Arshile Gorky, nomade nella vita e nella pittura

A Ca' Pesaro 80 opere a cura di Gabriella Belli e Edith Devaney

«One Year the Milkweed», di Arshile Gorky. Cortesia Albright-Knox Art Gallery
Franco Fanelli |  | Venezia

Il primo dipinto di Arshile Gorky a essere visto dal pubblico europeo fu la grande tela senza titolo del 1944, acquistata da Peggy Guggenheim dall’artista e presentata nella Collezione di Peggy Guggenheim alla Biennale di Venezia del 1948 nel Padiglione statunitense ai Giardini. E mentre quel quadro dimostrava agli europei come si potesse sopravvivere non solo a Picasso, ma anche a Miró e a Breton (bastava metabolizzarli nella giusta maniera, senza sudditanze ma cogliendone il cuore del messaggio), il pittore di origine armena si toglieva la vita, nella luce d’estate della «Glass House», l’ex fattoria nel Connecticut dove aveva stabilito il suo studio.

Da allora in poi non sono state molte le occasioni per rivederne le opere in Italia; nel 1950 lo stesso Padiglione lo ripresentava alla Biennale insieme a De Kooning e a Pollock. Nel 2010 la Tate Modern di Londra lo riportò in Europa con una splendida
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