All’Hamburger Kunsthalle la natura come la guardava Friedrich

Il museo ospita la prima delle moltissime mostre previste per i 250 anni dalla nascita del pittore tedesco, inventore della visione romantica del creato. Intervista al curatore Markus Bertsch

«Scogliere di gesso a Rügen» (1818), di Caspar David Friedrich (particolare). Kunstmuseum Winterthur, Stiftung Oskar Reinhart. © SIK-ISEA, Zurigo/Philipp Hitz
Francesca Petretto |  | Amburgo

Nel 2024, in Germania e altrove, si celebra un importante giubileo: i 250 anni dalla nascita di Caspar David Friedrich (1774-1840). Numerose mostre, da Amburgo a Greifswald (sua città natale nel Land del Meclemburgo-Pomerania Anteriore), da Berlino a Dresda, con qualche sconfinamento nei vicini Paesi tedescofoni, ne celebreranno il genio, dedicandosi ciascuna a precipui aspetti della sua produzione pittorica.

Ad aprire le danze è, dal 15 dicembre all’1 aprile 2024, l’Hamburger Kunsthalle con «Caspar David Friedrich. Arte per un tempo nuovo», seguita a ruota da tre, consecutive, al Pommersches Landesmuseum di Greifswald (da aprile 2024 a gennaio 2025: «Caspar David Friedrich. Linee di vita», «Caspar David Friedrich. Luoghi del desiderio» e «Caspar David Friedrich. La città natale»), dall’attesissima dell’Alte Nationalgalerie di Berlino «Caspar David Friedrich. Paesaggi infiniti» (19 aprile-4 agosto 2024) e da altre due fondamentali all’Albertinum («Caspar David Friedrich. Dove tutto è cominciato») e al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe di Dresda («Caspar David Friedrich disegnatore») dal 24 agosto 2024 al 5 gennaio 2025, chiudendo un ricco cartellone che prevede anche tappe in Svizzera, prosecuzioni in Spagna, e una lunga serie di diversi eventi culturali a latere.
«Der Mönch am Meer» («Il monaco in riva al mare»), 1808-10, di Caspar David Friedrich. Staatliche Museen zu Berlin, Alte Nationalgalerie. © Bpk / Nationalgalerie, Smb / Andreas Kilger
Friedrich rappresenta il Romanticismo in pittura come nessun altro mai: le sue opere sono diventate icone di un’epoca di grandi sconvolgimenti sociali, culturali, umani e di gusto. L’Hamburger Kunsthalle presenta oltre 100 suoi lavori, tra dipinti e disegni, offrendo il panorama più completo della sua produzione come non avveniva da molti anni a questa parte dentro e fuori la Germania. Al centro dell’esposizione è una retrospettiva tematica con oltre 50 celeberrimi quadri, molte sue opere chiave, e circa 90 disegni presentati accanto a lavori selezionati di suoi amici e colleghi contemporanei. Abbiamo intervistato il curatore, nonché responsabile della Collezione del XIX secolo presso la stessa Hamburger Kunsthalle, Markus Bertsch.
«Mondaufgang am Meer» («Il sorgere della luna in riva al mare»), 1822, di Caspar David Friedrich. Staatliche Museen zu Berlin, Alte Nationalgalerie. © Bpk / Nationalgalerie, Smb / Jörg P. Anders
Che cosa rende questa mostra, che segna l’inizio del «Caspar David Friedrich Festival», speciale rispetto alle altre e come ha affrontato la curatela?
Il punto di partenza è stata la questione del nuovo rapporto tra uomo e natura così come si è andato articolando nel Romanticismo. Con questa mostra stiamo volgendo uno sguardo speciale al fondamento dell’opera di Friedrich che con le sue famose figure di spalle ha trovato il modo di fare della visione della natura un tema nuovo, del tutto inedito e fondativo per il Romanticismo stesso. Dal momento che nell’arte di oggi i riferimenti a quella del periodo romantico non mancano, abbiamo deciso di dedicare un intero piano del museo all’esposizione di alcune posizioni di artisti contemporanei che rispondono all’arte di Friedrich con l’uso di vari media, chiedendosi quale sia oggi il nostro rapporto con madre natura.

Com’è nata la sua passione per Caspar David Friedrich? Che cosa lo rende ancora oggi così unico?
Friedrich era già una figura importantissima per me negli anni degli studi universitari a Berlino, soprattutto perché l’Alte Nationalgalerie possedeva (e possiede ancora) molte tra le sue opere principali. In questo senso, la mia prima fascinazione per la sua arte risale agli anni Novanta. Ma rimasi anche molto impressionato dalla grande mostra «Caspar D. Friedrich: L’invenzione del Romanticismo», dedicatagli nel 2006 dal Museum Folkwang di Essen e dall’Hamburger Kunsthalle, e che presentava un amplissimo spaccato della sua opera. La Kunsthalle di Amburgo, la berlinese Alte Nationalgalerie e le Collezioni Statali di Dresda possiedono le più importanti collezioni al mondo di opere di Friedrich; in qualità di responsabile di quella amburghese di pittura del XIX secolo, sognavo naturalmente di realizzare prima o poi una grande rassegna che lo riguardasse ovvero che l’avesse per protagonista.
«Zwei Männer in Betrachtung des Mondes» («Due uomini che contemplano la luna»), 1819-20, di Caspar David Friedrich. Albertinum/Galerie Neuer Meister, Collezione statale d’arte di Dresda. Foto: Elke Estel
Il sottotitolo della sua mostra è «Arte per un tempo nuovo». Vuole spiegarcene il significato?
Con le sue famose figure di spalle (come, ad esempio, «Il Monaco in riva al mare» del 1810, «Il viandante sul mare di nebbia» del 1818 e «Il sorgere della luna in riva al mare» del 1822) Friedrich ha trovato il modo di rendere la visione della natura un tema speciale, a sé stante, novità assoluta all’inizio del XIX secolo e così facendo ha colpito nel segno riuscendo a dare forma, in pittura, al nuovo sentire dell’uomo, creando per l’appunto l’arte giusta per la nuova epoca che andava principiando.

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