Armitage l’innovatore

Alla galleria White Cube di Bermondsey nuovi lavori dell’artista kenyota

«Mother’s milk» (2022), di Michael Armitage. © Michael Armitage. Foto © White Cube (Ollie Hammick)
Federico Florian |  | Londra

Dal 21 settembre al 30 ottobre la sede di Bermondsey della galleria White Cube ospita una personale di Michael Armitage. Nato in Kenya nel 1984, di stanza a Londra e a Nairobi, Armitage, uno dei pittori più quotati al momento, è un vero innovatore in termini di tecnica.

Anziché servirsi della tela, difatti, ricorre al Lugubo, una stoffa derivante dalla corteccia dell’albero di fico: un panno funerario, utilizzato in Uganda in certi contesti rituali. A caratterizzare il materiale è la presenza di buchi e cuciture, come una pelle marchiata e tatuata dalle vibranti pennellate dell’artista.

Una scelta, quella del Lugubo, consapevole e oculata: a detta del pittore, un simile supporto gli consente di localizzare e allo stesso tempo destabilizzare il soggetto del dipinto. In occasione della mostra londinese, che segue la sua personale alla Kunsthalle di Basilea, Armitage presenta una serie di nuovi lavori, realizzati nell’arco degli ultimi tre anni.

Opere popolate da figure fantasmagoriche, coloratissime, le cui silhouette sinuose racchiudono mito e attualità storica, finzione e realtà. «Warigia» (2022), ad esempio, raffigura la leggendaria decima figlia del padre fondatore del popolo dei Gikuyu: essa si trascina sul terreno, incorniciata da un paesaggio lussureggiante, mentre un’enorme lucertola le mordicchia i talloni.

In «Head of Koitalel» (2021), invece, la testa di Koitalel Arap Samoei, leader politico e spirituale dei Nandi, giace serenamente su un prato verde e rosso, dopo la decapitazione per ordine dei coloni britannici. Completa la mostra un gruppo di ceramiche dell’artista senegalese Seyni Awa Camara.

© Riproduzione riservata «Three Boys at Dawn» (2022), di Michael Armitage. © Michael Armitage. Foto © White Cube (Theo Christelis)
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