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Mostre

Il santo curatore anestetizza l’arte

Wunderkammer e realismo, utopie e distopie, visionarietà e denuncia sociale: Ralph Rugoff allestisce una rassegna «orizzontale» e finisce per neutralizzare l’efficacia delle opere. Tutto è «interessante», cioè né bello né brutto. A non essere in stato interessante è proprio l’arte

«Can't Help Myself», 2016, di Sun Yuan e Peng Yu. Biennale di Venezia 2019

Dobbiamo essere grati a Paolo Baratta e a Ralph Rugoff, rispettivamente presidente della Biennale di Venezia e direttore della 58ma Esposizione Internazionale d’Arte, aperta sino al 24 novembre, perché grazie a loro, e non alla liberalizzazione delle droghe leggere, abbiamo visto una donna-leopardo inseguita da una mucca meccanica impazzita. Ma l’attempata signora leopardata che ha rischiato di essere investita sulle rotaie in cui, nella sala 17 del Padiglione Centrale, era stata azionata la giostra vaccina, opera di Nabuqi, è stata l’unica cosa veramente fuori dal comune di una Biennale che pure è stata molto calibrata su mondi meravigliosi, promettenti a volte ma quasi sempre inquietanti (a proposito: Jean-Luc Moulène, il suo «Etude pour Cathédrale» lo ha realizzato prima o dopo l’incendio di Notre Dame? O ha semplicemente cambiato il titolo per l’occasione?).

Evidente (ma rivelatosi anche un’arma a doppio taglio) lo sforzo del curatore di attenuare con Wunderkammer, visionarietà, molto colore e una discreta ...
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

da Il Giornale dell'Arte numero , maggio 2019



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