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Opinioni

Anche l’arte, non solo la scienza, è ricerca

Il Ministero dell’Università e della Ricerca apre alla possibilità per Accademie e Conservatori di accedere ai finanziamenti statali per progetti culturali e artistici

Antonio Bisaccia

L’incontro-confronto avvenuto l’11 novembre 2020 tra i Presidenti delle Conferenze di Direttori e Presidenti Afam (Cassese, Ligios, Soriero e chi scrive), il Capo di Gabinetto MUR, Cons. Mario Alberto Di Nezza, e il Prof. Giuseppe Recinto, consigliere del Ministro, ha messo in evidenza una volontà di risoluzione di problemi storici che attanagliano le istituzioni Afam Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica, ovvero Accademie di Belle Arti, Conservatori, Istituti musicali ex pareggiati promossi dagli enti locali, Accademie statali di Danza e di Arte Drammatica e  dagli Istituti Statali Superiori per le Industrie Artistiche).

La discussione ha centrato il vero vulnus, cioè l’assenza nei dispositivi normativi, riguardanti la ricerca, che poi generano i bandi. E su questo l’intesa è di lavorare già a partire dal neo-istituito «Tavolo Permanente Afam», coordinato e presieduto dal Segretario Generale Dott. Melina. Il primo tema da affrontare non può che essere allora la costruzione di un sistema di ricerca e valutazione, aprendo il campo anche all’attivazione dei dottorati Afam.

La necessità di formulare principi normativi generali che generino uguali opportunità nel consentire la ricerca in ogni ambito del sapere, sia esso scientifico che artistico, è la riflessione cui si è giunti finalmente, dopo lunghi anni di attesa, anche grazie alla forza di riflessione sul tema impressa dal Ministro Manfredi.

Il Made in Italy dal design all’arte visiva

Il perimetro generale in cui l’Afam dovrebbe essere inserita, relativamente alla ricerca, è la riforma che ha generato il «Sistema Nazionale della Ricerca che individua, in un’ottica di sistema integrato, gli ambiti delle attività della ricerca e le priorità d’intervento.

A questo fine il MUR definisce il Programma Nazionale della Ricerca (PNR) che viene approvato dal Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, il cosiddetto CIPE, sugli obiettivi stabiliti dal Documento di Programmazione Economica e Finanziaria. In questo modo l’organicità è garantita, ma dovrebbero essere ampliati gli ambiti di ricerca scientifica con la ricerca artistica, in modo che detta organicità di distenda sull’altra metà del mappamondo della ricerca (quella artistica) senza lasciare fuori «paesi tematici» importanti.  Si sta per concludere il PNR che va dal 2015 al 2020 e sta per nascere quello che andrà dal 2021 al 2027.

Il Programma Nazionale per le Infrastrutture di Ricerca (PNIR) si lega, inoltre, al PNR incidendo sulla possibilità di ampliare le infrastrutture e gli strumenti al fine di alzare il livello competitivo della ricerca italiana incrementando, così, una presenza più strutturata nello scenario internazionale.

Un dato noto è che, dal lato offerta di competenze, ci sono, nel PNR, 12 aree di specializzazione e di queste almeno 2 contengono di diritto ampi settori dell’AFAM («Design, creatività e Made in Italy» e «Cultural Heritage») che andrebbero integrati con altri settori mancanti. All’interno della Strategia Nazionale di Specializzazione Intelligente (SNSI), dal lato della «domanda di competenze», una delle 5 aree di specializzazione è «Turismo, patrimonio culturale e industria della creatività»: altra possibile pertinenza per l’AFAM.

Un dato interessante, da tenere presente per una politica inclusiva della ricerca artistica, è che il settore del «Design e del made in Italy» è tra i primi 5 settori presenti nel 10% di articoli più citati al mondo. Dato ancor più interessante è che l’Italia, nell’area del Cultural Heritage, è al primo posto nel mondo per gli articoli nel «top 10%». Ed è interessante sottolineare che, nel particolare «sotto-settore dell’arte», l’Italia copre il 28% del totale del 10% degli articoli più citati. Ed è, ad esempio, davanti al sotto-settore dell’architettura.

