvolgere la pellicola e farla ripartire dall’ultimo, recentissimo, passaggio in asta della tela nell’ottobre del 2018, quando è stata pagata 1.885.000 euro. Artcurial ha deciso di tenere una base d’asta molto bassa. Le azioni di Artemisia sono talmente cresciute negli ultimi anni che non si correva alcun rischio.

Chi ha avuto l’intuizione di far fare al dipinto un secondo giro sulle montagne russe è stato lautamente ricompensato. Questo era il momento ideale per rientrare nel gioco. Il risultato lo dimostra platealmente. Più che raddoppiato il valore investito. Quali azioni si moltiplicano del 100% in 12 mesi? Le voci dicono che la gara è stata giocata tra operatori del settore e collezionisti. Ma sappiamo che se un collezionista punta un quadro, non c’è santo che tenga.

Simone Facchinetti, da Il Giornale dell'Arte numero 403, dicembre 2019



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