All’HangarBicocca le Metaspore di Anicka Yi

Le opere dell’artista coreano-americana sono fatte di sostanze organiche che si trasformano nel tempo, senza alcun intervento né dell’artista né di altri

Anicka Yi, «Biologizing The Machine (terra incognita)», 2019 (particolare). Cortesia dell’artista, Gladstone Gallery, New York e Bruxelles,e 47 Canal, New York
Ada Masoero |  | Milano

Filosofia, biologia, scienza, fantascienza, ma anche politica, sono le componenti primarie del linguaggio dell’artista coreano-americana Anicka Yi (Seul, 1971; vive e lavora a New York), protagonista della mostra «Metaspore», la sua più importante sino a oggi, presentata da Pirelli HangarBicocca fino al 24 luglio (catalogo-monografia Marsilio). Il percorso, curato da Fiammetta Griccioli e Vicente Todolí, esibisce oltre venti lavori, dal 2010 a oggi, di quest’artista di grande valore, recentemente nella Turbine Hall della Tate Modern a Londra e che nel 2019 ha esposto nella 58ma Biennale di Venezia.

Perché «Metaspore»? Perché le spore sono unità cellulari che non richiedono fecondazione sessuale per moltiplicarsi, allo stesso modo in cui i suoi lavori, fatti di sostanze organiche che si trasformano nel tempo, subendo processi di mutazione e di decomposizione, cambiano la propria sostanza e la propria apparenza nel corso delle mostre, senza alcun intervento né dell’artista né di altri.

È il caso di «Biologizing the Machine (terra incognita)», presentato a Venezia e ora riproposto in una nuova formulazione dal sottotitolo «spillover zoonotica» che si richiama sinistramente alla pandemia, e che qui è composta di sette teche in cui «vive» una coltura di Vinogradsky (dal biologo russo che l’ideò) fatta di batteri del suolo, cianobatteri e alghe: un insieme in trasformazione, dunque, che reagisce all’ambiente cambiando colore, realizzato dall’artista con il Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra (Disat) dell’Università Milano-Bicocca.

Colonie di batteri si moltiplicano anche nell’impressionante «bolla» di «Le Pain Symbiotique», 2014, ma nei lavori di Anicka Yi hanno un ruolo primario anche le fragranze, messe a punto con profumieri, accostate però agli effetti della decomposizione. Un universo complesso, il suo, labile e spesso incorporeo, fatto di ecosistemi in cui il biologico e l’organico, con la loro trasformazione/corruzione, occupano un grande spazio, in un processo di negazione radicale della «scultura» tradizionale, non meno che di negazione del primato dell’uomo sugli altri esseri viventi.

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