Senza contare che nel benchmark sulle 12 aree dei depositi brevettuali italiani il «Design e il Made in Italy» occupano, per l’Italia, il primo posto: circa un terzo in più del settore «Fabbrica intelligente», quasi il doppio rispetto al settore «Salute», quasi tre volte l’area dell’«Energia», delle «Tecnologie ed ambienti di vita» e «Mobilità sostenibile». Insomma, per farla breve, l’area del Design e Made in Italy insieme all’area del Cultural Heritage sono state considerate nel PNR scorso aree con asset ad «Alto potenziale”.

Detto questo, c’è comunque da dire che le AFAM – per il momento – sono totalmente fuori dal «Quadro delle risorse disponibili per la ricerca». Ed è questo il dato oggettivo da cui partire per fare un lavoro di reale e organizzata inclusività. Un primo passo per l’inclusione è il recente PRIN 2020. Le istituzioni dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica – per la prima volta – possono partecipare.

I finanziamenti di diretta competenza del MUR (come strumenti di attuazione del PNR) sono distribuiti in vari capitoli di competenza dell’ex Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca (Fondo Ordinario degli Enti, Fondo Finanziamento Ordinario, etc.) e altri finanziamenti strutturali specifici aggiuntivi. In particolare ricordiamo il FIRST (Fondo Investimenti nella Ricerca Scientifica e Tecnologica) che finanzia interventi «per sostenere l’avanzamento della conoscenza», attraverso un punto obiettivo tra cui gli «interventi di ricerca fondamentale».

E in base al decreto n. 679 del 24 luglio 2019  (nuove disposizioni per la ricerca fondamentale) i progetti possono riguardare qualsiasi campo di ricerca nell'ambito dei macrosettori e settori individuati dall'ERC (European Research Council). Compresi quelli delle arti performative, le arti classiche, la musica, storia della musica etc…Anche qui l’AFAM, fino ad ora, non è mai stata presente tra i soggetti ammissibili.

Ci sono poi anche programmi che sostengono il ricambio generazionale (cosa che sarebbe necessaria per garantire anche il ricambio generazionale all’interno dell’AFAM). Senza considerare che una delle linee del FFO ovvero il cosiddetto «Fondo Giovani» viene utilizzato non solo per la mobilità internazionale ma anche per la promozione dei dottorati di ricerca inseriti in reti nazionali e internazionali, gli assegni di ricerca, etc. Insomma, tutte misure che non abbiamo mai potuto offrire ai nostri studenti, che ne hanno avuto un forte nocumento generazionale di non poco momento. Questo il quadro generale a volo di farfalla.

Comprendere e creare: lo diceva anche Victor Hugo

Manfredi è il primo ministro che ha deciso di prendere in mano il sistema disegnando un progetto in grado di portare le AFAM al di là del guado. Seppur gradualmente, bisognerà attivare quelle misure di «microchirurgia vascolare» per mettere in circolo quanto fino ad ora occluso nei vari dispositivi, al fine di accostarsi con pari dignità nell’ambito della ricerca in generale. In questa gradualità dovrà entrare – giocoforza – anche la filiera della valutazione.

Il Comitato Nazionale dei Garanti per la Ricerca (CNGR), che è in carica fino al 2021, nomina, ai fini della valutazione dei progetti, un comitato di selezione per ogni macrosettore di ricerca individuato dall’European Reserch Council. E ogni comitato di selezione è formato da un minimo di 5 fino a un massimo di 15 membri.

E, come da bando PRIN 2020, ogni singolo progetto di ricerca viene affidato a tre «revisori anomimi» presi da un albo MUR degli esperti scientifici (REPRISE: Register of Expert Peer Reviewers for Italian Scientific Evaluation).

