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Archeologia

Alla ricerca dell’oro a Gebel Maragha

Distrutte in parte dalla malavita locale le vestigia del sito nel deserto sudanese

Una panoramica del sito di Gebel Maragha che sorge in pieno deserto

Il sito di Gebel Maragha sorge in pieno deserto del Bayuda, circa 270 chilometri a nord di Khartoum (Sudan). Il fatto che l’insediamento si trovi in una località così remota ha lasciato supporre che la sua funzione fosse quella di luogo di sosta lungo la pista che consentiva di evitare di costeggiare o navigare lungo il Nilo, la cui percorribilità è qui resa difficoltosa dalla presenza delle cataratte.

Le prime tracce di un insediamento al Gebel Maragha risalgono al’VIII-VII secolo a.C. e la sua frequentazione si protrasse con una certa continuità per tutto il periodo meroitico (IV secolo a.C.-IV d.C.). È assai probabile che il suo abbandono sia dipeso dallo spostamento del percorso su altre vie carovaniere. Il sito rimase sconosciuto fino a quando non fu riscoperto quasi per caso dall’archeologo statunitense Timothy Kendall alla metà degli anni Novanta del secolo scorso.

Malgrado ne avesse intrapreso l’esplorazione scientifica, si trovò presto costretto ad abbandonare ogni attività a causa delle condizioni climatiche proibitive. Questa peculiarità di quel punto del deserto aveva anche impedito alle antichità sudanesi di organizzarvi un servizio di guardiania stabile. La protezione dell’insediamento del Gebel Maragha era stata perciò affidata a ispezioni periodiche cui partecipavano archeologi e agenti di polizia.

Durante la visita dello scorso luglio, la commissione ha colto in flagrante cinque cercatori d’oro. I malviventi erano riusciti a scavare una trincea profonda diciassette metri e lunga venti e una di dimensioni minori con le quali avevano distrutto oltre la metà delle vestigia archeologiche presenti sul sito. L’opera di scasso era stata compiuta con estrema celerità con l’ausilio di mezzi pesanti forniti, secondo alcune fonti di stampa sudanese, da alcuni boss della malavita locale. Le notizie sulla sorte dei depredatori sono contrastanti.

Secondo parte della stampa sudanese i cinque sarebbero stati rilasciati dopo una breve detenzione in forza proprio delle loro conoscenze nell’ambiente della malavita locale. Fonti governative sostengono invece che si troverebbero ancora in stato di detenzione nell’attesa che giunga a conclusione l’indagine finalizzata a individuare i veri mandanti dell’operazione.

La notizia del saccheggio di Gebel Maragha è stata annunciata il 20 agosto scorso da Hatem Al-Nur Mohammad Said, neodirettore generale della Corporazione Nazionale delle Antichità e dei Musei. Nel comunicato stampa diramato l’autorità Generale per le Antichità ha dichiarato che l’attuale legislazione sudanese per la protezione dei monumenti, promulgata nel 1999, risulta molto carente e necessita perciò di un’urgente e completa revisione.

Francesco Tiradritti, da Il Giornale dell'Arte numero 411, ottobre 2020

©RIPRODUZIONE RISERVATA

  • Sezione della trincea scavata dai cercatori d’oro a Gebel Maragha in Sudan

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