Arte in Nuvola: risultati tali che si lavora già alla prossima edizione

Si è chiuso il primo numero della fiera di arte contemporanea di Roma, allestita nei 7mila metri quadrati dell’edificio firmato Fuksas: 24mila i visitatori e soddisfazione tra i 159 espositori

«Petals» di Jorrit Tornquist, 2019 «Senza titolo» (2013) di Jannis Kounellis «Palingenesi» (2021) di Alice Faloretti. Courtesy Francesca Antonini Arte Contemporanea Una veduta dell’interno della Nuvola di Fuksas Due sculture di Carlo Ramous davanti a «La Nuvola» di Fuksas, per la Fiera Arte in Nuvola. Courtesy Spazio Ramous, Milano
Guglielmo Gigliotti |  | Roma

«È andata. Molto bene». Brillano gli occhi di Alessandro Nicosia, patron della Fiera Roma Arte in Nuvola (direttrice artistica è stata Adriana Polveroni), che ha visto, dal 18 al 21 novembre, un fiume di romani e non (circa 20mila) percorrere i corridoi tra le 130 gallerie d’arte moderna e contemporanea nell’avveniristico edificio progettato da Massimiliano Fuksas all’Eur.

Le poderose curve della gigantesca tensostruttura bianca ispirano leggerezza, ma l’impresa è stata ardua: «Organizzare una fiera in mezzo a una pandemia è come giocare in trasferta, ma abbiamo vinto. Tutti i galleristi vogliono tornare alla prossima edizione e i commenti del pubblico mi hanno fatto capire che si è avverato il mio sogno: trasmettere l’idea di una festa dell’arte. Roma ne aveva bisogno, e noi abbiamo riempito un vuoto. Sono stanco ma felice, tanto che sto già lavorando alla prossima edizione, che avrà un maggiore coinvolgimento internazionale. Si svolgerà tra il 16 e il 20 novembre 2022».

Per molti galleristi la forza della fiera è stata anche la location, opera d’arte a se stante che la stessa fiera ha celebrato con uno stand dedicato ai disegni, ai grafici e ai plastici dell’edificio. Ma piccoli affollamenti si sono prodotti nel vicino stand della Galleria Mucciaccia, e precisamente a cospetto di un grande monocromo giallo di Kounellis del 2013, solcato verticalmente da una barra, da cui pendeva un affilatissimo coltello: 280mila la sua quotazione.

Rigore formale e chiarezza concettuale è comunque il contrassegno dell’arte che ha più brillato in fiera, appagando galleristi e collezionisti. È il caso delle quattro tele di spazio-luce che compongono l’opera «Petals» di Jorrit Tornquist da Artesilva di Seregno (24mila euro), della non meno soave tela «In dubbio» di Claudio Olivieri del 2012 (25mila euro), presentata da Ferrarin Arte di Legnago nel contesto di una mostra sulla pittura analitica di Giorgio Griffa, Enzo Cacciola, Paolo Masi, Pino Pinelli e Riccardo Guarneri.

Per non dire del monocromo azzurro, bordato d’oro, di Ettore Spalletti del 2005 (110mila) presso Artemisia Fine Art della Repubblica di San Marino, o del lilla soffice di «Rugiada», opera di Massimo Bartolini del 2020 (21mila euro), nello stand della romana Magazzino. Così pure l’acciaio fresato di Getulio Alviani del 1998, visibile da Al&Studios 71 di Roma, che lo offriva a 50mila euro, vicino a opere degli anni ’60 di Afro (140mila). Socio di quest’ultimo spazio espositivo è Alessio Verzenassi, secondo cui, «nelle prossime edizioni della fiera romana, ci sarà da intercettare tutto il pubblico potenziale del Meridione d’Italia, che non ha fiere».

Se Robilant + Voena assieme a Gian Enzo Sperone hanno presentato una personale di Julian Schnabel, la Galleria Valentina Bonomo ha lasciato mano libera a Miltos Manetas di allestire suoi quadri sulle pareti dello stand, dipinte dallo stesso autore, con soggetti che alludono all’ambiguità del reale-virtuale. Protagonisti storici sono stati i due dioscuri dell’astrazione romana del secondo dopoguerra, Achille Perilli (corpose personali, all’indomani della sua recente scomparsa, sono state allestite dalla Galleria dell’Accademia di Torino e da Volos di Roma) e Piero Dorazio, con cifre per entrambi che si aggiravano sui 40mila euro.

Sul fronte figurativo operava in quella stagione Edita Broglio, rappresentata da Antonacci La Piccirella Fine Art con un’opera unica in quattro tele che illustra i quattro momenti del giorno (80mila euro). Rivelazione della fiera è stata la pittrice bresciana di 29 anni Alice Faloretti, di cui la Galleria Francesca Antonini Arte Contemporanea ha venduto quasi tutta la personale di opere ad ampie macchie di liquido colore espanso (2-8mila).

La fotografia ha visto un campione di ieri, Mario Giacomelli, presso Gilda Lavia (opere attorno ai 18mila euro), e uno di oggi, il tedesco Elger Esser, con i suoi paesaggi stampati su rame (35mila euro), presentati da Alessandra Bonomo. Campione della street art è invece Eron, di cui la Magazzeno Art Gallery di Ravenna ho proposto una serie di dettagliatissime vedute marine realizzate con la sola bomboletta spray (da 5mila a 16mila euro). Pezzo forte delle proposte romane della Schiavo Zoppelli Gallery di Milano è stata una serie di collage di Salvatore Arancio, offerti per 3.800 euro.

Non di solo mercato ha vissuto la fiera di Roma, ma, oltre al fitto programma di talk, anche dei «progetti speciali» costituiti da grandi opere o singole mostre monografiche, tra cui quella di sound art che la gallerista di Milano-Torino Raffella De Chirico ha dedicato a Davide Boosta Dileo, fondatore dei Subsonica.

Quattro i premi della fiera sulla nuvola: The Best, offerto dalla Regione Lazio, per la migliore presentazione d’artista per stand, allestimento, comunicazione, è andato ex aequo alle galleria Matèria ed Ex Elettrofonica di Roma; Absolute Modern, per il migliore allestimento tra le gallerie di arte moderna è stato conferito a Ferrarin Arte di Legnago; il Premio Rock, per l’allestimento più originale dello stand, è stato vinto dalla Galleria Marina Bastianello di Mestre; il Premio Young per la migliore galleria con meno di 5 anni di attività, è andato invece ex aequo alla Galleria Basile Contemporary di Roma e la Galleria Talk Bruxelles. Ma la giuria vuole anche esprimere una menzione speciale per la storica galleria Mazzoleni di Torino, riconoscendone la recente e soddisfacente apertura al contemporaneo.

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