Alla Collezione Peggy Guggenheim il minimalismo ha la «m» minuscola

Rigore e astrazione nella collezione dei coniugi Schulhof

Anselm Kiefer «Dein GoldenesHaar, Margarethe (Thy Golden Hair, Margarethe)» (1981). Foto: Collezione Guggenheim
Camilla Bertoni |

Venezia. «L’arte è per me quasi una religione. È ciò in cui credo, ciò che dà alla mia vita una dimensione che va oltre il mondo materiale in cui viviamo. Io cerco l’opera e la dedizione dell’artista, qualcuno che parli per me o esprima e interpreti un aspetto del nostro tempo che mi concerne. L’esperienza di trascorrere molto tempo con ogni singola opera aggiunge nuova profondità al mio modo di osservare le cose». Con queste parole di Hannelore Schulhof si apre il catalogo che accompagna la mostra «Dal gesto alla forma. Arte europea e americana del dopoguerra nella Collezione Schulhof», a cura di Gražina Subelytė e Karole P.B. Vail.

La mostra, alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, si apre dal 26 gennaio al 18 marzo. La rassegna intende ricostruire la visione culturale che Hannelore (1922-2012) e suo marito Rudolph (1912-99) hanno espresso nella loro collezione, confluita, grazie
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