Antonio Forcellino all’opera su Sodoma e Raffaello

Nella Villa Farnesina si potrebbe riscrivere la storia del Rinascimento

Particolare degli affreschi nella Sala delle Nozze di Alessandro e Roxane nella Villa Farnesina a Roma. Courtesy Accademia Nazionale dei Lincei. © Archivio di Villa Farnesina La Sala delle nozze di Alessandro e Roxane nella Villa Farnesina a Roma. Cortesia Accademia Nazionale dei Lincei. © Archivio di Villa Farnesina Antonio Forcellino durante i lavori di restauro
Arianna Antoniutti |  | Roma

Sono in corso importanti restauri di affreschi nella Villa Farnesina, la dimora che il banchiere senese Agostino Chigi fece edificare a Roma intorno al 1505 su progetto di Baldassarre Peruzzi, che dal 1579 è legata al nome dei Farnese e che oggi è sede di rappresentanza dell’Accademia dei Lincei. Dopo l’intervento del 2019, sulla parete est della Sala delle nozze affrescata nel 1519 con «Alessandro Magno e la madre di Dario» da Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, il restauratore Antonio Forcellino prosegue i lavori diretti dal conservatore della Farnesina Virginia Lapenta con la sorveglianza della Soprintendenza speciale di Roma e il sostegno di Igt.

Al piano terra della Villa si sta lavorando al «Trionfo di Galatea», affresco di Raffaello (1511-12) nell’omonima Loggia, e sull’adiacente riquadro con «Polifemo» (1512) di Sebastiano del Piombo. I lavori termineranno entro il mese di gennaio, mentre al primo piano dell’edificio si è da poco concluso l’intervento sulle due restanti scene della Sala delle nozze, «Alessandro Magno e Roxane» e «Alessandro Magno doma Bucefalo» sempre del Sodoma.

Antonio Forcellino illustra gli esiti del restauro: «Già nelle fonti di fine Ottocento, ossia nei primi saggi dedicati al Sodoma, leggiamo di una condizione di estremo degrado dei dipinti che, proprio in quell’epoca, vennero sottoposti a integrazioni. Nel corso dei restauri successivi, per “accompagnare” le integrazioni ottocentesche, sono state date velature che, con il tempo, si sono scurite, offuscando lo splendore della pittura. Inoltre i protettivi applicati nell’intervento di restauro degli anni Settanta del Novecento, come pure i pigmenti sintetici utilizzati per reintegrare le lacune, si sono completamente alterati. Abbiamo condotto una pulitura equilibrata, rimuovendo gli strati alterati e non toccando la pittura originale. Dal punto di vista metodologico si è trattato di un lavoro molto semplice, utilizzando una miscela di alcol e ligroina per ammorbidire e asportare lo strato scuro. Sono emersi affreschi tecnicamente superbi, che hanno la bellezza e il nitore di uno smalto.

Il restauro consente ora la leggibilità del cangiantismo, dei magnifici volti, degli scorci prospettici, delle vedute di Roma antica. Soprattutto tornano ora visibili dettagli minuti e preziosi, come i fili d’oro sulla tunichetta trasparente di Roxane. Sodoma è un pittore straordinario, che qui raggiunge gli effetti di trasparenza e sfumato creati da Leonardo su tavola, ma che lo stesso Leonardo non fu mai in grado di ottenere nella pittura su muro. In queste scene la presenza leonardesca è molto forte e puntuale, non solo negli esiti pittorici, ma anche nella fisionomia delle singole figure, con rimandi al san Giovanni Battista o alla sant’Anna. In questi anni Leonardo era a Roma, non è qui esclusa la presenza di qualche suo collaboratore».

Nel 2020 il socio linceo Antonio Sgamellotti aveva diretto una campagna di indagini diagnostiche preliminari al restauro del celebre affresco «Trionfo di Galatea» di Raffaello che avevano evidenziato, nel cielo, nel mare e anche negli occhi della Galatea, la presenza del blu egizio, antico pigmento sintetico ricreato dal maestro rinascimentale. Ricerche scientifiche sono state condotte anche nella Sala delle nozze.

«Le medesime indagini non invasive, precisa Virginia Lapenta, come la fluorescenza a raggi X a scansione (Ma-Xrf scanning), sono state effettuate dal professor Sgamellotti anche nella Sala delle nozze del Sodoma. Il connubio scienza e arte, qui alla Farnesina, trova la sua sintesi perfetta. Lo studio dello storico dell’arte non può essere scisso dal lavoro del restauratore e dagli esiti della ricerca scientifica, è un dialogo irrinunciabile. Le ricerche hanno mostrato la presenza di un pigmento, come il blu egizio, altrettanto antico: il giallo di Napoli. Abbiamo la conferma che, nell’esecuzione pittorica, come nella scelta dei materiali, Raffaello e la sua bottega perseguissero l’amore per l’antico, fino a ricrearlo anche tecnicamente. La sala è affrescata dal Sodoma, ma non dobbiamo dimenticare che Raffaello era, per Agostino Chigi, l’intendente ai lavori della Villa. Il rapporto fra il banchiere e l’Urbinate fu strettissimo, come metteremo in luce con la mostra “Raffaello e l’antico nella Villa di Agostino Chigi” a cura di Alessandro Zuccari e Costanza Barbieri, che aprirà a marzo».

Se per la Sala delle nozze non sono state rilevate criticità circa l’adesione della pellicola pittorica, diversa è la situazione del «Trionfo di Galatea» di Raffaello. Anche a causa delle vibrazioni create dal traffico del Lungotevere, l’intonaco dell’affresco si presenta deformato e separato, è stato dunque necessario un consolidamento prima della pulitura. I colori dell’affresco appaiono offuscati, soprattutto se confrontati con le sovrastanti lunette di Sebastiano del Piombo, restaurate nel 2021.

«Raffaello è la felicità assoluta, prosegue Antonio Forcellino, continuo a pensare che questo sia il regalo maggiore che il Rinascimento ci abbia fatto: la perfezione della bellezza unita alla complessità psicologica. Rimuoveremo dall’affresco, restaurato intorno al 1970, quanto al momento ne vela la nitidezza. Nel restauro non dobbiamo mai sottovalutare la centralità della materia, il suo valore sensuale e anche evocativo. L’interesse di Raffaello per il blu egizio, ad esempio, non è puramente teorico. Allo stesso modo il pittore, consapevole dei valori tattili del materiale, ripristina la formula dello stucco romano. Sempre qui alla Farnesina, nelle Scuderie ora quasi completamente perdute, per la prima volta Raffaello sperimenta la formula dello stucco di calce e polvere di marmo. Anche questa è una scoperta che ci mostra come Villa Farnesina possa essere il luogo in cui si riscrive la storia del Rinascimento».

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