Alla Staatsgalerie Modigliani non è un cliché

Oltre 80 opere per un ritratto «europeo, internazionale e contemporaneo» del pittore livornese, finora vittima di steotipi che ne hanno ridimensionato la portata

«Ritratto di Elena Povolozky», 1917, di Amedeo Modigliani. © The Phillips Collection, Washington, acquisito nel 1949. Cortesia della Staatsgalerie Stuttgart
Francesca Petretto |  | Stoccarda

Modigliani è stato troppo spesso raccontato come artista maledetto, bohémien alcolizzato amante delle belle donne, vittima dei vizi che l’avrebbero portato, appena 36enne, a prematura morte, seguito dalla compagna e pittrice Jeanne Hébuterne, suicida per amore. Per tutta la vita la loro unica figlia Jeanne, studiosa d’arte, cercò di rendergli giustizia, combattendo i cliché che negli anni le cronache parigine, con biografie romanzate scritte con fini scandalistico-pubblicitari, gli avevano arbitrariamente attribuito.

Se ancora oggi, oltre 100 anni dopo la sua scomparsa, in molti ancora si affidano a quella narrazione, vuol dire che si tratta di stereotipi duri a morire. Ma Amedeo Clemente Modigliani (1884-1920), livornese di famiglia ebrea, è stato molto altro: così finalmente lo documenta, dal 24 novembre al 17 marzo 2024, la Staatsgalerie in «Modigliani: sguardi moderni», prima mostra che la Germania gli dedica da circa 15 anni a questa parte.

È la seconda parte del titolo a introdurci a Modigliani come protagonista del Modernismo, autore di innovativi ritratti di donne considerate sue pari anche quando modelle dei suoi celebri, scandalosi nudi, non più muse malaticce, prone alla volontà di pittori voyeur, ma protagoniste di una nuova era di cui Modì si fece cronista. Sono proprio questi nudi ad aver incoraggiato la rivalutazione della sua arte e personalità: nuovi studi, che da quelli avviati dalla figlia Jeanne hanno preso spunto, mostrano il pittore da un’altra prospettiva, europea, internazionale, contemporanea.

Per la prima volta vengono effettuati accostamenti con artiste e artisti di Paesi di lingua tedesca, la maggior parte dei quali Modigliani non conobbe personalmente, ma con la cui arte costruì interessanti parallelismi che raccontano anche dello stretto scambio tra le avanguardie europee dell’epoca: si pensi a Paula Modersohn-Becker, finalmente liberata dal falso mito dell’ossessione per la maternità, a Jeanne Mammen, prima disegnatrice di «neue Frauen» berlinesi, al duo Klimt-Schiele, al renano Wilhelm Lehmbruck. In mostra oltre 80 opere del pittore livornese provenienti da musei e collezioni internazionali.

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