Anselm Kiefer e l’origine del male

Al Lam 130 opere ripercorrono la carriera dell’artista tedesco e raccontano l’essenziale ruolo della fotografia nel suo lavoro, da sempre a tu per tu con i demoni della storia

Anselm Kiefer, «Der gestirnte Himmel über uns und das moralische Gesetz in uns (Il cielo stellato sopra di noi e la legge morale dentro di noi)» (1969-2009) © Anselm Kiefer. Foto: Atelier Anselm Kiefer
Luana De Micco |  | Villeneuve-d’Ascq

Anselm Kiefer è noto per le sue tele monumentali, coperte di materia pittorica densa e tormentata, a cui si mescolano spesso materiali di recupero, fiori secchi, frammenti di vetro, fil di ferro. Ecco perché la mostra del Lam, il Musée d’art moderne, d’art contemporain et d’art brut, vicino a Lille, esponendo il lavoro fotografico dell’artista, raramente mostrato, è insolita e originale: «Il ruolo della fotografia nella costruzione dell’opera di Anselm Kiefer è essenziale. Ne sono una testimonianza, sin dalle prime realizzazioni nel 1969, gli scatti dei riturali catartici ai quali si sottopone effettuando, vestito con l’uniforme del padre, ufficiale della Wehrmacht, il saluto nazista in diversi luoghi simbolici in Italia, Svizzera e nel sud della Francia», osserva il critico d’arte Jean de Loisy, curatore della mostra «Anselm Kiefer. La photographie au commencement», presentata fino al 3 marzo. «Il suo laboratorio, vicino a Parigi, rivela il peso decisivo che questo medium occupa nel pensiero dell’artista. La fotografia è ovunque, appesa ai muri in cornici d’acciaio o posata sul pavimento, incollata su grandi pannelli di metallo, spillata sul retro dei quadri». Lo stesso Kiefer definisce la fotografia un «ausilio santo». Il museo espone 130 opere, alcune delle quali mostrate per la prima volta al pubblico o realizzate appositamente per il Lam.

Anselm Kiefer è nato nella Germania del dopoguerra, nel 1945, e vive in Francia dal 1992. I demoni della storia lo hanno sempre abitato e tormentato. Sin dalla fine degli anni ’60 si è messo a esplorare l’origine del male, la natura tragica del nazismo e l’identità tedesca del dopoguerra. La mostra propone un percorso cronologico e si divide in otto sezioni in cui si analizzano le tematiche centrali del lavoro di Kiefer. Per creare un parallelo, gli scatti sono esposti accanto ad alcune tele, libri e sculture dell’artista. Il percorso si apre sui primi lavori fotografici della fine degli anni ’60, anni in cui l’artista si confronta con il nazismo e si appassiona alla lettura dello scrittore francese Jean Genet. Molte di queste opere, di cui alcuni autoritratti, fecero scandalo in Germania alla loro pubblicazione nel 1975. In un’altra sezione si evidenzia l’importanza della fotografia nella realizzazione dei libri di Kiefer, opere che nascono come collage di foto incollate, scarabocchiate, bruciate, dipinte, a cui sono spesso assemblati oggetti e materiali vari. La fotografia è una «fonte discreta» del suo lavoro e della presenza insistente di certi temi: «La maggior parte delle vedute si ritrovano nei dipinti, scrive il museo, paesaggi marittimi, campi di grano e di girasoli, binari ferroviari, torri incendiate».

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