Andrea Sirio Ortolani nuovo Presidente dell’Angamc

Figlio di Daniela Palazzoli e di Tiziano Ortolani, un’intervista al fondatore di Osart Gallery. Per un’Italia più europea anche nel mercato dell’arte

Andrea Sirio Ortolani, Presidente dell’Angamc. Cortesia di Osart Gallery
Monica Trigona |  | Milano

Per chi è figlio di Daniela Palazzoli e di Tiziano Ortolani, e nipote di Peppino Palazzoli, occuparsi d’arte è un destino naturale. Il celebre nonno infatti aveva aperto a Milano, nel 1957, la Galleria Blu che oltre a promuovere le avanguardie del dopoguerra dava particolare rilievo, precorrendo i tempi, alle avanguardie storiche. Andrea Sirio Ortolani, laureato in Economia delle Istituzioni e dei Mercati finanziari alla Bocconi, fondatore di Osart Gallery, il mese scorso è stato eletto presidente dell’Angamc (Associazione Nazionale Gallerie d’Arte moderna e contemporanea) per il 2022-26.

Dottor Ortolani, quali immagina siano i punti nodali su cui incanalerete i vostri sforzi e le vostre risorse?

Stiamo cercando di proporre dei cambiamenti radicali all’interno del sistema per recuperare competitività sul piano internazionale. I principali obiettivi su cui lavorare sono quello di avvicinarsi alle aliquote Iva di importazione degli altri Paesi europei, riuscire a far sì che lo strumento dell’ArtBonus possa essere rivisto in maniera più ampia e onnicomprensiva, far sì che la circolazione delle opere d’arte sia più facile ed efficiente attraverso un innalzamento delle soglie di valore e una deburocratizzazione dei procedimenti per l’ottenimento delle autocertificazioni e degli attestati di libera circolazione. Oltre all’impegno in questo senso, vogliamo continuare a dialogare con la Siae (dialogo attivato dal precedente presidente, Mauro Stefanini, e dal suo Consiglio) per far sì che il mercato diventi sempre più sostenibile e competitivo.

Non ci possiamo dimenticare di essere il veicolo attraverso il quale gli artisti cominciano a essere conosciuti. Svolgiamo un ruolo di mediazione tra essi e il pubblico, i collezionisti, i curatori, e di conseguenza le istituzioni, e senza riforme che ci aiutino a essere competitivi all’estero, purtroppo, anche gli artisti che noi rappresentiamo risultano penalizzati e rischiano di essere relegati alla periferia del mondo dell’arte. Con la Brexit abbiamo perso una grande occasione, dato che quello che era uno dei primi mercati mondiali ha subito un duro colpo. E proprio con la mancata attuazione delle suddette riforme, abbiamo perso l’occasione di attirare diverse gallerie internazionali in Italia, mentre queste hanno preferito approccia
rsi ad altri Paesi, come ad esempio la Francia o il Belgio, ove tali condizioni sono già presenti e permettono una continua crescita all’interno del mercato mondiale.

Anni fa si parlava di creare un’altra realtà associativa parallela per rappresentare quelle gallerie, allora assenti dall’Angamc, più improntate sulle ricerche contemporanee. Se ne discute ancora?

Nel corso della pandemia in realtà sono cambiate molte cose, e numerose gallerie di arte contemporanea sono entrate a far parte dell’Associazione. Uno dei segni tangibili di questo cambiamento è proprio la composizione del nuovo Consiglio nazionale dell’Associazione, che ora conta diversi nuovi membri provenienti dal mondo del contemporaneo, come la vicepresidente Claudia Ciaccio, il consigliere Pietro Vallone e i delegati territoriali Sara Zanin e Simone Frittelli.

Il consiglio è inoltre completato da colleghi che già in passato avevano messo le loro competenze e il loro tempo a disposizione dell’Associazione: il vicepresidente Giovanni Bonelli, i consiglieri Antonio Addamiano, Marco Niccoli e Paola Verrengia, i delegati territoriali Alfonso Artiaco, Paola Forni, Christian Akrivos, Giuseppe Filippo Biasutti, Giordano Raffaelli
.

La partecipazione alle fiere ha costi spesso proibitivi per alcune gallerie. Come pensa di ottenere tariffe più democratiche?

Stiamo lavorando attivamente per proseguire e incrementare il dialogo con le realtà fieristiche nazionali. Laddove gli espositori sono per la maggior parte nostri associati, questo dialogo sta portando a risultati tangibili, sia sotto il profilo della sostenibilità economica sia sotto il profilo organizzativo.

Sicuramente, dopo la pandemia, le fiere hanno dovuto rivedere il loro ruolo e le loro prerogative, implementando gli strumenti informatici e impiegando nuove strategie comunicative per rimanere al passo con i tempi. La questione non è soltanto collegata al prezzo di una fiera, ma anche alla proporzionalità tra i servizi offerti e le spese sostenute per partecipare.


Con la costituzione del «Tavolo permanente per la circolazione delle opere d’arte» le gallerie italiane, rappresentate dal presidente dell’Angamc, hanno trovato il modo per dialogare direttamente con l’amministrazione statale?

Sì, assolutamente, ma il Tavolo è ancora agli inizi. Sicuramente la sua costituzione è un segnale di apertura, ma per riuscire a ottenere dei veri risultati, che possano realmente cambiare in meglio la situazione del mercato italiano raggiungendo una competitività a livello internazionale, diventerà fondamentale il dialogo costante con la politica.

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