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Arte Fiera per cominciare l’anno

155 gallerie e quattro sezioni per la più grande vetrina dell’arte italiana del XX e XXI secolo

«West, Nelson, Nevada» di Francesco Jodice, 2017. Cortesia della Galleria Umberto Di Marino

Bologna. In un mondo in cui le fiere d’arte contemporanea si moltiplicano a tutte le latitudini e acquistano sempre maggior peso come vetrina per gli artisti e per le gallerie, Arte Fiera è un patrimonio da proteggere e valorizzare. Per la sua longevità (è nata nel 1974) è anagraficamente la terza fiera al mondo, dopo Art Cologne (1967) e Art Basel (1970); un dato che ha rafforzato il suo ruolo di riferimento nel mercato (principalmente italiano), dove ha due solide competitor, Artissima e Miart.

Come ricorda Simone Menegoi, direttore al secondo anno del suo mandato, chiamato dopo una serie di edizioni di non grandissimo successo per vendite e partecipazioni di gallerie, «le specificità di Arte Fiera sono di essere una grande vetrina per l’arte italiana del XX e XXI secolo, con un solido baricentro nei Post-War Master, il forte richiamo commerciale, un pubblico più vasto e composito di quello che segue le vicende dell’arte degli ultimi anni. Il taglio stesso delle altre grandi fiere italiane (a partire dal forte accento sull’internazionalità) crea la possibilità, anzi, la necessità di una fiera con queste caratteristiche».

Per la 44ma edizione, nei padiglioni di BolognaFiere dal 24 al 26 gennaio, sono state selezionate 155 gallerie principalmente italiane, divise in quattro sezioni. Nella Main Section partecipano gallerie con allestimenti monografici o fino a un massimo di tre artisti (per gli stand di medie dimensioni) e di sei (per quelli di grandi dimensioni). Le altre tre sezioni sono tutte su invito. Una è Pittura XXI, novità di quest’anno. Una scelta intelligente che punta sul medium che meglio resiste alle crisi di mercato.

Curata da Davide Ferri, propone opere di artisti emergenti o mid-career rappresentati da gallerie come Bernhard Knaus di Francoforte e Arcade di Londra. Un’altra sezione e un’altra novità di quest’anno è Focus, curata da Laura Cherubini. È un approfondimento sull’arte della prima metà del XX secolo e del dopoguerra, concentrata sulle rivoluzioni pittoriche italiane tra fine anni Cinquanta e fine anni Settanta. La terza sezione su invito, che torna per il secondo anno, è invece Fotografia e immagini in movimento curata dalla piattaforma Fantom; è dedicata a video e fotografia posti in dialogo con gli altri linguaggi dell’arte contemporanea.

«ArteFiera, prosegue Menegoi, è profondamente radicata nel tessuto artistico italiano. Abbiamo rivendicato questo patrimonio di storia e di successi con orgoglio, e al tempo stesso abbiamo cercato di introdurre elementi di novità e di freschezza in molti aspetti, dall’approccio curatoriale all’accoglienza dei collezionisti, dal programma di eventi al dialogo con le istituzioni della città e della regione, al fondamentale rapporto con i galleristi. Crediamo che i nostri interlocutori apprezzino la combinazione dei due versanti: la storia e la solidità di Arte Fiera, la dedizione e l’energia del nostro lavoro. Ovviamente desideriamo e speriamo che cresca il numero di gallerie straniere presenti ad ArteFiera, ma sempre restando nel quadro di una fiera come l’abbiamo descritta prima. Crediamo, per esempio, che la sede migliore per ricominciare a coinvolgere le gallerie straniere siano le sezioni curate: penso ad Arcade (Londra) e Bernhard Knaus (Francoforte), che esporranno alla prossima Arte Fiera nella nuova sezione dedicata alla pittura del nuovo millennio (Pittura XXI, a cura di Davide Ferri). È una sezione inedita per una fiera (non solo italiana) e siamo felici che delle gallerie europee abbiano intuito la sua potenzialità e deciso di puntare su di essa. E poi penso al caso di Richard Saltoun di Londra, che parteciperà all’altra nuova sezione, Focus (a cura di Laura Cherubini) proponendo proprio un’artista italiana, l’eccellente, e non abbastanza considerata, Bice Lazzari».

L’arte italiana gode di ottima salute nel mercato internazionale, come dimostrano anche i risultati positivi registrati negli ultimi anni dalle italian sales e i vari record di artisti come Michelangelo Pistoletto, Osvaldo Licini, Leoncillo, Antonio Donghi, Piero Dorazio, Giorgio Morandi e Fausto Pirandello. Ed è proprio questa la chiave per incrementare la forza di Arte Fiera nel panorama mondiale.

«Vorremmo che l’internazionalità di Arte Fiera passasse innanzitutto dal suo collezionismo, che ci piacerebbe sempre più cosmopolita e che potrebbe essere attratto proprio dalla nostra marcata attenzione all’Italia. Il programma di inviti con ospitalità offerta per due notti a collezionisti stranieri è un investimento importante da parte di BolognaFiere che abbiamo fortemente voluto sin dal nostro arrivo. L’attenzione riposta anche sulla speciale offerta gastronomica di quest’anno, attenta ai prodotti tipici del territorio, è nella direzione di offrire un’esperienza italiana di eccellenza a tutto tondo. Attrarre il collezionismo straniero è un traguardo ambizioso ma non impossibile, in un momento in cui l’arte italiana del XX e XXI secolo comincia a prendere sul mercato e sulla scena internazionale il posto che le spetta. Considerate, a riguardo, il programma di una mega-galleria come Hauser & Wirth, che lavora con le estate di Melotti, Manzoni, Mauri, e che ha cominciato a rappresentare Roberto Cuoghi. Ci sembra un segnale molto significativo».

Arte Fiera, dunque, sarà sempre più internazionale, «ma alle sue condizioni. Sarà l’appuntamento fisso e imperdibile con cui cominciare l’anno», conclude Menegoi.

Jenny Dogliani, da Il Giornale dell'Arte numero 404, gennaio 2020


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