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Arte Fiera: più forte, più selettiva e più pulita

Mancano vere novità, ma ciò non va addebitato ai curatori, secondo Mauro Felicori

Una veduta dell'edizione 2019 di Arte Fiera. Courtesy Arte Fiera

Un post su Fb di Mauro Felicori, bolognese, acclamato ex direttore della Reggia di Caserta, oggi commissario straordinario della Fondazione Ravello, commenta con toni positivi l’ultima edizione di ArteFiera di Bologna, «più forte delle precedenti perché più selettiva», apprezzando la presenza più decisa in relazione al contemporaneo e «l’allestimento più pulito», ma concludendo con una nota sulla «mancanza di vere novità (ma questa non è colpa dei curatori)».

Forse in questa parentesi si riassume il pensiero e il commento anche dei galleristi presenti alla manifestazione che in generale hanno riconosciuto lo sforzo organizzativo del nuovo direttore artistico Simone Menegoi, pur nella ristrettezza di tempi che la nomina a quattro mesi dall’inizio della fiera gli hanno imposto. Anche considerando il contesto generale, economico e politico italiano, dove «la temperatura è un po’ depressa, la situazione un po’ difficile» (è il pensiero di Marco Niccoli di Parma, condiviso da molti).

Ci si lamenta in generale della pressione fiscale, un argomento toccato dalla sottosegretaria alla Cultura, la bolognese Lucia Borgonzoni, intervenuta all’inaugurazione promettendo agevolazioni sull’Iva. Generale apprezzamento anche verso il contesto cittadino con quella che è stata percepita come una vera esplosione di arte (Alberto Peola di Torino ha per esempio sottolineato «l’ottimo lavoro di Lorenzo Balbi con la bella mostra al Mambo e una città piena d’arte, un segnale positivo»).

Di certo la richiesta del direttore artistico Menegoi di limitare negli stand il numero degli artisti (predominanti in assoluto gli italiani) e di optare per esposizioni monografiche, un invito seguito da una cinquantina di gallerie sulle 141 presenti, ha offerto una maggiore visibilità, una maggiore caratterizzazione degli stand e dei galleristi e una maggiore valorizzazione degli autori proposti. Questo anche a fronte di forti resistenze iniziali da parte di alcuni degli espositori, tenendo conto dell’investimento che la partecipazione comunque comporta. Ma alla fine la formula ha lasciato in generale soddisfatti, con una risposta di mercato che, in una fascia media, ha dato buoni risultati.

Molto apprezzata anche la sezione di fotografia, composta da diciotto gallerie al centro del padiglione 25 («non un ghetto, ma un’ottima collocazione – è ancora il commento di Peola – con una selezione di gallerie e opere di grande levatura»). Da sottolineare infine anche la mostra «Solo figura e sfondo», a cura di Davide Ferri, realizzata grazie a prestiti di collezioni sparse in Emilia Romagna e grazie alla sponsorizzazione di R&P Consulting che ha creato un ponte con lo scenario di Dubai. Un ponte che potrebbe aprire a sviluppi futuri.

Camilla Bertoni, edizione online, 5 febbraio 2019


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