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Gallerie

Alla fine della fiera il conto: -36% in sei mesi

La pandemia ha decimato un mercato galleristico basato al 50% sul fair system

Uno stand dell’ultima edizione di Cosmoscow, una delle poche fiere svoltesi nel 2020

Le vendite d’arte sono diminuite in media del 36% nella prima metà del 2020, costringendo i mercanti a ridurre il proprio personale di un terzo, mentre il 2% delle gallerie ha chiuso definitivamente. Un numero, quest’ultimo, che probabilmente crescerà. L’impatto del Covid-19 nel settore delle gallerie d’arte moderna è contemporanea è descritto in questi termini in un rapporto pubblicato da Art Basel e Ubs, lo sponsor del network fieristico svizzero.

Ovviamente questo bilancio è correlato alle fiere. La stessa Art Basel ha cancellato la sua terza fiera del 2020: dopo quelle di Hong Kong e di Basilea, è toccato a Miami, calendarizzata a dicembre. Il nuovo rapporto, scritto dall’economista Clare McAndrew, mette in dubbio la rinascita del sistema fieristico nel 2021. Secondo l’indagine, effettuata su 795 gallerie d’arte moderna e contemporanea, il 91% dei mercanti prevede che le vendite delle fiere d’arte non miglioreranno nella seconda metà del 2020. Solo un terzo pensa che aumenteranno nel 2021.

La McAndrew afferma anche che la maggior parte dei collezionisti non ha intenzione di recarsi a eventi d’arte fino alla seconda metà del 2021. Pochissimi coraggiosi stanno resistendo: Cosmoscow ha aperto a settembre con tutte le precauzioni imposte dall’emergenza sanitaria. Ha gettato invece la spugna la Fiac di Parigi, la cui prossima edizione, prevista dal 22 al 25 ottobre, è stata annullata.

Metamorfosi o estinzione
Tornando al rapporto Art Basel Ubs, i galleristi annunciano che ridurranno il numero di fiere cui parteciperanno nel 2021. In media, passeranno dalle quattro fiere del 2019 a tre nel 2021. Anche i galleristi con un fatturato di oltre 10 milioni di dollari affermano che si ridimensioneranno da sette a quattro fiere. Nel 2019 le fiere sono state una delle principali fonti di reddito, rappresentando quasi la metà (46%) delle vendite effettuate dalle gallerie.

Tuttavia, le mostre mercato rappresentavano anche il 29% delle spese sostenute. Sono stati fatti passi da gigante nelle vendite online, un’«ancora di salvezza» secondo l’economista. Ma nel 2020 un quarto degli intervistati dichiara di non avere concluso nessun affare sul web. Aumentate dal 10% delle vendite totali nel 2019 al 37% nella prima metà del 2020, la maggior parte di esse è stata effettuata tramite i siti web delle gallerie e, in misura minore, da piattaforme gestite da terze parti.

Non sorprende che i collezionisti millennial, che rappresentano quasi la metà di quelli intervistati, affermino di essere più a loro agio ad acquistare online anche a prezzi più alti: il 16%, infatti, acquista comunemente oltre la soglia del milione di dollari. Il 32% dei collezionisti ha acquistato un’opera d’arte tramite Instagram. Ma anche le fiere d’arte devono sopravvivere e Art Basel sta introducendo una tariffa fissa di 5mila dollari per i galleristi che intendono esporre nella sua viewing room.

Marc Spiegler, direttore globale di Art Basel, afferma che «non c’è stata resistenza» a questa richiesta. «Credo che nessuna galleria si aspettasse che noi avremmo continuato a fare le cose gratuitamente mettendo inoltre a disposizione il nostro intero programma Vip e il nostro marketing in modo permanente e gratuito». Questa interazione online di Art Basel, lanciata il 23 settembre e dedicata esclusivamente a opere realizzate nel 2020, è molto più piccola rispetto ai precedenti tentativi (solo 100 espositori rispetto ai 280 di prima) ed è più breve di tre giorni.

«Più che un tentativo di replicare le dinamiche di una fiera online è una sorta di incrocio tra un negozio pop-up, un’asta e un drop streetwear», dice Spiegler. Il direttore si dichiara ottimista riguardo all’apertura in presenza di Art Basel Hong Kong, in programma a marzo 2021. Fondamentale, per Spiegler, è che l’appetito ci sia: «Siamo passati da una situazione in cui molti parlavano, spesso in modo esagerato, di stanchezza rispetto al sistema delle fiere al punto in cui tutti hanno un disperato bisogno di ricominciare a viaggiare e a ritornarci».

Tuttavia, è probabile che le ricadute economiche di questa pandemia si estendano fino al 2021 e oltre, con conseguenze molto pesanti per l’economia. Come osserva Clare McAndrew, «a seconda della durata delle varie fasi di questa crisi, dei supporti governativi ottenuti e di quanto profonda e protratta sarà la recessione, il 2020 potrebbe mostrare una resilienza senza precedenti o un cambiamento permanente nel panorama del mondo dell’arte come lo conosciamo».

Anny Shaw, Anna Brady, da Il Giornale dell'Arte numero 411, ottobre 2020



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