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Il tallone di Achille

Antipatia dell’arte

Achille Bonito Oliva: «L’arte non ama la pura descrizione delle cose e nemmeno la celebrazione della realtà»

Paul Klee nel 1911

L’arte vive sistematicamente di una attitudine antisociale, mediante una creatività che non sembra prevedere l’incontro con lo sguardo esterno a sé. L’antipatia dell’arte consiste nell’imporre il doppio movimento della distruzione e della successiva costruzione formale del linguaggio. «L’occhio segue le vie che nell’opera gli sono state disposte» (Klee).

Qui è l’imperio dell’artista, che dispone il naufragio del linguaggio secondo una messa in scena che obbliga lo sguardo a seguire tutte le traiettorie delle sue aggregazioni e dei suoi scollamenti. L’antipatia dell’arte è costruttiva dell’attività creativa, in quanto lavora sulla diacronia di ogni attesa consolatoria, sulla solitudine di un gesto che non chiede alcuna solidarietà. Dunque l’arte non ama la pura descrizione delle cose e nemmeno la celebrazione della realtà. Platone nella sua Repubblica non prevede la presenza dell’artista.

Achille Bonito Oliva, da Il Giornale dell'Arte numero 405, febbraio 2020


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