Arte Fiera cambia in peggio?

Un ruolo per Enea Righi in supporto al direttore creativo. I galleristi scontenti chiedono la sostituzione anche di Simone Menegoi, con il rischio di una migrazione da Bologna a Verona

Stefano Miliani |

Circola preoccupazione, tra molti galleristi, a proposito di Arte Fiera. La manifestazione bolognese quest’anno per la prima volta, a causa del Covid, non slittata dalle usuali date di gennaio e febbraio a maggio, dal 13 al 15 del mese. Commercialmente parlando, molti galleristi non sono rimasti soddisfatti: l’opinione più diffusa è che non sia andata bene quanto avrebbe potuto.

Le ragioni sono molteplici. Anzitutto le date bolognesi: in maggio la Biennale di Venezia che drena pubblico del sistema così «comune» e a metà giugno un gigante come Art Basel. Inoltre nelle stesse giornate Bologna ospitava anche altre manifestazioni e molti hanno raccontato che trovare un taxi o un albergo a prezzi ragionevoli era già di per se stessa una missione impossibile.

C’è chi ricorda che la mattina del giovedì d’inaugurazione per i Vip, intorno alle 11, ancora molti stand dovevano essere dipinti o completati. E se il confronto tra i 50mila visitatori dell’ultima edizione preCovid nel 2019 e i 25mila del 2022 deve tener conto degli effetti lunghi della pandemia e del clima ansiogeno per la guerra in Ucraina, significherà qualcosa se i galleristi che hanno lamentato disservizi abbiano beneficiato in via informale di un robustissimo sconto del 40% sulle tariffe.

A riprova di quanto tenga in alta considerazione l’appuntamento bolognese, l’Angamc, un po’ la Confindustria delle gallerie italiane, aveva annunciato il nuovo presidente Andrea Sirio Ortolani, succeduto a Mauro Stefanini, proprio tra i padiglioni di Arte Fiera. Il malcontento potrebbe raffreddare gli storici rapporti: il direttore in carica Simone Menegoi sarebbe il capro espiatorio per alcuni galleristi (anche associati dell’Angamc), che chiedono oggi un cambio di passo, proprio quando Arte Fiera lo ha invece confermato alla guida dell’evento bolognese, rinunciando, di fatto, ad un confronto con quelli che sono i principali clienti di una manifestazione fieristica.

A quanto risulta da fonti credibili del «Giornale dell’Arte» l’ente avrebbe poi sostituito un «uomo macchina» in un ruolo chiave, il direttore generale di Modena Fiere e direttore interno di Arte Fiera Marco Momoli, creando appositamente una funzione di supporto al Direttore Menegoi per i rapporti con gallerie e VIP affidata al grande collezionista Enea Righi. Se tale nomina venisse confermata molti galleristi sembrerebbero perplessi.

I motivi non riguarderebbero ovviamente la stima e le capacità della persona, ma il carattere di assoluta ed eccessivamente dirompente novità, in un momento delicato come questo per la vita della manifestazione. Oltre a questo, una perplessità che sembra serpeggiare, è il rischio che la fiera bolognese possa in qualche modo perdere il proprio carattere ed il proprio DNA fortemente inclusivi verso molte parti del mercato dell’arte, finendo di configurarsi, come sempre è avvenuto fino a oggi, come una «mostra mercato» aperta alla grande parte dei galleristi italiani e divenendo maggiormente elitaria, in scontro aperto con modelli come MiArt e Artissima, ben lontani dall’idea di mercato allargato da sempre promossa a Bologna.

In tutta questa incertezza chissà se, come sembrano alludere alcuni, ad avvantaggiarsi sarà Art Verona, fiera in crescita con la 17esima edizione alle porte dal 14 al 16 ottobre prossimi. Un’emorragia di galleristi non farebbe di certo bene alla benemerita e storica manifestazione bolognese. Tutto rinviato ad annunci ufficiali, quando si capirà di più delle effettive strategie della fiera, del suo dialogo con i galleristi e del suo futuro.

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