Al momento non c’è un rappresentante AFAM di elevate professionalità all’interno del Comitato nazionale dei garanti della ricerca. Come non c’è all’interno del comitato di selezione nemmeno un esperto del sistema interno all’Afam.

E non c’è, inoltre, nessun docente AFAM nel registro di esperti, citato sopra, istituito presso il MUR. Infatti, al momento, non è possibile iscriversi a questo registro, in quanto il Decreto del Ministro del Miur n. 85 del 13 giugno 2016, all’art.5 – riguardante i criteri per l’inserimento – prevede 4 sezioni che comunque mal si attagliano (forse con la sola eccezione della «ricerca di base») al DNA delle nostre istituzioni. Ma anche nelle liste degli esperti della «ricerca di base» comunque possono iscriversi – per ora – solo «i docenti e i ricercatori appartenenti ai ruoli degli atenei o degli enti di ricerca pubblici».

Se si volesse consentire anche ai docenti AFAM di far parte di queste liste bisognerebbe forse modificare l’articolo appena citato nel senso di consentire ai docenti AFAM di poter iscriversi. E poi provvedere magari a modificare il medesimo art. 5, anche al comma 3, in cui si parla della sezione «per la diffusione della cultura scientifica» (in cui si fa riferimento a diverse caratteristiche da possedersi per poter essere inseriti).

La modifica dovrebbe solo definire l’inserimento del concetto di «diffusione della cultura artistica e musicale», in aggiunta a quella «scientifica». Oppure si potrebbe aggiungere alle quattro esistenti, una quinta sezione relativa alla ricerca artistica tout-court.

Ma ovviamente, si tratta solo di suggestioni che andrebbero discusse e riempite di contenuti e, soprattutto, di volontà d’azione normativa. Volontà manifestata dal Capo di Gabinetto Cons. Mario di Nezza: «ci sono inerzie del passato, ma l’indirizzo politico è davvero evidente, basta ricordare che tra i DDL collegati alla legge di bilancio, il Ministro Manfredi ha indicato con forza la riforma del comparto Afam, ed è chiaro che le Afam sono un’eccellenza del paese e come tali vanno trattate».

Anche il Prof. Recinto, riflettendo sulla complessità del mondo della ricerca, ha evidenziato con forza che «bisogna avere la cura di esplicitare la partecipazione Afam alla ricerca già negli atti normativi, e questa è una soluzione più solida in termini normativi ma soprattutto culturali. E bisogna seriamente avviare un percorso di progressiva costruzione della ricerca artistica in modo da creare un ambiente giuridico normativo di regole adeguate all’Afam».

E ha pienamente ragione. Il bando è un atto amministrativo a valle, ma il vero problema sono le norme a monte.  Di fatto, è la prima volta che, finalmente, si può mettere in luce, relativamente alla ricerca artistica, un progetto che produca una visione illuminata e radicalmente diversa dal passato. E di sicuro il MUR, negli ultimi mesi di questo drammatico 2020, ha manifestato quella disposizione al dialogo che testimonia il grado più alto di attenzione che le Afam abbiano mai avuto.

«La poesia e la scienza hanno una radice astratta: la scienza ne ricava un capolavoro di metallo, di legno, di fuoco o d’aria, una macchina, una nave, una locomotiva, un aeroscafo; la poesia ne estrae un capolavoro in carne e ossa, l’Iliade, il Cantico dei Cantici, il Romancero, la Divina Commedia, il Macbeth». Questa la linea di pensiero di Victor Hugo nel suo William Shakespeare. Indizio evidente che i meccanismi di genesi, nell’arte e nella scienza, sono alimentati dal medesimo paradigma di fondo, che non solo ne garantisce l’esistenza in vita ma li include entrambi nel cerchio della ricerca: in cui “comprendere e creare” sono le facce di un unico segno.

L'autore è Presidente della Conferenza Nazionale dei Direttori delle Accademie di Belle Arti e Accademia d’Arte Drammatica

Antonio Bisaccia, edizione online, 21 novembre 2020

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