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ARNAULT E PINAULT | Le nuove regge

L’acerrima rivalità tra due miliardari ormai più potenti dello Stato

Il Centre Pompidou. © Manuel Braun

Parigi. Dal 2 ottobre scorso, la Fondation Vuitton ospita una mostra della designer Charlotte Perriand. Occupa tutti i livelli dell’edificio firmato Frank Gehry, cioè uno spazio di circa 4mila metri quadrati. Sono stati ricostituiti gli interni più noti realizzati dall’architetta: un’operazione delicata (e quindi onerosa) dal momento che in alcuni casi è stato necessario ricostruire, a partire da documenti d’archivio, oggetti e ambienti andati perduti. Quale altra istituzione francese avrebbe potuto fare altrettanto? Molto probabilmente nessuna.

Già nel 2016, il Musée d’Orsay non si era potuto permettere di far arrivare dalla Russia a Parigi la collezione Shchukin con i suoi Monet, Cézanne, Gauguin, Matisse e Picasso. Cosa che invece aveva fatto agilmente la Fondation Vuitton, attirando 1,2 milioni di visitatori. Il 10 ottobre scorso è stato aperto il cantiere della Bourse du Commerce, affidato a Tadao Ando, che ospiterà la Collection Pinault. Dal poco che si è potuto vedere si può dire che il risultato sarà spettacolare: un cilindro di cemento disegnato da Ando si leva nel centro, sotto la vetrata della cupola, mentre tutt’intorno si sviluppano tre anelli sovrapposti di gallerie, 3mila metri quadrati di spazio espositivo, più o meno ampi a seconda se accoglieranno installazioni, fotografie o opere video.

La Bourse du Commerce aprirà a metà giugno 2020. Il Centre Pompidou, che dalla sua inaugurazione nel 1977, è stato la sola «città dell’arte», voluta dal presidente che le ha dato il nome, nel cuore della capitale, non dominerà più il paesaggio parigino. A est del Beaubourg, in rue du Plâtre, nel quartiere del Marais, ha aperto a marzo 2018 Lafayette Anticipation, sede della Fondation Galeries Lafayette, progettata da un architetto di fama, Rem Koolhaas. A ovest, dunque, aprirà la Bourse du Commerce. Il Centre Pompidou, un’istituzione pubblica circondata da due fondazioni private, dovrà ormai imparare a convivere con le nuove giovani vicine.

Pubblico vs privato
Dall’inaugurazione della Fondation Vuitton, nell’ottobre 2014, la scena parigina dell’arte contemporanea si sta trasformando. E questa trasformazione è il risultato esclusivo di iniziative private. Alle tre fondazioni già citate, si aggiungerà nel 2023 (se le scadenze annunciate saranno rispettate) la Fondation d’art Emerige, voluta dal fondatore dell’omonimo gruppo immobiliare, Laurent Dumas: 5mila metri quadrati dedicati all’arte nasceranno sull’île Seguin, a Boulogne (a ovest di Parigi). Il progetto è affidato allo studio Rcr di Barcellona, a cui si deve il Musée Soulages di Rodez.

Il tempo in cui le grandi mostre si alternavano tra il Musée National d’Art Moderne del Centre Pompidou (Mnam) e il Musée d’Art Moderne de la ville de Paris (Mamvp) è ormai passato. A testimonianza di questa mutazione, appare significativo che la direttrice artistica della Fondation Vuitton, Suzanne Pagé, è stata in passato la direttrice del Mamvp. Retrospettivamente, l’apertura nel 1994 della Fondation Cartier, nell’edificio firmato Jean Nouvel sul boulevard Raspail, appare oggi come un segno premonitore degli sviluppi futuri.

Prima osservazione: un tale faccia a faccia tra pubblico e privato non avrebbe alcun senso negli Stati Uniti, dove tutti i principali musei, a eccezione della National Gallery di Washington, devono la loro esistenza ai miliardari di cui portano il nome (Whitney o Guggenheim a New York, De Menil a Houston o Broad a Los Angeles) o che hanno unito le loro risorse per fondarli (come per il Museum of Modern Art e il Metropolitan di New York).

Ma la storia dei musei francesi è un’altra: essa resta inseparabile dal potere politico, sia esso rivoluzionario, monarchico, imperiale o, più modestamente, repubblicano. Seconda osservazione, di carattere finanziario e di bilancio: le fondazioni che stanno trasformando la vita artistica parigina richiedono risorse che sembrano ormai inaccessibili alle istituzioni pubbliche.

Lo dimostrano i ristretti budget destinati alle acquisizioni. Il budget del Mnam, per esempio, è inferiore o nella migliore delle ipotesi (per gli anni «buoni») pari a 2 milioni di euro all’anno. A titolo di paragone, all’ultima Fiac, che si è tenuta a ottobre, un’opera di Louise Bourgeois è stata venduta a 1,75 milioni di dollari (1,57 milioni di euro) e una di Rauschenberg a 1,7 milioni. Ricordiamo anche che un trittico di Bacon è stato battuto a 142,4 milioni di dollari nel 2013, mentre il «Balloon Dog» di Jeff Koons ha superato i 58 milioni da Christie’s.

Il Ministero spettatore
Date le circostanze, sarebbe una chimera immaginare di poter competere con Bernard Arnault, secondo uomo più ricco del mondo, o con François Pinault, «solo» trentesimo nella classifica dei maggiori patrimoni mondiali, ma proprietario della maison d’aste Christie’s, cosa che garantisce all’imprenditore una certa libertà di movimento. Del resto, non solo le collezioni che possono riunire, ma anche i progetti architettonici di queste fondazioni sono particolarmente onerosi.

Le sedi sono costruite da star della disciplina (Ando, Gehry, Koolhas, Nouvel) cha lavorano anche negli Stati Uniti, ad Abu Dhabi o in Cina, facendo crescere i prezzi. Potremmo quindi concludere: a Parigi, in materia d’arte, il potere, se non è già fatto, sta passando di mano. La diminuzione delle risorse dello Stato da un lato, il crescente potere dei grandi gruppi e dei grandi patron dall’altro, spiegano la trasformazione che è in atto e su cui il Ministero della Cultura resta silenzioso, limitandosi a compiacersi in pubblico per delle spettacolari operazioni di cui resta semplice spettatore.

In passato, per colmare una lacuna nel settore dell’arte, era bastata l’autorità del presidente Pompidou a imporre la costruzione del Beaubourg, affidandola a due architetti diventati da allora di fama internazionale, Renzo Piano e Richard Rogers. Alla fine del XX secolo, per colmare il vuoto esistente nelle arti non occidentali, era stato il presidente Jacques Chirac a imporre la creazione del Pavillon des Sessions al Louvre e la costruzione del Musée du quai Branly, affidato a Jean Nouvel e completato nel 2006.

I sette anni trascorsi da François Mitterrand all’Eliseo sono stati segnati dal Grand Louvre di Ieoh Ming Pei e dalla Bibliothèque Nationale de France, costruita da Dominique Perrault. Nessuno degli ultimi tre presidenti si è impegnato in un progetto museale, piccolo o grande che sia: per mancanza di risorse, di ambizione o per mancanza di interesse?

© «Le Monde» e, per l'Italia, in esclusiva «Il Giornale dell’Arte», traduzione di Luana De Micco

Philippe Dagen, da Il Giornale dell'Arte numero 404, gennaio 2020


  • La Piramide del Louvre, commissionata da François Mitterrand  e progettata da Ieoh Ming Pei. Foto tratta da Wikimedia Commons. © Benh Lieu Song - CC BY SA 3.0

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