Alla Triennale di Milano s’indaga l’ignoto

L’esposizione è curata da un inedito: l’astrofisica e Chief Diversity Officer all’Agenzia Spaziale Europea Ersilia Vaudo e l’architetto Francis Kéré insignito del Pritzker Architecture Prize 2022

«Man in a boat» (2002) di Ron Mueck. Foto di Thomas Salva
Ada Masoero |  | Milano

La 23ma Esposizione Internazionale di Triennale Milano si tiene dal 15 luglio all’11 dicembre. Promossa da Triennale (presieduta da Stefano Boeri e diretta da Carla Morogallo) con il Bureau International des Expositions (Bie) e il Ministero degli Affari Esteri, l’edizione 2022 s’intitola «Unknown Unknowns. An Introduction to Mysteries» (le pubblicazioni sono di Electa) ed è curata da un inedito duo formato dall’astrofisica e Chief Diversity Officer all’Agenzia Spaziale Europea Ersilia Vaudo e da Francis Kéré, architetto insignito del Pritzker Architecture Prize 2022.

È l’ignoto, dunque, il tema di questa 23ma edizione, deciso nello sgomento della pandemia ma reso ora anche più sinistramente attuale dalla guerra in corso. Che cosa ci attende? Quanto è vasto il dominio di ciò che sfugge alla nostra comprensione? Che cosa, in poche parole, sappiamo di non sapere? Su questo tema vertiginoso hanno indagato i 400 artisti, designer e architetti (di oltre 40 Paesi) che vi partecipano, così come le 22 presenze internazionali (fra le quali figurano sei padiglioni nazionali di Paesi africani: Burkina Faso, Ghana, Kenya, Lesotho, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda) che, oltre ai progetti espositivi, partecipano al fitto public program, curato da Damiano Gullì.

Cuore dell’evento è la mostra tematica curata da Ersilia Vaudo, in cui si esplora l’ignoto che ci circonda in oltre cento opere, progetti e installazioni di artisti, ricercatori e designer internazionali, che per l’occasione si sono confrontati con temi come la gravità che modella l’universo («il più grande designer»); le mappe, indispensabili per orientarsi; le nuove sfide dell’architettura, anche nello spazio extraterrestre; i misteri delle profondità del cosmo e altro.
«Bug» (2006) di Fabrice Hyber. Foto Marc Dommage
Quattro le opere commissionate (al giapponese Yuri Suzuki, all’italiana Irene Stracuzzi, al collettivo statunitense SOM, al turco-americano Refik Anadol), che si sommano alle installazioni di Andrea Galvani, Tomás Saraceno, Bosco Sodi, Protey Temen, Julijonas Urbonas, Marie Velardi e altri, mentre quattro Listening Chamber diffondono le parole di grandi scienziati come Antonio Damasio, Carlo Rovelli, Telmo Pievani e Lisa Randall.

Il tutto, in un allestimento sostenibile progettato da Space Caviar e realizzato da WASP, con sottoprodotti agroalimentari e stampanti 3D. Quanto a Kéré, ha curato gli allestimenti degli spazi comuni e due installazioni dedicate alle voci dall’Africa, invitandoci a usare tutti i sensi per esplorare l’ignoto: all’ingresso, una torre di 12 metri che guarda a passato e futuro; poi, fra le 22 partecipazioni internazionali (c’è anche il padiglione Rom), «Yesterday’s Tomorrow», opera che s’ispira all’architettura vernacolare del Burkina Faso, dov’è nato. Sua anche l’installazione per il Caffè Triennale «Under a Coffee Tree», con Lavazza.

Alla mostra tematica si affiancano le due esposizioni «Mondo Reale», a cura di Hervé Chandès, direttore artistico generale di Fondation Cartier, partner di Triennale (progetto di Formafantasma), e «La tradizione del nuovo», curata da Marco Sammicheli direttore del Museo del Design Italiano di Triennale, oltre ai progetti speciali curati da Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, storici dell’arte; Francesco Bianconi, musicista e scrittore; Emanuele Coccia, filosofo; Ingrid Paoletti, Politecnico di Milano; Romeo Castellucci, artista e Grand Invité 2021-2024 di Triennale, e Andrea Branzi, maestro dell’architettura e del design, cui si aggiunge un omaggio a Ettore Sottsass.

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